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Game of Thrones
Ho aspettato 8 anni per iniziare Il trono di Spade... in realtà non so nemmeno bene perché ci ho messo così tanto a decidermi...
In due giorni ho guardato la prima stagione!! 😂😂😂 bene.
Arya è la mia preferita!! 💪🏼 #girlpower
s02e12 - Postpartum
This is real, this is love, THIS IS US
Dopo un bel po' di assenza, ben tornati!
Anno nuovo, nuove serie tv, quindi mettiamoci all’opera.
Ricomincerò parlando di una delle rivelazioni televisive degli ultimi anni che per me è diventata un altro pezzo di cuore: This is us.
This is us è un family drama americano creato da Dan Fogelman e trasmesso dal settembre 2016 da NBC. Attualmente è composto da due stagioni di 18 episodi ciascuna, più una terza stagione che sta andando in onda da settembre 2018.
Nel cast troviamo volti conosciuti come Milo Ventimiglia (Jess, sei tu?), Mandy Moore, Sterling K. Brown, Justin Hartley (il primo e originale Oliver Queen) e altri meno noti come Chrissy Metz, Susan Kelechi Watson e Chris Sullivan. Ma scopriamola meglio insieme.
Quando, più di due anni fa, mi è capitato casualmente sotto il naso il promo di This is us mi sono detta: “Okay dai, sembra carina, appena inizia la guardo” (come se non avessi avuto altre 49373 serie in lista), ma mai mi sarei aspettata di ritrovarmi in una valle di lacrime già dopo un solo episodio. E potevo solo immaginare che il meglio - o forse il peggio - doveva ancora arrivare.
Basta un episodio solo per capire che This is us è qualcosa di speciale e unico.
Ci sono Jack e Rebecca, una coppia di giovani innamorati che si trova a dover affrontare una situazione inaspettata e dolorosa; c’è Kate, una 36enne obesa che cerca di risolvere i suoi problemi di peso e di autostima; Kevin, un attore di sitcom insoddisfatto della sua vita; e infine Randall, un padre affettuoso e un gran lavoratore che decide di dare una grande svolta alla sua vita e a quella della sua famiglia.
Soltanto alla fine del primo episodio i pezzi si uniscono, creando un puzzle inaspettato e sorprendente, che ti fa venire voglia di saperne sempre di più, episodio dopo episodio. Le vite dei protagonisti sono infatti collegate da un sottile intreccio, e ci vengono narrate in modo impeccabile anche attraverso emozionanti flashbacks e flashfowards.
Ciò che colpisce di This is us è la sua semplicità, è il modo gentile con cui ti vuole fare capire quanto è straordinaria la vita nel suo essere ordinaria. È una serie senza pretese, che racconta storie di vita che potrebbero appartenere a chiunque, in qualunque parte del mondo. In poche parole, This is us è ordinarietà, e attraverso il racconto di questa straordinaria ordinarietà ci trasmette innumerevoli insegnamenti. Per prima cosa ci insegna come la famiglia sia sempre lì, no matter what; che la vita è fatta di seconde chances, di cuori spezzati e di ostacoli che sembrano insormontabili; ci insegna che, accada quel che accada, “non c’è nessun limone tanto aspro da non poterci fare qualcosa di vagamente simile ad una limonata”, e che sta a noi prendere in mano la nostra vita e farne qualcosa di cui poter andare fieri.
This is us quindi parla di vita, in tutte le sue sfaccettature, e ora tocca a voi scoprirne tutte le sfumature, conoscendo meglio Rebecca, Randall, Kevin, Kate ma soprattutto Jack, il sole attorno al quale gira il mondo di This is us (e ormai il mio) ed emozionarvi assieme a loro. Buona visione!
P.S.: Io lo psicologo non ve lo pago, vi avverto.
P.P.S: No, purtroppo Jack Pearson non esiste, stiamo tutte cercando di farcene una ragione.
Di Marta Bossio
The O.C: quando una serie diventa qualcosa di più
Ben ritrovati! Si torna (finalmente) a parlare di serie tv, e in questa giornata di fine agosto ci sentiamo nostalgici quindi tiriamo fuori una chicca dal passato: The O.C.
Per me è LA serie teen per eccellenza, una delle prime- se non la prima- che ho guardato dall’inizio alla fine, (quando ancora le serie si guardavano in tv e se ti perdevi una puntata eri fregato), e quindi occupa il posto d’onore nel mio cuoricino da #tvseriesaddicted.
È un evergreen, non passa proprio mai di moda, ma ho recentemente notato che anche se è datata non è scontato che tutti l’abbiano vista. Però diciamocelo, a chi non è capitato di sentirne parlare o di beccare un episodio in tv (in una delle innumerevoli repliche)? Se vi è successo ma siete andati oltre credendo che fosse una cavolata, vi dovete ricredere e ora vi spiegherò il perché.
