Ed è subito tuffo nel passato sessione estiva all’università...
La sensazione è la stessa, sono solo più vecchia
#NonSiCambiaMai #PappaMolla

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@penelopeallaguerra
Ed è subito tuffo nel passato sessione estiva all’università...
La sensazione è la stessa, sono solo più vecchia
#NonSiCambiaMai #PappaMolla
La prima volta che ho incontrato Sepúlveda è stato per caso. Le ultime due ore del sabato, la nostra Prof. di Lettere delle medie era solita leggerci un libro; diceva che essendo stanchi per tutto il carico della settimana, sentirla leggere ad alta voce, ci avrebbe reso quelle ore più leggere. Ci lesse Storia di una Gabianella e del Gatto che le insegnò a volare. Era una storia leggera, ma carica di significato, adatta a ragazzini di quell’età.
Lo rincontrai, qualche anno più tardi sul Patagonia Express, un libro regalato a mia sorella da un suo fidanzato un po’ troppo hippy per i suoi canoni (avrei scoperto più tardi). Mi portò fino alla fine del mondo. A quell’epoca leggevo di tutto e non mi dispiaceva farlo. Conobbi la Patagonia e da quel giorno mi innamorai di quei luoghi (ancora il mio sogno nel cassetto). Quando iniziai il Liceo, per l’estate avevamo il classico elenco di libri da leggere. Ovviamente, non poteva non esserci “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”.
Alla fine degli anni ‘90, in un piccolo paese, non era come oggi con Amazon e le consegne in giornata, gli eBook e librerie rifornite di ogni titolo. Andai in biblioteca. Lo cercai, ma il libro non c’era, ed io, intimidita dall’idea di uscire da lì senza nessun prestito, presi dallo scaffale “Diario di un killer sentimentale” che non era nemmeno nella lista.
Negli anni divenne il mio autore di riferimento, insieme a Gabo e a Isabel Allende, perché mi raccontavano di quell’America Latina così affascinante e, al tempo stesso, così feroce.
Al Salone del Libro di Torino nel 2013, anno in cui io e i miei colleghi saltellavamo da un’intervista a un’altra con autori più o meno sconosciuti, lo vidi, mentre fuori dal padiglione fumava, parlando con uno degli editori che lo accompagnava. Una qualsiasi altra persona, in barba a qualsiasi regola della buona educazione, sarebbe andata a interrompere la sua pausa, subissandolo di domande. Ero finalmente a pochi metri dall’uomo che mi aveva accompagnato per mano in giro per il Cile (come dimenticarsi quel luogo magico del deserto di Atacama) e poi in esilio.
Lo guardai a distanza, cercando di trovare quel coraggio, che mi mancò, per intromettermi e fargli le mie domande, per dirgli che, se scrivevo di Politica Estera (bei tempi) era stato anche un po’ merito suo e dei suoi libri che mi avevano modellato nella persona che ero in quel momento.
Rientrò ed io persi la mia occasione, in compenso chiamai più volte l’editore per fissare un’intervista, che, ovviamente, non avvenne mai.
Game of Thrones
Ho aspettato 8 anni per iniziare Il trono di Spade... in realtà non so nemmeno bene perché ci ho messo così tanto a decidermi...
In due giorni ho guardato la prima stagione!! 😂😂😂 bene.
Arya è la mia preferita!! 💪🏼 #girlpower
Io... 😂😂😂😂
Mood del giorno
Cose a caso #tot Endorfine
Vorrei sapere chi ha detto che fare attività fisica rende felici.
Ho appena finito 40 minuti di corsa e sono più incazzata di quando ho iniziato... 🤔
Com’è possibile?
Qualcuno mi mostri delle prove empiriche e incontrovertibili!! 😂😂
Aggiornamento: sto anche ascoltando i Coldplay
Cose a caso #tot
Il mondo si divide tra chi guarda le serie in lingua sottotitolate e chi no
Domeniche di Netflix #1: Stop at Nothing: The Lance Armstrong Story
Ieri è stata la classica domenica di pioggia e freddo; per cui quale migliore occasione per passare il pomeriggio a guardare Netflix senza sentirsi troppo in colpa? (Anche se non mi sento mai in colpa, anche quando faccio binge watching).
Netflix ha un catalogo più o meno ampio di documentari, oltre che sulla natura, di carattere sociale; per cui ogni tanto mi viene voglia di vederli, tanto per cercare di capire un po’ meglio il mondo in cui stiamo vivendo.
La mia scelta è ricaduta su Stop at Nothing: The Lance Armstrong Story.
Ho optato per questo documentario perché c’è stato un periodo da adolescente in cui adoravo il ciclismo, per cui quando Lance Armstrong tornò in sella, siamo stati tutti affascinati da questa figura di Cancer Survivor, di uno che non molla mai. Di un Dio.
