Sindona fu la personificazione estrema di una caratteristica italiana che iniziò ad assumere un forte rilievo negli anni Settanta, ben al di là del campo finanziario: il disprezzo nei confronti di regole che discendessero da esigenze di tutela del bene comune e la connessa incapacità da parte delle istituzioni politiche ed economiche di imporle con successo. Iniziò in quegli anni il declino di una cultura repubblicana che - sebbene in forme diverse e contraddittorie - le grandi forze politiche avevano saputo fino ad allora mantenere in vita, sia pur con presa decrescente. Né il caso di Sindona era isolato: in quegli anni emersero come si è detto numerosi altri casi di criminalità economica, di complotti contro il pubblico interesse, di corruzione e di malaffare, formando una scia prolungatasi fino a "Mani Pulite", all'implosione della prima Repubblica e oltre. Sindona fu infine sconfitto. Oggi fatichiamo a ricostruire un'atmosfera che può apparire quasi surreale. [...] Quell'emergenza, l'emergenza degli anni Settanta, è cessata. Vi hanno contribuito come noto diversi fattori, di ordine interno e internazionale, politico ed economico. Per la sconfitta di Sindona, che di quell'emergenza fu una delle cifre, fu essenziale il contributo di poche, pochissime, persone, animate da un patrimonio di valori civili e morali oggi corroso in forme meno eclatanti, ma più pervasive, a lungo andare forse più insidiose. Anche per questo la scelta di quelle persone vive nella nostra memoria.
Marco Magnani, Sindona. Biografia degli anni Settanta, Einaudi 2016.
















