SHANTI RANCHETTI: ALLA RICERCA DEL CUORE, UN PUNTO DI VISTA SULLA CONDIZIONE FEMMINILE
Pur essendo stata in passato un’illustratrice per l’infanzia, Shanti Ranchetti non ci racconta favole sul mondo che ci circonda. Il suo lavoro è frutto di un viaggio ai confini del femminile in una società in cui, ancor oggi, l’immagine della donna è distorta, idealizzata o denaturata. Icone potenti e suggestive esplorano il senso femminino, rivelandolo al pubblico attraverso un immaginario fatto di cuori, ali e farfalle, ma anche ferite, bende e strumenti chirurgici. Shanti Ranchetti risveglia verità sopite: a volte con delicatezza, altre con messaggi che sono, come lei stessa dichiara, “pugni nello stomaco”. Spinge il pubblico a osservare il disordine emotivo che porta dentro e per questo la sua arte è figlia dei nostri tempi: un una nessuna centomila fatto di trittici, quadri di grandi o microscopiche dimensioni e santini. Mi addentro in questa epifania di volti e corpi di donna alla ricerca di autenticità e libertà. Sedute in cucina, il luogo femminile per eccellenza (cliché che, onestamente, credo non appartenga a entrambe), iniziamo la nostra conversazione.
I’ll fly away
Nelle tue opere, sono spesso ritratte donne o adolescenti e bambine che osservano il mondo con grandi occhi sproporzionati: parlo in particolare del ciclo delle tue opere sull’adolescenza. Intendi forse rivelare un senso delle cose non visibile a tutti o che molti piuttosto preferiscono nascondere?
Double Face
Percepisco intensamente le situazioni che vive mia figlia adolescente. Il contesto dell’opera "Gossip girl" si evince, più che dagli occhi curiosi, da 4 bocche aperte che esclamano “Who? When? She…? Ohhh!”. Ritraggo le dinamiche del pettegolezzo, delle chiacchiere. Invece in wireless girl gli occhi sono bianchi a simboleggiare un senso di forte abbattimento: ormai gli adolescenti non si guardano direttamente negli occhi, ma comunicano tramite internet, il cellulare, la tecnologia. Manca tutta quella autenticità dell’uscire insieme, del ritrovarsi, del vedersi di persona. Forse, guardandoli di primo acchito possono dare l’idea di immagini molto illustrative, naif, però quando una persona si prende la briga di leggere i testi e di guardarli bene sono dei reali pugni nello stomaco."It’s raining again" è un esercizio di stile, mentre in "The strings of my heart" si affaccia il mio cuore. La donna ritratta riesce a far volare l’amore. Da un lato lo guarisce nella sua casetta, ma nel contempo lo deve far volare via. Sono pronta quindi a far andare il mio cuore, a renderlo libero di volare, in entrambi gli ambiti, però, che per me sono vitali.
Le tue opere quindi sono una sintesi della tua vita e delle situazioni che quotidianamente vivi?
Happy birthday little bird
Sì. In "Happy birthday little bird" l’uccellino rappresenta la mia parte creativa che si sente in gabbia dopo un periodo di crisi e che va nutrita e festeggiata. È ancora in gabbia, ma simboleggia la mia creatività che ricomincia gradatamente a nutrirsi, la mia voce interiore che finalmente si riapre a degli stimoli.
Come mai dipingi su legno e non su tela? Passi con disinvoltura da quello di pino alla magnolia americana, al mogano, all’abete, solo per citarne alcuni.
Con "mater matris venena maligna", fatica che fa parte di un ciclo di 5 opere, ho usato dei legni vecchi, meno perfetti rispetto ai precedenti e che, data la loro grana particolare, mi creano difficoltà nella lavorazione: agire su legno graffiato è problematico. Quindi ho iniziato a usare come sfondo la natura stessa del legno. Mi dedico alla pittura su legno perché amo la sua texture naturale come sfondo. Ho iniziato a lavorare su legno vecchio, delle fette verticali di tronco, perché in lavori precedenti mi era stato detto che sembravano stampe. In "vanitas" rappresento una donna che si toglie il cuore dal petto per non soffrire più e diventare quindi un totem di bellezza algido e vanitoso. In "I’ll fly away", invece, rappresento il mio desiderio di volare alto e di uscire dalla crisi, mentre un’altra parte di me tenta di rimanere al buio. Ma c’è speranza: la farfalla è mutazione, cambiamento.
