I “Passages” dalla residenza
Quattro figure immobili iniziano quasi impercettibilmente a vibrare come se fossero attraversati da leggeri formicoli. Il tremito aumenta assecondato dal ritmo sonoro che sa di battito cardiaco. E’ un corpo pulsante pronto ad esplodere nello spazio vuoto.
Come scossi sempre più fortemente da una brezza che accresce in vento incessante, i corpi si separano creando una sorta di dispersione nel territorio. Un’immagine mi salta subito in mente: la sfera bianca e spumosa del tarassaco è scoppiata in tanti piccoli semini volanti che mossi da un primo soffio di vento più potente, come paracaduti, si sono staccati dalla loro matrice per cadere a terra.
Cadute e risalite. La danza si fa tribale. Il ritmo sembra suggerito dal pizzico della taranta. Un corpo si stacca dal gruppo e come percosso da un’istinto primordiale di vita si torce puntando verso l’altro.
Se l’immagine iniziale è quella di una libera inseminazione qui quello che accade è il momento del germoglio, l’istante tra luce e buio, tra dentro e fuori, l’attimo in cui il seme germoglia e lotta disperatamente per rompere il duro terreno nella speranza di una via di fuga verso il sole.
*un ricordo
In una precisa riflessione di Cristina Bianchetti in occasione dell’uscita del Manifesto del teatro paesaggio di Gilles Clèment la studiosa scrive:
“In questo piccolo libro di Gilles Clément le piante sono veri e propri dispositivi dell’osservazione, rendono visibile il cambiamento, proponendosi come materiale di una riflessione sul paesaggio, l’agire e l’estetica [...]”.
E se leggessimo corpo dei danzatori al posto della parola “piante”?
Ci sono degli attimi in cui, a turno, uno dei danzatori si ferma, osserva dove sta andando il gruppo, per poi dirigersi con il suo movimento in solitaria ad assecondare anche l’agire degli altri.
Bilanciamenti poi leggere rotture degli equilibri. I corpi si avvicinano costruendo precise linee e spesso anche figure geometriche che richiamano linee sottili, confini. Sembrano cercare spazi dentro e attorno ai limiti degli altri. Stanno ai margini fermano il moto che quasi inavvertitamente riparte.
Da terra il gruppo di danzatori si alza, si libera dal groviglio e, attraversando tutto lo spazio si posiziona a sinistra del palco. Unito inizia a muoversi ripetendo con un ritmo preciso e potente una simile sequenza di gesti. Nella lieve differenziazione dei movimenti, frammentata da rapporti di tempo e spazi di azione differenti, si crea una totale armonia tra i quattro corpi che sembrano muoversi a passi alterni e osmotici.
Ora, non sono più mancanti di voce. Iniziano a fasi alterne e successive a spandere suoni come se fossero parole arcaiche, lamenti e grida di animali.