Per poi scoprire, anni dopo, che era tutta una bugia; una menzogna che alimentava i sogni delle persone (e le tasche di Lance). Che molti sapevamo ma che non hanno mai detto nulla e chi ha parlato è stato messo a tacere; spesso con atti intimidatori; screditato.
La visione di questo documentario la consiglio a tutti coloro che vogliono approfondire un pochino le vicende di Armstrong e del doping nel ciclismo.
Questa foto é di Thomas Hoepker, l’ho vista per la prima volta circa 20 giorni fa a una mostra di fotografica dell’agenzia Magnum. Oggi, mentre vedevo le immagini dell’11 settembre mi é tornata in mente, ma non ricordavo il nome del fotografo per cercarla in rete. Poi, vado su Facebook e mi imbatto in un link postato da Vanity Fair America, dal titolo: Photos: Rare scenes from 9/11. Non credo di trovare questa foto perché in fondo é uno slideshow di 12 fotografie, ma un po’ ci spero. E mentre ormai arrivo alla decima perdendo le speranze ecco l’undicesima. Questa.
Ho scelto questa foto per l’anniversario delle Torri Gemelle perché mi ha colpito. Mi ha colpito come il fotografo abbia provato ad inquadrare la situazione. Probabilmente in quegli attimi, quelle persone lì sedute non sapevano che il mondo stava, in qualche modo, cambiando alle loro spalle.
E allo stesso tempo, mi chiedo come potessero tranquillamente conversare, quando dietro il fumo si faceva denso, mentre le sirene dei mezzi dei soccorritori si facevano più intense. Perché non erano sbigottiti e attoniti come il resto dei newyorchesi, del mondo.
Questa fotografia nella sua drammaticità mi piace, perché permette molto spunti di riflessione.
Della serie... 🕰 orologi... quelli sobri... 😂😂😂
E poi niente... #tot Cartomante telefonica
Guardo gli annunci di lavoro su Bakeca.it e ogni volta mi riprometto di smettere di cercare un lavoro su di un sito che usa la K al posto del CH... E oggi, dopo qualche mese, presa da uno strano masochismo ci sono ritornata.
Ho trovato un annuncio per una collaborazione con una rivista (o giornale o che altro) sia cartacea che online, ho (stranamente) tutte le caratteristiche che cercano (non cercano un madrelingua swahili che sappia decantare l’Iliade in greco antico),
“Magari mi candido”, penso (Povera illusa dice già il mio cervello).
Prima di mandare il CV a un indirizzo mail con dominio GMAIL (1′ campanello d’allarme... “poi magari mi ricredo sono solo “poveri” e non possono permettersi una mail professionale”), decido di fare una rapida ricerca online per capire che rivista\giornale sia... Insomma se fosse il giornalino di Forza Nuova, magari potrei anche accantonare le mie velleità da giornalista e cercare qualcos’altro.
Strano però... su GOOGLE non hanno uno straccio di sito, nemmeno una PAGINA FACEBOOK... (2′ campanello d’allarme). Se nel 2018 non hai nemmeno una misera pagina Facebook (che ha anche l’orto da cui compro la verdura) e sei una rivista (o giornale, il giornalino di forza nuova o che altro) che dovrebbe essere sul web, vuol dire che non sei nessuno... VUOL DIRE - semplicemente - CHE NON ESISTI. Ma non che in realtà esisti, ma non ti caga nessuno, ma proprio che sei un’azienda FAKE, un ANNUNCIO FAKE. Quelli a cui una volta, ancora piena di passione e buone speranze verso il genere umano, ero allocca e rispondevo, da cui prendevano la mia email tramite CV e mi ritrovavo improvvisamente iscritta alle più disparate newsletters... Chiedendomi perché avrei avuto bisogno di un prestito o di un’assicurazione.
Quindi, niente, questa breve storia triste, per dirvi che OCCHIO agli annunci di lavoro fasulli e che, tuttavia, questa esperienza nel mondo della K al posto del CH mi ha portato alla possibilità di intraprendere due nuove carriere: partecipare a un cast per fare la comparsa o diventare una cartomante telefonica... Non so voi, ma io penso mi candiderò per la seconda.
Discorsi da vecchi #1
Decido, mentre faccio un po’ di corsa, di abbadonare le mie playlist tipo mood del giorno o la playlist indie dal mondo... e di ascoltare la playlist Pop.it su Spotify... 🤦🏼♀️🤦🏼♀️🤦🏼♀️
Quindi tutti i nuovi cantanti italiani millennial sono delle copie mal riuscite di fedez??
Quasi rimpiango I vari Nek, Paolo Meneguzzi, Paola & Chiara e compagnia cantante...
Matterhorn 🇨🇭🏔
Ginger cat in Zermatt #3 🇨🇭🏔🐻🐱
Ginger cat in Zermatt #2 🇨🇭🏔🐻🐱
Ginger Cat in Zermatt #1🇨🇭🏔🐻🐱
😂😂😂 vita da arancere