O.C. è un teen drama americano, composto da 4 stagioni, creato da Josh Schwartz e trasmesso da Fox dal 2003 al 2007. La trama segue le vicende di Ryan Atwood (Benjamin McKenzie), un adolescente problematico di Chino con una difficile situazione familiare alle spalle (la madre alcolizzata, il padre e il fratello in prigione), che viene accolto e successivamente adottato dai Cohen, una facoltosa e altruista famiglia di Newport Beach. Arrivato a Newport, Ryan si trova catapultato in un nuovo mondo, fatto di raccolte fondi e feste sulla spiaggia, casette in piscina, scuole private e macchinoni. Conosce subito Seth (Adam Brody), figlio dei Cohen, sarcastico adolescente un po’ nerd snobbato dai coetanei, che invece sono figli di papà e “pallanuotisti palestrati”. Ryan incontra cosi Marissa Cooper (Mischa Barton), la classica ragazza della porta accanto, apparentemente perfetta nei suoi abiti firmati Chanel taglia 38 e con la sua chioma bionda, legata sentimentalmente a Luke Ward (Chris Carmack), capitano della squadra di pallanuoto (ma va?) e stronzo megagalattico. Aggiungiamoci poi Summer Roberts (Rachel Bilson), la frizzante migliore amica di Marissa, di cui Seth è segretamente innamorato dalle elementari.
Ma al di là della trama, che è bene o male conosciuta da tutti, è importante capire che O.C. è un’icona, è il simbolo di una generazione di teenagers rimasti incantati dal mondo patinato di Orange County, un mondo in cui però non è stato difficile riconoscersi. Con i suoi personaggi, con le tematiche affrontate, con la musica, O.C. ha toccato tasti che fino ad allora nessuno aveva sfiorato (no nemmeno Dawson’s Creek), dando inizio così ad una vera e propria rivoluzione della cultura pop dell’epoca: i (terrificanti) primi anni 2000. È una serie tv che ha ispirato milioni di adolescenti nel mondo e che ha spianato la strada ad altrettanti teen-drama, da Gossip Girl a Thirteen Reasons Why. Anche se quando è andato in onda la prima volta non ero ancora adolescente, non ne perdevo una puntata, e a distanza di qualche anno sono riuscita ad apprezzarlo a pieno e a comprenderlo meglio.
Ora, a 15 anni (!!!) dalla prima messa in onda vi elenco alcuni motivi per cui dovete guardarla.
1) SETH COHEN
Prima che i nerd e i geek andassero di moda c’era Seth Cohen. Sfigato, intelligente, pungente, appassionato di fumetti, di videogiochi e musica indie, portatore sano di Vans e skateboard. Il personaggio sarcastico per eccellenza, in anni in cui le serie tv il sarcasmo non sapevano quasi che cosa fosse. Capitan Avena, il Chrismukkah, Atomic County, le dichiarazioni d’amore assurdamente romantiche e impacciate, questo è Seth Cohen.
2) La colonna sonora
“CALIFORNIAAA, CALIFORNIAAA, HERE WE COOOOOOOOME!!”
Tutti l’avrete letto cantando, e se non l’avete fatto state mentendo. Canzone ICONA della serie, cantata dai Phantom Planet, piazzata in apertura. Appena partivano le prime note di corsa sul divano!
Ma non c’è solo questa, la verità è che O.C. è pieno zeppo di pezzi monumentali che sono stati fondamentali per il successo e la riuscita della serie, e che hanno reso uniche e indimenticabili parecchie scene. Inoltre ad O.C. va il merito di aver portato sugli schermi un genere musicale che ancora non era molto diffuso: l’indie.
Un’altra canzone che fra tutte si è contraddistinta è l’Hallelujah di Leonard Cohen cantata da Jeff Buckley, proposta in più di un’occasione, una più straziante dell’altra, che ti fa venire voglia di piangere per la disperazione, per sempre.........
Per non parlare di Hide And Seek degli Imogen Heap, di Forever Young, di Dice. E come non menzionare i Coldplay, gli Oasis, i Killers, i Death Cab, insomma tutta roba emotivamente destabilizzante, che ha reso O.C. un viaggio indimenticabile.
3) Le frasi iconiche
“Tu chi sei?” “Chiunque tu vuoi che io sia.” Ma che ve lo dico a fareeeeeee!
4) Ryan Atwood in canottiera
E non serve dire altro.
5) La quarta stagione
La quarta stagione di O.C. è stata un fallimento per molti, e anche gli ascolti lo hanno confermato. Dopo il FINALONE della terza stagione infatti la serie è stata rinnovata solo per un’ultima stagione di 16 episodi (contro il 24/25 normali) anche a causa di una diminuzione drastica degli ascolti. In questo senso io sono una voce fuori dal coro: la quarta stagione mi è piaciuta, e pure tanto. È stata una boccata d’aria fresca dopo anni di drammi pesanti e di scenate (chissà di chi). Vengono alla luce nuove sfaccettature di alcuni personaggi, e le loro storyline sono più leggere e divertenti, quindi per me assolutamente promossa.