Questo ciclo mi colpisce molto, mi ci ritrovo perfettamente, perché mi fai ricordare me stessa, i miei sforzi, le emozioni che io stessa provo. Ti sei messa totalmente in gioco, anche con il tuo pubblico, e mi piace il fatto che alla fine tu parli di libertà e riuscita. Il legno mi ricollega ad una natura intima femminile, è un materiale vivo e caldo, che sia pulito, moderno o antico. Ti va di parlarmi ora della rappresentazione della condizione di madre, con l’opera "mater matris venena maligna"?
È una donna incinta, c’è una bambina all’interno dell’utero, che è fatto di nuvole: è implicito, quando nasciamo, che potremo sempre contare su nostra madre. La madre non ti farà mai del male, ti darà sempre protezione in un mondo così diverso all’esterno, poco rasserenante e rassicurante, sensazione che esprimo sulla tavola avvolgendo le braccia della donna con dei guanti rossi. La vulva è rappresentata da un ramo di cicuta: pianta velenosa, svela come in realtà il rapporto genitore figlio sia un rapporto complesso, di grande amore, ma che fa anche molto male. Non è facile essere genitori: bisogna imparare a non fare degli errori, anche se le intenzioni sono le migliori. A volte mia figlia mi vede inquieta o triste, ma cerco di farle capire che spesso la tristezza e la sofferenza sono momenti in cui si riflette su se stessi e si cerca di migliorarsi. E soprattutto è importante capire che non è detto che sentendoti in un ventre materno, tu non verrai ma attaccata da una persona all'esterno. Comprendo sicuramente la necessità di tornarci, per non soffrire: ma non puoi mai essere davvero sicuro che la persona che ti metterà al mondo sarà la persona più buona con te. Sentirsi crescere qualcosa dentro può anche straniare. Ci sono madri che torturano i figli, che li ammazzano; quindi essere madre non ti risparmia dalla cattiveria, la crudeltà o il sadismo, benché la pancia e il ventre materno rappresentino il sacro mondo ovattato nel quale vorresti sentirti sempre protetto.
Mater matris venena maligna
Parliamo di ribellione al modello di donna-santa-moglie-madre: chi è vindicta?
vindicta rappresenta in modo ironico una donna che è stata usata da un uomo che l’ha trattata come una bambola e non amata e si vendica con bambolina voodo, che rappresenta la causa del suo dolore.
Quindi non siamo sante o profane: ma sante e profane?
Questo è un approfondimento della tematica inerente il sentimento e l’amore, che è sessualità. Sono partita dai miei freak ispirati al circo, dove ho affrontato la tematica del diverso. Un dissimile che poteva inquietare, ma che fondamentalmente conosciuto bene non era poi così differente. Ora ciò che mi interessa maggiormente è rappresentare la donna: ciò che mi auguro è, oltre ad andare ad approfondire il senso delle sante, che non saranno più cosi ironiche, di affrontare sempre più profondamente il tema dell’amore, della passione e del sentimento. Metto in gioco me stessa in primis perché le donne hanno lo stesso sentire; per me è importante che la donna si liberi, non abbia tabù, ma sappia affrontare un percorso fatto di amore, sessualità e passione. Io penso che la donna debba essere femminile, sentirsi sempre se stessa, e che non sia necessario mascolinizzarsi. Deve essere semplicemente libera di scegliere. Come vedi, io dipingo solo donne, che trovo molto più interessanti. Sono anche molto incazzata con gli uomini per il loro maschilismo. Faccio però nel contempo anche una critica alla donna, non siamo solo sante, cerco di cogliere un po’ tutto di noi: la vanità, le nostre debolezze, le chiusure, le freddezze, e così via.
Creare queste opere d’arte ti permette di ritrovare te stessa, di ricucire le tue ferite?
