Ti racconteranno moltissime storie, amore mio. Ci saranno favole meravigliose, incubi, vicende noiose, altre divertenti, intriganti, avvincenti. Ci saranno, nella tua vita moltissime persone che ti racconteranno altrettante favole, come sto facendo adesso io. E useranno parole stupende, ammalianti, parole che ti lasceranno con il fiato sospeso, che ti faranno sorridere, arrossire e innamorare. Io, oggi, ti racconterò una favola, cuore mio, che non è una favola. Ti racconterò cosa si nasconde dietro le favole, celato da quelle parole meravigliose.
C'era un volta, in un paesello vicino vicino, in un posto che ti è famigliare e amico, che conosci e che è casa, una coccinella. La coccinella era come te, piccino, la coccinella amava le fiabe, amava le parole meravigliose dei cantastorie, gioiva di quel momenti e si sedeva in un angolino ad ascoltarle, a desiderarle per sé. E quella era la sua primavera, la riscoperta della sua forza, quello era il preludio al suo momento migliore. La vita della coccinella non era mai stata facile, aveva dovuto subire tante brutte cose, aveva perso una delle sue alette per colpa del morso di una cicala, l'estate precedente, e soffriva ancora un po' per quella ferita.
Ma era rimasta solo la cicatrice di quell'assalto, la ferita era ormai rimarginata e non restava che far svanire anche la paura, non restava che acquisire di nuovo fiducia.
Era forte la coccinella, era forte quando voleva, quando si sentiva in grado di nascondere tutto ciò che provava, quando era capace di ricacciare indietro i sentimenti e mettere l'orgoglio come scudo tra lei e il mondo.
Era bella la coccinella, di quella bellezza velata, nascosta e poi ostentata e mostrata a tutti di chi è ancora giovane, di chi non sa ancora da che parte stare, da chi ha troppe idee, tutte insieme e le vuole seguire tutte quante.
E in quel paesello c'era un ragnetto. Il ragnetto aveva sempre cercato la sua felicità, il ragnetto aveva sempre sperate che, un giorno, la vera gioia fosse anche la sua, che le vere emozioni fossero anche sue, che tutto ciò che lo circondava, che la bellezza del mondo, toccasse anche a lui. Il ragnetto guardava tutti, invidiava un pezzetto della vita di tutti, della colombella dalle piume bianchissime, del merlo dal manto rossastro, persino del cane fedele che, incurante dei dispiaceri, tornava sempre dal ragnetto sperando che un giorno anch'egli diventasse un cane.
E un giorno, un bel giorno di primavera, il ragnetto vide la coccinella e la invidiò, e sognò con lei la felicità, e usò con lei le belle parole, usò con lei milioni di fiabe, usò con lei la bellezza di un sogno che lui pensava di poter creare con lei.
Il ragnetto non era cattivo, amore mio. Il ragnetto non lo è, neanche adesso. Il ragnetto era un trasformista, il ragnetto agognava una felicità che non gli apparteneva, agognava una vita che non era fatta per lui, usava quelle belle parole sentite durante le feste di paese sulle bocche di giovani contadini innamorati, di coppie nascoste nell'erba a fare l'amore. Lui usava quelle parole senza sapere il loro significato, senza farle proprie, incapace di crederci.
Ma la coccinella conosceva il loro significato, la coccinella sapeva benissimo quanta felicità promettessero quelle parole. E vi credette, e lo seguì. Non vide più, per un attimo, che lui era un ragnetto, non vide nulla, non si curò di nulla, e si buttò.
Volò per i prati con il ragnetto che la seguiva, lui creava le sue ragnatele e la coccinella le guardava entusiasta. Lui le chiedeva di appoggiarvisi e lei lo faceva, dimentica di quanto le avesse insegnato l'esperienza sulle tele dei ragni.
E così si fece prendere in quella rete, in trappola, soffocata, sua.
Non ti dirò come termina questa fiaba, vorrei che tu potessi capirlo da solo, vorrei che tu potessi trarre le tue conclusioni e capire, da te, quanto sia saggio ascoltare le fiabe meravigliose di un ragnetto, vorrei che tu capissi da solo quanto sia bene mettere da parte se stessi per credere alle belle parole.
Io sarò sempre qui, amore mio, sarò qui ogni volta che mi vorrai, a guardarti da lontano per non soffocarti, a porgerti una mano quanto ti sentirai cadere. Io sarò qui.
Per adesso riposa, amore mio, sogna di campi verdi, di cieli azzurri e dell'amore di mamma e papà.