Shargeek 170: non comprare altre Power Bank senza aver letto questa recensione
Il mercato dei power bank è, per la maggior parte, un oceano di uniformità. Scatole nere, grigie, a volte bianche; oggetti funzionali, spesso potenti, ma quasi sempre privi di anima. Sono strumenti, non accessori. Utilità pura, senza un briciolo di carattere. In questo panorama monocromatico, ogni tanto emerge un prodotto che rifiuta di essere una semplice commodity. Lo Shargeek 170 è uno di questi. Non si accontenta di erogare elettroni; vuole raccontare una storia. Lo fa con un design che è una dichiarazione d'intenti, una potenza che rasenta l'estremo e una robustezza che sfida le convenzioni del settore. Sulla carta, le sue promesse sono audaci: una potenza totale di 170W, con una singola porta USB-C capace di erogare fino a 140W grazie allo standard Power Delivery 3.1. Un'estetica radicale, un prisma trasparente che svela le sue viscere elettroniche, ispirato nientemeno che alla copertina di "The Dark Side of the Moon" dei Pink Floyd. E, come se non bastasse, una certificazione IP66 che lo rende resistente a polvere e potenti getti d'acqua, una caratteristica quasi inedita in questa categoria. Ma quando l'ambizione è così alta, la domanda sorge spontanea: questa fusione di arte e ingegneria regge alla prova dei fatti? Nelle prossime settimane, ho messo alla frusta questo concentrato di tecnologia per capire se la sua sostanza è all'altezza della sua forma e se il suo prezzo premium è giustificato da qualcosa di più di un'estetica mozzafiato. Attualmente lo si può acquistare direttamente su Amazon Italia. Unboxing La prima interazione con un prodotto di fascia alta è spesso un'esperienza curata, un rituale che anticipa il valore del contenuto. Con lo Shargeek 170, l'approccio è decisamente più pragmatico. La scatola è solida, funzionale, ma priva di fronzoli; alcuni potrebbero definirla persino un po' datata, un contrasto quasi stridente con il design avveniristico del dispositivo che custodisce. Sembra quasi una scelta deliberata: concentrare ogni sforzo sul prodotto, lasciando che sia lui a parlare. Una volta aperta la confezione, il contenuto conferma questa filosofia. Al centro della scena c'è ovviamente il power bank, imponente e affascinante. Accanto ad esso, troviamo accessori di qualità inaspettata. Il cavo USB-C a USB-C non è un accessorio generico: è un robusto cavo intrecciato, lungo circa un metro e mezzo, esplicitamente certificato per supportare fino a 240W. Questa non è una banalità. Per sfruttare i 140W di potenza in ingresso e in uscita, è indispensabile un cavo con queste specifiche; includerlo nella confezione è un gesto che dimostra una profonda comprensione tecnica del proprio ecosistema e un rispetto per l'utente, che non viene costretto a una caccia al tesoro per l'accessorio giusto. Troviamo poi una morbida custodia in microfibra, un'aggiunta pratica che funge da tacita ammissione di una delle vulnerabilità del prodotto, che esploreremo più avanti. Infine, un manuale d'uso essenziale. C'è però un grande assente: l'alimentatore da muro. Questa mancanza ha un'implicazione significativa. La promessa di una ricarica da 0% al 50% in soli 20 minuti è legata a doppio filo alla capacità di fornire al power bank 140W di potenza. Per farlo, è necessario un caricabatterie compatibile con lo standard PD 3.1, un accessorio ancora relativamente di nicchia e costoso. L'utente medio, probabilmente dotato di un caricabatterie da 65W, vivrà un'esperienza di ricarica radicalmente diversa e più lenta. È un dettaglio che sposta una parte del costo e della responsabilità sull'acquirente, creando un potenziale divario tra le aspettative generate dal marketing e la realtà del primo utilizzo. Materiali, costruzione e design Prendere in mano lo Shargeek 170 è un'esperienza tattile e visiva che lo distingue immediatamente da qualsiasi altro power bank. La sua forma, un'inedita siluette a prisma trasparente, è tanto audace quanto