L’ultima mostra a Berlino rappresenta la follia vera: le frecce, il dolore, la mutazione, il sentimento. Ho rappresentato l’oscurità della follia per amore. Nelle sante rappresento spesso le mie ferite sotto forma di cicatrici, di frecce nella carne a cui potrei dare un nome per ognuna delle persone che mi hanno ferita. Spesso trasferisco i miei dolori nelle opere rappresentando me stessa, come in "Wonderful Shanti", dove i molti cuori fuori dal petto esprimono il mio essere troppo buona e disponibile con gli altri e senza scudi o difese, o in "Santa Shanti martire di Buoncuore" dove è fitto di frecce, mentre sono con il braccio fasciato e reggo in mano il pennello. Dipingere aiuta a mettere distanza e a guardare con distacco i proprio tormenti. Le mie donnine, dalla puttana alla nebulizzata, alla casalinga martire sono tutte figlie mie. A volte penso che attraverso i miei quadri è come se urlassi il dolore o la sopraffazione, il peso che sente una donna. Sono passata dal freak del circo al freak dell’anima: una donna che si toglie il cuore non è una persona normale, ma non è nemmeno malata, è solo una donna che soffre.
The beast in me
Parliamo della mostra che hai tenuto a Berlino: si chiama “Into the darkness”, con curatela di Adriana Soldini, bolognese.
Questa mostra mi ha offerto una totale libertà: in una specie di ambito pop surrealista ci è stato chiesto di ragionare sul tema dell’oscurità, della luce, della mente offuscata dalla follia e divisa in due. Nella prima sala la tenebra che ho voluto rappresentare è la mente oscurata dalla follia dell’amore. Ho poi affrontato il tema sociale creando un quadro sulla chirurgia estetica che si intitola "Perfection is my obsession": sono delle piccole opere montate su scuri dell’800. In uno di essi, "The beast in me", per la prima volta ho suddiviso una tematica: al centro ho posto una donna senza capelli, vestita di rosso. Nell’altro ovale c’è un utero con l’aureola sopra (a simboleggiare la procreazione), e a sinistra ho raffigurato un cuore anatomico che ha una farfalla sopra e un insetto che gli cammina addosso. C’è anche un quadro più grande che rappresenta me stessa e si intitola "Me and myself", che rappresenta il lato oscuro e quello solare che c’è in ognuno di noi, la santa e la puttana, la spirituale e la carnale.
Santa Shanti Martire di buon cuore
Ti senti un’artista intellettuale?
Provano a non farmi sentire un’artista intellettuale perché non seguo l’onda grafica che va ora. Ma io continuo imperterrita per la mia strada. Ho la presunzione di esprimere quello che sento e anche di rappresentare criticamente ciò che mi circonda, questo credo che faccia di me un’artista intellettuale, sottostimata forse da chi resta in superficie guardando le mie opere, ma intellettuale. Tutti i miei lavori sono ricchi di di citazioni che fanno parte del mio background culturale, dal cinema, alla musica al fumetto, all'arte stessa. Citazioni che vanno oltre, cercate e soprattutto comprese. La mia evoluzione è continua e d’ora in poi urlerò ancora più a gran voce tutto ciò che penso sulla donna e la complessità dei suoi sentimenti con lavori molto grandi che, spero, daranno una scossa a chi li guarda.
Biografia:
Shanti Ranchetti nasce a Milano dove si diploma in illustrazione alla Scuola d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco. Ha lavorato come scenografa e decoratrice ma dal 1999 si dedica interamente all’illustrazione. Ha collaborato con numerose aziende tra cui Plasmon e Aprica e con varie riviste tra le quali Caffelatte e The End. Ha partecipato a numerose collettive tra le quali: “Contacto2003” Artisti per Lila CEDIUS Libreria Internazionale Hoepli Spazio Espositivo (Milano);”Mostra degli Illustratori” Fiera del Libro di Bologna; 2003- Collettiva “Caffè Mentale- Lapis Girl” Interzona Stazione Frigorifera Specializzata (Verona), Collettiva “Che Peperine!” Circolo Gioventù Bruciata (Bassano del Grappa, Treviso) mini catalogo e mostra a cura si Alessandro Staffa, è stata finalista al Premio Celeste 2008 , in mostra alla Fabbrica Borroni, Milano, “Onda Anomala”, Spazioinmostra, a cura di Ivan Quaroni, 2009; Tra le personale segnaliamo : Sante & Profane a cura di Rossella Farinotti , Spazio XYZ, Treviso. Vive e lavora a Treviso.
Info: http://www.facebook.com/shantiranchettiartista
E-mail: [email protected]










