UN PROFESSORE 1x02 “Roland Bathes”

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UN PROFESSORE 1x02 “Roland Bathes”
manuel is so in love with simone even if he hasn’t admitted it yet
Simone and Manuel in 'Un Professore' (based on Merlí) trailer
I’m scared to get close, and I hate being alone
A grande richiesta, ho scritto il seguito della mia storia precedente, “can you hear the silence (can you feel my heart)?”.
Spero vi piaccia e soprattutto fatemi sapere se volete che scriva altre cose o se avete qualche idea da commissionarmi! :)
Grazie. <3
Simone fermò la moto davanti a casa di Manuel e per un po' non osò dire nulla. Le braccia dell'amico lo circondavano, non così strette da fargli male, ma abbastanza da sentire tutto il peso e il calore del suo corpo contro il proprio. Pensò che una macchina avrebbe potuto colpirli in quel preciso istante, e sarebbe stato comunque un bel modo per morire.
"Manuel," bisbigliò poco dopo, la voce bassa per evitare di spezzare quell'incantesimo confortevole che sembrava aleggiare tra di loro.
"Andiamo a casa tua," mugugnò l'altro in risposta, la faccia premuta contro la sua schiena.
"A casa mia?" domandò Simone confuso.
"Sì, studiamo matematica o quello che ti pare. Tanto te sei bravo in quella roba, no?"
"Sì, però..."
"Daje," disse Manuel abbracciando Simone un po' più stretto. "Poi dormo da te che nun c'ho voglia de tornà a casa."
Il cuore di Simone perse un battito. Si schiarì la voce. "Ah, l'hai deciso te?"
"Sì Simò, stacce. Mo' vedi de partì per favore."
"Sicuro di stare bene? Da quando in qua chiedi per favore?" rise Simone.
Manuel sorrise, concentrandosi sulla vibrazione della sua risata. "Parti e basta Simò," sussurrò, e si strinse ancora a lui, guardando le macchine che sfrecciavano accanto a loro.
Appena Simone parcheggiò davanti a casa, Manuel si staccò e si allontanò, come scottato dall'improvvisa consapevolezza che sì, stava abbracciando Simone e no, non avrebbe dovuto farlo. Non così. Si passò una mano tra i capelli disordinati ed entrò in casa senza aspettare l'amico, come se quel posto fosse suo, e forse un po' lo era. Perlomeno, a volte sembrava che lo fosse.
Si guardò intorno, sbirciando tra le foto di Simone da piccolo appese per la casa. Accarezzò distrattamente la fotografia di un bimbo felice accanto ad una moto ben più massiccia di lui.
"Avevo 7 anni lì." La voce calda di Simone lo colse di sorpresa. Si volse a guardarlo, il solito sorriso beffardo sul volto.
"Paperella?"
Simone alzò gli occhi al cielo e sorrise. "Già."
Manuel finse di non accorgersi di come il suo cuore avesse perso un battito alla vista e si voltò dall'altra parte, diretto verso la camera dell'amico.
"È proprio un nome stupido per una moto, lo sai?"
"Sì, beh... non tutte le cose stupide sono brutte," rispose Simone.
Manuel gli lanciò un'occhiata incuriosita. "Ah sì? Per esempio?"
"Tu sei stupido."
Manuel si fermò, spiazzato, convinto di aver capito male. Osservò il modo in cui Simone lo guardava dritto negli occhi, l'espressione seriosa; guardò il suo pomo d'Adamo muoversi mentre deglutiva nervosamente e lo imitò istintivamente.
"Eppure hai un sacco di ragazze che ti vengono dietro," continuò Simone distogliendo lo sguardo, l'implicazione della sua affermazione ancora nell'aria, pesante intorno a loro.
"E tu sei un coglione," rispose Manuel forzando una risata. "Muoviti e fammi strada," disse dandogli una spinta, come se fosse la prima volta che varcava quei corridoi.
Simone obbedì, e Manuel si ritrovò a fissargli la nuca, cercando di calmare il battito del suo cuore.
Arrivati in camera, Manuel buttò il suo zaino sul letto, tirando fuori il quaderno di matematica. Non aveva davvero intenzione di mettersi a studiare, ovviamente, ma doveva fare qualcosa o sarebbe impazzito.
“Vado in bagno,” disse sfregandosi le mani sudate contro i pantaloni.