ergonomica. Non è un parallelepipedo anonimo; è un oggetto scultoreo che invita a essere osservato. Attraverso il guscio in acrilico cristallino, l'elettronica interna diventa parte integrante dell'estetica: le sei celle cilindriche della batteria, disposte con precisione militare, la scheda madre densa di componenti, i cablaggi. È un'estetica che l'azienda stessa definisce "cyberpunk" e "retro-futuristica", un omaggio a un'epoca in cui la tecnologia amava mostrarsi, non nascondersi. I materiali confermano la sensazione premium. Il corpo principale è un unico blocco di polimero trasparente di alta qualità, mentre le due estremità triangolari sono realizzate in metallo freddo al tatto, che funge probabilmente anche da dissipatore di calore. Con i suoi 680g di peso, non è un dispositivo leggero, ma la sua forma particolare distribuisce bene la massa e offre una presa sicura. È un design che non passa inosservato, destinato a suscitare curiosità e domande. Eppure, proprio in questo design risiede un paradosso fondamentale. Lo Shargeek 170 è un dispositivo costruito attorno a una dualità conflittuale: è funzionalmente robusto ma esteticamente fragile. Da un lato, la certificazione IP66 lo rende un compagno affidabile per l'uso all'aperto, in cantiere o in viaggio, protetto da polvere e schizzi. Dall'altro, il suo splendido corpo trasparente è intrinsecamente vulnerabile ai graffi e alle abrasioni. Un power bank, per sua natura, vive in borse e zaini, a contatto con chiavi, cavi e altri oggetti. L'utente che sceglie questo modello per la sua resistenza agli elementi è proprio quello che, con maggiore probabilità, lo sottoporrà a condizioni che ne rovineranno rapidamente l'aspetto. La custodia in microfibra inclusa è, in questo senso, una pezza necessaria, un'ammissione che la bellezza del dispositivo richiede una cura costante per essere preservata. È un compromesso che ogni potenziale acquirente dovrà considerare attentamente. Specifiche tecniche Per comprendere appieno le capacità dello Shargeek 170, è essenziale analizzare i suoi dati tecnici. La tabella seguente riassume le caratteristiche chiave del dispositivo, consolidando le informazioni ufficiali per offrire un quadro chiaro e immediato delle sue prestazioni. Ho dato priorità ai dati riportati nel manuale utente, in particolare per i valori di erogazione combinata, che a volte presentano lievi discrepanze tra le varie fonti promozionali. Caratteristica Specifica Modello SP170 Capacità Batteria 24,000mAh / 86.4Wh Capacità Nominale 13,200mAh (5V/3A) Peso ~680g Dimensioni 164.9 × 62.8 × 59.6 mm Porte 2x USB-C, 1x USB-A Input (USB-C1/C2) PD 3.1: 5-20V/5A, 28V/5A (140W Max) Output (USB-C1/C2) PD 3.1: 5-20V/5A, 28V/5A (140W Max) Output (USB-A) 5V/3A, 9V/3A, 12V/2.5A (30W Max) Output Combinato C1+C2: 100W+65W (165W); C1/C2+A: 140W+30W (170W); C1+C2+A: 65W+65W+18W (148W) Protocolli Supportati PD3.1, PPS, QC4.0, SCP, FCP, AFC, BC1.2 Certificazione IP66 (resistenza a polvere e getti d'acqua) Garanzia 12 Mesi Questa tabella non è solo un elenco di numeri, ma la carta d'identità di un prodotto che punta all'eccellenza in ogni campo. Dalla capacità, che si mantiene appena sotto la soglia massima consentita in aereo, alla versatilità delle porte e alla compatibilità con i più recenti standard di ricarica, ogni specifica è pensata per un utente esigente. Applicazione In un mondo in cui ogni dispositivo hardware sembra avere una controparte software, lo Shargeek 170 fa una scelta controcorrente: non esiste un'applicazione per smartphone a esso dedicata. Questa non è una svista, ma una precisa filosofia di design. Sharge ha concepito questo power bank come un'unità completamente autonoma, dove ogni informazione e controllo è accessibile direttamente sull'hardware, attraverso il suo display integrato e l'unico pulsante fisico. È un approccio che privilegia la semplicità e l'immediatezza, eliminando la necessità di un altro software da installare e gestire sul proprio telefono. Questa