Ogni vero viaggio presuppone la disponibilità ad accettare l'imprevisto, qualunque esso sia, anche quello di non sapere più di preciso chi si era prima di partire.
Simona Vinci
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Ogni vero viaggio presuppone la disponibilità ad accettare l'imprevisto, qualunque esso sia, anche quello di non sapere più di preciso chi si era prima di partire.
Simona Vinci
Se non avessi avuto questo amore, non avrei mai conosciuto l’amore, mi dico. Non ci sarebbe nessun ricordo capace di ferirmi così in profondità. Forse semplicemente avrei continuato a non sapere niente dell’amore. E invece, qualcosa lo so. So che passa. So che finisce. Che ci delude. Che illude. Corrode. Che evapora. Che è una pozzanghera d’acqua limpida, e poi sporca. Che è un liquido fatto di umori corporei. Che è cattiveria. Dolcezza. Che credi sia finito e poi torna. Che è indistruttibile. Anche se si sfibra ogni secondo che passa. So che è imprendibile. E che non si può dire.
Simona Vinci
Ci hai mai pensato? Le persone con cui si riesce a stare in silenzio sono poche. La gente pensa che stare insieme voglia dire parlare e così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Stare in silenzio invece è pienezza, è condividere l’essenziale.
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Mai più sola nel bosco | Diego Mattei S.I.
Mai più sola nel bosco. Dentro le fiabe dei fratelli Grimm di Simona Vinci è un libro interessantissimo, un’opera a cavallo tra il saggio e il diario, con la quale l’autrice ci parla di sé, della propria infanzia e delle favole che l’hanno accompagnata nella crescita.
Le fiabe, si sa, aiutano a crescere e sono un allenamento alla vita. Da Esopo in poi le storie con animali parlanti o con creature fatate hanno nutrito la fantasia e l’intelligenza di generazioni di bambini e bambine che si apprestano a diventare uomini e donne adulti. Le fiabe parlano degli elementi fondamentali dell’esistenza umana: la paura, la morte, il cibo, la convivialità, il rapporto con la violenza e la rabbia insite nel cuore dell’uomo, le relazioni, i desideri, l’obbedienza che salva la vita e la ribellione che permette la scoperta dell’autonomia, la connessione con la natura e gli altri esseri viventi.
Tra le pagine più belle scritte da Simona Vinci ci sono quelle in cui descrive il mondo dell’infanzia abitato da creature magiche, a volte benevole, più spesso misteriose e minacciose. Le fiabe sono la mappa per abitare il mondo. «Nelle fiabe dei Grimm spesso c’erano personaggi che assomigliavano alle persone che incontravo per strada durante il tragitto da casa a scuola e viceversa. Leggevo le loro storie con avidità per cercare di comprendere, senza dover fare domande dirette agli adulti che sembravano così distratti e poco interessati a tutto quello che non rientrava nel novero delle urgenze e incombenze quotidiane, cosa mai potesse essere capitato a queste persone, come facessero a vivere, come fossero le loro vite e i loro sentimenti riguardo a ciò che gli era accaduto».
Soprattutto le fiabe aprono al mondo dei desideri: «I desideri possono essere tanti e diversi, ma quello di base è di poter vivere una vita più ricca di significato. È per questo che si parte, si affrontano pericoli, si accetta di mettere in gioco tutto durante il cammino. Per l’utopia di una vita migliore, con la speranza di farcela, magari grazie a qualche grammo di fortuna e di magia. Elevarsi al di sopra della propria condizione di partenza, recuperare qualcosa che si è perduto o poter avere ciò che non si è mai ottenuto: da una mancanza a una presenza».
La mano è sulla maniglia della porta adesso, le Ombre sono vicinissime, tratteniamo il respiro ancora un secondo, stringi la mia mano, Emma, e non aprire gli occhi: se noi non vogliamo, non possono trovarci. Non ancora."
Simona Vinci introduzione a "Alice nel paese delle meraviglie" di Lewis Carroll
Ecco il trucco, la magia: non chiudere, apri. Non nasconderti, mostrati. Non tacere, esprimiti. Se hai paura, chiedi aiuto.
Simona Vinci
C’è una cosa che ho capito, la so già, da sempre, ma a volte, come tutti, me la dimentico, e invece mi serve ricordarla, tenerla a mente di continuo; ed è una cosa che ha un potere magico, viene da lontano e ce ne dà conto lo scrittore e filosofo greco antico Plutarco, raccontando delle offerte fatte al dio fanciullo Arpocrate. Era una formula rituale che recitava, e recita, cosí: Glossa Tukè, Glossa Daimon: la lingua è fortuna o destino, la lingua è divinità o demone. Bisogna stare attenti alle parole che si usano, con gli altri e anche con noi stessi, perché la lingua costruisce il nostro mondo, interiore ed esteriore, e quello degli altri intorno a noi, a cascata. È faticoso, moltissimo, ma ripaga.
Simona Vinci, Parla, mia paura.