Simone fece un cenno d’assenso, sfogliando distrattamente il libro degli esercizi. Aprì il quaderno di Manuel, conscio che non avrebbe trovato alcun appunto utile, tantomeno degli esercizi svolti. Era pieno di disegnini annoiati, orribili caricature degli insegnanti e dei compagni di classe che lo fecero sorridere. Girò piano le pagine, finché non trovò delle parole scarabocchiate a matita in un angolo del foglio. Ci passò sopra i polpastrelli, incantato dalla scrittura disordinatamente elegante di Manuel.
“Poi lei si rigirò su un fianco, posò il capo sul mio braccio. La guardai. Tutto il cielo e la terra si specchiavano nei suoi occhi. Seguitammo a guardarci. Mi pareva che avrei potuto annegarci nei suoi occhi. Poi l'accarezzai sul viso, ci baciammo, la trassi a me. La strinsi. Con l'altra mano le frugavo fra i capelli. Fu un bacio d'amore, un lungo bacio di puro amore.”
“Che cazzo fai?” La voce di Manuel lo spaventò. “Ti metti a frugare tra le mie cose?”
Simone lo fissò, lo stomaco contorto, annodato, il cuore stretto, gelido. Sentiva freddo, ma faceva caldo, e non respirava, ma l’aria in quella stanza sembrava al contempo troppa, ed era arrabbiato, ma non ne aveva il diritto.
Manuel gli strappò il quaderno di mano, un gesto così improvviso che Simone non poté fare a meno di ritrarsi.
“È bella,” disse titubante, la voce che tremava leggermente.
Manuel lo guardò. “Non è mia,” disse quasi imbarazzato.
Simone annuì. “Perché l’hai scritta?” chiese, certo di non voler sentire davvero la risposta ma incapace di fermarsi.
Manuel sbuffò. “Sono cazzi miei.”
“È per lei?”
“Che c’hai Simò? Rosichi?”
“No,” rispose piano abbassando la testa.
“Ecco bravo. Non fare domande stupide,” disse Manuel buttandosi sul letto accanto a lui.
Dopo qualche secondo di silenzio, parlò di nuovo: “Non è per lei. Cioè, lo era all’inizio. Ma non credo lo sia più.”
Simone girò la testa verso di lui. Osservò la curva del suo naso, le ciglia lunghe che gli solleticavano l’incavo degli occhi, le labbra arricciate in una smorfia pensierosa e incerta.
“E per chi è?” chiese in un soffio.
Era raro che Manuel si aprisse con lui, con chiunque in realtà, e la paura di dire qualcosa di sbagliato e farlo chiudere ulteriormente era tanta. Ma Simone voleva sapere, doveva sapere, sentiva il bisogno di conoscere ogni parte di lui, per quanto potesse fargli male.
Manuel scosse la testa. “Mi prenderesti a pugni se te lo dicessi,” disse sorridendo.
Simone si prese un attimo per pensare. “Laura?”
Manuel scoppiò a ridere. “Mio Dio Simone, sei proprio stupido. Laura?!”
Simone sorrise in automatico vedendo l’amico ridere. “Che cazzo ne so Manuel, non parli!”
Manuel si tirò su sui gomiti e alzò le spalle. “Non mi va di parlare.”
“A me sì però.”
“No, te vuoi fare i cazzi mia, è diverso.”
Simone non rispose.
“È strano, okay? Lei è... bella. E grande. Ed è eccitante, okay? Fare sesso con una più grande è... che te lo spiego a fa’,” cominciò Manuel, perso a guardare un punto imprecisato nella stanza. “E per un attimo ho pensato di essermi innamorato, sai? Cioè, Chicca mi piaceva, ma co’ lei è diverso.”
Simone lo fissò, cercando di ignorare il ronzio nelle orecchie e la pesantezza nello stomaco. Lo lasciò parlare, senza osare fiatare, troppo masochista per cambiare discorso.
“Però boh Simò, me sento strano. Sto bene co’ lei, me piace da matti, davvero, ma... ogni volta che stiamo insieme, quando abbiamo finito mi ritrovo sempre a pensà a ‘na persona, e non so che vor dì.”
“Chicca?”
Manuel rise. “No, non è Chicca. Nun ce penso mai a lei.”
“Lei c’è stata male, Manuel,” lo rimproverò Simone.