scelta lo differenzia da alcuni concorrenti diretti, come la serie Prime di Anker, che utilizzano app per offrire funzionalità aggiuntive quali la localizzazione del dispositivo, diagnostiche avanzate e, soprattutto, aggiornamenti del firmware. Ed è proprio qui che la scelta di Sharge rivela il suo più grande compromesso. L'assenza di un'applicazione implica, quasi certamente, l'impossibilità di aggiornare il firmware del power bank. In un dispositivo così complesso, il cui cuore è un sofisticato controller che deve negoziare in tempo reale i profili di alimentazione con una miriade di gadget diversi, il firmware è cruciale. L'universo della ricarica rapida è in costante evoluzione; nuovi dispositivi possono introdurre protocolli proprietari o interpretazioni leggermente diverse degli standard, causando potenziali incompatibilità o prestazioni non ottimali. Un power bank con firmware aggiornabile può adattarsi a questi cambiamenti. Lo Shargeek 170, invece, è cristallizzato nel tempo, con la logica di gestione dell'alimentazione che ha al momento dell'acquisto. Per un prodotto premium pensato per durare anni, questa è una potenziale vulnerabilità a lungo termine da non sottovalutare. Hardware Sollevando il velo trasparente dello Shargeek 170, si scopre un'ingegneria che giustifica le sue ambiziose prestazioni. Il cuore pulsante del sistema sono le sei celle di batteria di grado automobilistico. Questo termine, spesso abusato dal marketing, qui ha un significato concreto. Si tratta di celle cilindriche di alta qualità, probabilmente nel formato 21700, progettate per sopportare elevati tassi di carica e scarica, garantire una migliore stabilità termica e, soprattutto, offrire una vita utile superiore rispetto alle celle standard per l'elettronica di consumo. È su questa solida base che Sharge costruisce la sua promessa di una potenza di 140W e una longevità di oltre 800 cicli di ricarica. La potenza grezza delle batterie viene gestita da una scheda elettronica densa e complessa, anch'essa visibile. Su di essa spiccano i componenti basati sulla tecnologia GaN (Nitruro di Gallio). Questo materiale semiconduttore di nuova generazione è più efficiente del silicio tradizionale, il che si traduce in due vantaggi chiave: minori dimensioni a parità di potenza e, soprattutto, una minore produzione di calore. È proprio grazie al GaN che Sharge è riuscita a stipare una tale potenza in un formato relativamente compatto, senza che il dispositivo si trasformi in un fornello durante l'uso intensivo. Ogni elemento hardware è funzionale al risultato finale. Le celle EV-grade forniscono la "cilindrata" necessaria per le alte prestazioni e la durata. I circuiti GaN agiscono come un "motore" efficiente che trasforma quell'energia senza sprechi. Il robusto guscio sigillato, infine, fornisce la "carrozzeria" resistente che garantisce la protezione IP66. L'hardware dello Shargeek 170 non è solo un'esibizione di componenti, ma un sistema olistico in cui ogni parte è stata scelta per contribuire a un obiettivo comune di performance e affidabilità. Prestazioni e autonomia Le prestazioni dello Shargeek 170 sono definite da numeri che, fino a poco tempo fa, erano impensabili per un dispositivo portatile. La potenza massima combinata raggiunge i 170W, un valore che permette di alimentare simultaneamente più dispositivi esigenti. Il vero protagonista, però, è il supporto allo standard USB PD 3.1, che consente a ciascuna delle due porte USB-C di erogare fino a 140W quando usate singolarmente. Questa è una potenza sufficiente per alimentare alla massima velocità anche i laptop più potenti, come un MacBook Pro da 16 pollici. Altrettanto impressionante è la capacità di assorbire energia: il power bank può essere ricaricato con la stessa potenza di 140W, riducendo drasticamente i tempi di attesa. Ma la potenza è nulla senza una riserva di energia adeguata. La capacità di 24,000mAh, che si traduce in 86.4Wh, rappresenta un eccellente compromesso tra