Sugli Haiku. Dal punto di vista "matematico".
Faccio una premessa di natura matematica. Perché questo è l'ambito in cui mi sento più a mio agio.
In matematica, quando si introduce un nuovo "oggetto" si dà la definizione che racchiude le proprietà/caratteristiche essenziali che lo contraddistinguono.
Così ad esempio si definisce triangolo quella figura geometrica piana chiusa (poligono) formata da tre lati e tre angoli.
Questa definizione permette di chiamare triangolo tutte quelle altre figure che hanno le stesse proprietà:
1) esser una figura piana
2) esser chiusa
3) aver tre lati
4) aver tre angoli.
Se viene meno uno dei quattro punti, allora non ha senso più parlare di triangolo. Ma si deve dare un altro nome e quindi dare un'altra definizione.
Veniamo ora agli Haiku.
Mi capita di leggerne tanti in giro ultimamente e il più delle volte quello che provo è nervoso. Perché? Perché appunto non rispettano la definizione!
Definizione di Haiku. Un haiku è un componimento poetico composto da 17 sillabe ed è caratterizzato dalla peculiare struttura in 3 versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. In ogni haiku è presente il cosiddetto riferimento stagionale (kigo), cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Il kigo può essere un animale (come la rana per la primavera o la lucciola per l'estate), un luogo, un albero, ma anche un evento o una tradizione (ad esempio i fuochi d'artificio richiamano l'estate). Non ha alcun titolo.
Quindi si chiama Haiku quel genere poetico che:
1) ha 17 sillabe disposte in tre versi (5-7-5)
2) ha il kigo
3) non ha un titolo
I componimenti che non soddisfano quelle tre proprietà non si chiamano Haiku, ma hanno un altro nome! E questo è per me lapalissiano! E il negarlo è come voler chiamare "cerchio" un "triangolo".
Noto la difficoltà nella mentalità occidentale non scientifica, ma letteraria, di interpretare le definizioni. E quindi di prescindere dalle stesse.
Veniamo alla regola 1) che riguarda il contare 17 sillabe.
Ci sono delle regole metriche precise. E questo non lo dico io. Una di queste è la sinalefe. Da wikipedia
La sinalèfe (dal greco syn aleiphe = fondo insieme) è quella figura metrica in cui nel computo delle sillabe di un verso sono unificate in una sola posizione la vocale finale d’una parola e quella iniziale della parola successiva.
« tra me dico, a voce alta. - In bocca al lupo! »(G. Pascoli, Canti di Castelvecchio, "The Hammerless Gun", 16)Sill 1Sill 2Sill 3Sill 4Sill 5Sill 6Sill 7Sill 8Sill 9Sill 10Sill 11Tramedico,^avoce^alta.^Inbocca^allupo.
Le mie domande sono:
1) perché continuare a chiamare Haiku quei componimenti che non lo sono?
2) perché è così difficile attenersi a queste esigue regole?