D’altro canto esistono anche dei motivi per cui consiglierei di non guardare O.C, anzi solo uno: Marissa Cooper. Ecco, l’ho detto. Non ho mai sopportato Marissa, e non credo sia difficile capire il perché. Frignona, petulante, viziata, la classica donzella in difficoltà, stronzetta, con l’espressione da cagnolino bastonato e soprattutto DRAMA QUEEN. Per quanto irritante però non si riesce a non provare pena per lei qualche volta, e anche affezionarsi, perché nel bene e nel male anche lei ha reso O.C. quello che conosciamo.
Ce ne sarebbero di cose da dire e potrei stare qui ore (e mi sono già dilungata a sufficienza) a parlare di Seth, Summer, Ryan e Marissa e delle loro disavventure, perché se non l’avete capito O.C. è la mia serie tv del cuore, quella che difenderesti nonostante tutto, quella che non ti stanchi mai di vedere (e quindi fai 34827645 rewatch) perché sai che saprà emozionarti come la prima volta. Sono passati tanti anni e sarei curiosa di tornare a Newport e rivedere i nostri amici ormai 30enni, e in un periodo di reunion e revival io ci spero, chissà che i miei desideri non verranno realizzati.
Non mi resta quindi che augurarvi buona visone (o buon rewatch 😉) e “Benvenuti a O.C. stronzetti!”.
Di Marta Bossio
Quei momenti in cui c’è il sole, poi piove... E ti trovi magicamente dentro Lost... 😂😂
The Bold Type: un femminismo alla portata di tutti
Dopo un po' di assenza eccoci ritrovati a parlare delle nostre amate serie tv.
Oggi vi porterò alla scoperta di The Bold Type, una delle novità televisive del 2017. The Bold Type è una dramedy prodotta da Freeform, per ora composta da una stagione di 10 episodi (rinnovata per una seconda e una terza stagione), e creata da Sarah Watson. È ispirata alla vita dell'ex capo-redattrice di Cosmopolitan, Joanna Coles, e potrebbe sembrare a tutti gli effetti una commedia romantica al femminile (e per certi aspetti lo è), ma ha molto di più da offrire.
È sì uno show tutto al femminile (e prettamente rivolto a questa fascia di pubblico), ma è nuovo, fresco, provocatorio, frizzante- come del resto le protagoniste-, trasmette messaggi importanti e tratta tematiche forti, ma lo fa con tatto e delicatezza.
La serie segue le vicende (amorose, lavorative ecc.) di tre giovani donne, amiche, che lavorano per Scarlet, una rivista femminile, o meglio femminista (ispirata appunto a Cosmopolitan).
Nel corso degli episodi impariamo a conoscere le 3 protagoniste- Jane, Sutton e Kat- che tra una chiacchierata nel guardaroba e un happy hour ci portano alla scoperta di New York e del loro mondo.
C'è Jane (Katie Stevens) che è appena stata promossa, diventando autrice di Scarlet, il suo sogno sin da ragazzina, quando a casa sua, in Colorado, leggeva Scarlet chiusa nell'armadio. Troviamo poi Sutton (Meghann Fahy), una semplice assistente con una grande passione per la moda, determinata ad inseguire i suoi sogni, e con una relazione segreta. Infine Kat (Aisha Dee), l' irriverente social media director, ragazza estroversa che inizia ad interrogarsi sulla propria sessualità. Un ruolo importante è anche rappresentato dalla capo-redattrice Jacqueline Carlyle (Melora Hardin), una sorta di Miranda Priestly, cazzuta e temuta da tutti, ma con un cuore tenero.
Infatti questo show tratta di donne che aiutano le donne, non c'è antipatia, non c'è competizione. È uno show che parla di femminismo, in tutte le sue sfaccettature: un femminismo intersezionale e inclusivo (rappresentato molto bene attraverso la figura di Adena, donna, musulmana e omossesuale).
L'attenzione è rivolta alle ragazze, al loro empowerment, al trovare la propria identità e il proprio posto nel mondo, facendo sentire la propria voce.
È una serie attuale e onesta, che è ben lontana dall'essere un capolavoro ma che neanche pretende di esserlo.
Vuole essere una valvola di sfogo ma anche di riflessione, toccando tasti delicati come la sessualità, il cyber bullismo, la parità dei sessi; e ancora, la sensibilizazzione sul tumore al seno, lo stupro e la violenza sessuale, ma lo fa in punta di piedi, senza mai risultare stucchevole o inappropriato.
È la serie per chi ha bisogno di respirare una boccata d'aria fresca, senza però staccare del tutto la mente. Approvata!
Di Marta Bossio