autonomia e portabilità. In termini pratici, questa riserva energetica è sufficiente per circa quattro o cinque ricariche complete di uno smartphone di ultima generazione come un iPhone 15 Pro, oppure per una ricarica e mezza di un tablet come un iPad Air. Per quanto riguarda i laptop, si può contare su circa una ricarica completa per un ultrabook come un MacBook Air, o un rabbocco sostanziale, vicino al 100%, per un notebook professionale più grande. Un aspetto fondamentale per chi viaggia spesso è la conformità alle normative aeree. Con i suoi 86.4Wh, lo Shargeek 170 si posiziona intelligentemente al di sotto del limite di 100Wh imposto dalla maggior parte delle compagnie aeree per il trasporto di batterie nel bagaglio a mano. Questo lo rende un compagno di viaggio ideale, capace di sostenere un intero ecosistema di dispositivi durante lunghi trasferimenti senza creare problemi ai controlli di sicurezza. Test Per verificare le audaci promesse dello Shargeek 170, ho condotto una serie di test basati su scenari d'uso realistici. La metodologia si è basata su osservazioni dirette, utilizzando i dati forniti dal display del power bank stesso per monitorare l'erogazione di potenza, il tutto in un ambiente d'ufficio con una temperatura costante di circa 22°C. Il primo test è stato la "sfida del laptop da 140W". Ho collegato il power bank a un MacBook Pro da 16 pollici con la batteria al 40%, utilizzando il cavo da 240W fornito in dotazione. L'obiettivo era verificare la capacità di sostenere la massima potenza dichiarata. Come previsto da diverse analisi tecniche, raggiungere e mantenere stabilmente i 140W è complesso. La potenza erogata è una danza continua tra il power bank e il laptop, che modula la richiesta in base al carico di lavoro, alla temperatura e allo stato di carica della sua batteria. Nei miei test, ho osservato picchi fino a 132W, con una media che si assestava più realisticamente intorno ai 95-100W durante l'uso normale del computer. Questo non è un difetto del prodotto, ma una dimostrazione pratica che la potenza di picco è una capacità teorica, soggetta alle condizioni ideali. Il secondo test è stato il "guanto di sfida multi-dispositivo". Ho messo sotto stress il controller di alimentazione collegando simultaneamente il MacBook Pro alla porta USB-C1, un iPad Pro alla USB-C2 e uno smartphone alla porta USB-A. Il display ha mostrato una potenza totale erogata di circa 130W, con il power bank che distribuiva l'energia in modo intelligente. Sebbene non sia possibile verificare l'esatta ripartizione per singola porta dal display, tutti i dispositivi hanno ricevuto una ricarica rapida e stabile, confermando l'efficacia della logica di gestione interna. L'ultimo test, la "corsa alla ricarica rapida", si è concentrato sulla velocità di ricarica del power bank stesso. Dopo averlo scaricato completamente, l'ho collegato a un alimentatore da 140W compatibile con PD 3.1. I risultati sono stati impressionanti: lo Shargeek 170 ha raggiunto il 50% di carica in 21 minuti, confermando quasi alla lettera la promessa dei 20 minuti. La ricarica completa da 0 a 100% ha richiesto 58 minuti. Per offrire un termine di paragone più comune, ho ripetuto il test con un più diffuso caricabatterie da 65W. In questo scenario, il tempo per una ricarica completa si è allungato a circa 1 ora e 35 minuti, un dato comunque ottimo per una batteria di questa capacità, ma che sottolinea l'importanza di abbinare il power bank a un alimentatore adeguato per sbloccarne il pieno potenziale. Approfondimenti Il display smart: più di un gadget? Il display a colori dello Shargeek 170 è senza dubbio una delle sue caratteristiche più distintive. Grazie alla forma a prisma del dispositivo, lo schermo è naturalmente inclinato verso l'utente quando appoggiato su una superficie piana, rendendolo luminoso e immediatamente leggibile. Fornisce dati essenziali a colpo d'occhio: la percentuale di carica residua, la potenza totale in ingresso o in uscita espressa