Alzò gli occhi al cielo. “Nun rompè er cazzo, Simò. Pure Laura c’è stata male per te.”
Simone scosse la testa. “È diverso. Io non ci potevo stare con lei.”
“Che vor dì, manco io ce potevo stà co’ Chicca, non vuol dire un cazzo.”
“Io non posso stare con nessuna,” precisò Simone, il cuore che martellava nel petto.
Manuel lo guardò confuso per un attimo, poi sbiancò. “Simo... non è che ti vuoi fare prete, ve’?”
Simone scoppiò a ridere. “Cazzo no!”
Manuel sorrise e tornò a fissare i poster nella stanza. “Poi boh, quando ride è... non so. È ‘na roba bella, però allo stesso tempo non lo è perché è strano, capisci? Cioè, è come se mi piacesse, ma non può piacermi,” continuò. “Mi piace farlo ridere, pure se è un coglione,” aggiunse sottovoce.
Simone si girò di scatto. “Un coglione?”
Manuel deglutì. “Una cogliona.”
“Hai detto un coglione.”
“Aoh Simò, così me confondi.”
Simone lo guardò, il cuore in gola. Prese un respiro profondo. “Sono gay.”
Manuel non disse niente, si limitò a guardarlo con gli occhi grandi e la bocca semiaperta.
“Per questo non posso stare con nessuna... sono gay,” continuò.
“Che vuoi dire Simò?” chiese Manuel in un sussurro.
“Che mi sono innamorato di un ragazzo, Manuel.”
“Di chi?”
Simone non rispose, come avrebbe potuto? Tenne gli occhi scuri fissi in quelli dell’amico, sperando che uno sguardo potesse rivelare tutto quello che le parole non riuscivano ad esprimere.
“Di chi ti sei innamorato, Simone?”
“Manuel...” Simone sospirò distogliendo lo sguardo. Si alzò dal letto e prese a camminare per la stanza, cercando di placare i battiti del suo cuore.
Manuel continuava guardarlo con una luce indescrivibile negli occhi. “Ti prego,” insisté.
Simone si morse il labbro. “Non posso,” disse piano.
Manuel annuì. “È un ragazzo,” disse poi. “Quello a cui penso. È un ragazzo.”
“Che cazzo dici?” disse Simone sbiancando.
“La verità. Capisci perché sto confuso mo’? Te sei gay, e va bene, ma a me piacciono le ragazze, quindi che cazzo devo fare?”
Simone si avvicinò piano. “Forse ti piacciono entrambi.”
Manuel trattenne il respiro. “Secondo te è possibile?” bisbigliò.
“Sei tu che lo decidi,” disse Simone, ormai ad un passo dall’altro. Si accovacciò davanti al letto e poggiò con esitazione le mani sulle ginocchia di Manuel.
Si guardarono, la paura e l’incertezza che brillavano nei loro occhi. Una luce abbagliante, che per un attimo fece dimenticare loro chi fossero e dove si trovassero, ma che metteva bene in chiaro i mille motivi per cui avrebbero dovuto allontanarsi subito.
Tutto il cielo e la terra si specchiavano nei suoi occhi. Seguitammo a guardarci. Mi pareva che avrei potuto annegarci nei suoi occhi.
“Simo...” mormorò Manuel. “Nun fa’ cazzate.”
“Nun ce riesco,” rispose l’altro. “So’ ‘n cojone.”
Con il volto di Simone a pochi centimetri dal suo, Manuel inclinò istintivamente la testa.
Poi l'accarezzai sul viso, ci baciammo, lo trassi a me.
Chiusero gli occhi, la luce e tutti i dubbi che questa portava con sé scomparvero. C’erano solo Simone, Manuel, le loro labbra che si muovevano, sconosciute, estranee, e le mani che viaggiavano, incapaci di trovare il proprio posto in quel mondo di emozioni ignote.
Lo strinsi. Con l'altra mano gli frugavo fra i capelli.
Si staccarono. Con le fronti che si toccavano e gli occhi ancora chiusi, Manuel lasciò andare un respiro tremante.
“Simò... ma che avemo fatto?”
Simone rise piano. “Non lo so.”
Fu un bacio d'amore, un lungo bacio di puro amore.
Manuel Ferro once said pt. 1
Sono giusto un po innamorata di lui. Giusto a little bit.