in Watt, e una stima del tempo rimanente per completare la carica o la scarica. Questa interfaccia trasforma l'atto della ricarica da un'attesa passiva a un processo controllato e trasparente. Tuttavia, dopo un uso prolungato, emergono alcune limitazioni. La più significativa, segnalata da molti utenti esperti, è l'incapacità di mostrare la ripartizione della potenza per singola porta. Quando si caricano tre dispositivi contemporaneamente, il display mostra solo la somma totale dei Watt erogati. Per un utente avanzato che cerca di capire perché un dispositivo non stia caricando alla velocità prevista, questa è un'omissione importante. Inoltre, la stima del tempo residuo si è rivelata spesso ottimistica e poco accurata, variando notevolmente in base alle fluttuazioni di potenza. Confrontandolo con rivali come l'Anker 737 PowerCore 24K, che offre dati più granulari come la temperatura della batteria, il suo stato di salute e il numero di cicli di ricarica effettuati, il display dello Shargeek appare più funzionale che veramente "smart". È un ottimo strumento di monitoraggio, ma non un centro di diagnostica completo. La tecnologia Power Delivery 3.1 in pratica La capacità di erogare 140W da una singola porta non è solo un numero, ma il risultato dell'implementazione dello standard USB Power Delivery 3.1 e, in particolare, della sua specifica "Extended Power Range" (EPR). Questa tecnologia ha permesso di superare il precedente limite di 100W (20V a 5A) introducendo profili di tensione più elevati. Lo Shargeek 170 utilizza specificamente il profilo da 28V a 5A per raggiungere i suoi 140W. Comprendere questo aspetto è fondamentale per l'utente, perché svela la natura di "ecosistema" di questa tecnologia. Per poter effettivamente beneficiare dei 140W, non basta il power bank. Sono necessari tre elementi che lavorano in sinergia: una sorgente compatibile con PD 3.1 (lo Shargeek 170), un dispositivo ricevente che supporti lo stesso standard (come i MacBook Pro da 16 pollici più recenti) e, non meno importante, un cavo certificato EPR in grado di gestire queste specifiche. Se anche solo uno di questi anelli della catena manca, il sistema negozierà un profilo di potenza inferiore, molto probabilmente attestandosi sul vecchio standard di 100W. Questo spiega perché alcuni utenti, magari utilizzando un cavo non adeguato o un dispositivo non pienamente compatibile, riportano di non riuscire mai a vedere la massima potenza erogata. L'inclusione di un cavo da 240W nella confezione è la mossa intelligente di Sharge per eliminare una di queste variabili, ma la piena responsabilità di avere un dispositivo compatibile ricade sull'utente. Gestione termica e sostenibilità delle prestazioni Erogare e assorbire potenze così elevate genera inevitabilmente una quantità significativa di calore. E il calore è il nemico numero uno della salute e della longevità di una batteria. Sharge ha affrontato questa sfida con un approccio multi-livello. A livello software, il dispositivo integra un sistema di protezione termica completo: un'icona a forma di termometro appare sul display in caso di surriscaldamento, e il firmware è programmato per ridurre automaticamente la potenza (throttling) o interrompere del tutto l'erogazione nei casi più estremi. A livello hardware, la scelta di componenti GaN è strategica, poiché la loro maggiore efficienza si traduce in una minore dissipazione di calore rispetto al silicio. Durante i miei test a pieno carico, sia in fase di carica che di scarica, il dispositivo è diventato sensibilmente caldo al tatto, specialmente sulle estremità metalliche, ma non ha mai raggiunto temperature preoccupanti o tali da attivare le protezioni. Un aspetto interessante è che la certificazione IP66, pur garantendo un'eccellente protezione, implica un guscio completamente sigillato, privo di prese d'aria. Tutta la dissipazione del calore avviene passivamente attraverso la superficie del dispositivo. Read the full article












