När eleverna hellre lämnar in skriftligt än gör den (lättare) muntliga gruppuppgiften:
Och det blir mer att rätta för mig också... :-(
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När eleverna hellre lämnar in skriftligt än gör den (lättare) muntliga gruppuppgiften:
Och det blir mer att rätta för mig också... :-(
Cartadazucchero
Rinchiuso la notte in un cimitero londinese, vengo sbranato da un nero cane di nome nostalgia. Appartiene ai fantasmi cartadazucchero del luogo.
Moon River and me.
Suits and Dress
La notte è tenera, la notte è festa. Nel fumo che avvolge gli interni del locale, illuminato da lanterne in stile floreale, verdi, arance, adorne di finiture in ghisa, una festa vien svolta. Botti di vino francese, di vino spagnolo di contrabbando lasciano cadere nell'oblio il tanto agognato periodo di proibizionismo che da pochi anni affliggeva i sognatori. Suits maschili ballano, guidati da neri tubini, un fox trot, accompagnati da una piccola orchestra di strumenti semiscordati, scorgibile attraverso il denso fumo che satura l'aria. Al bar, una nera seta, delicata al tatto umidiccio, sporco di sudore, discende dal collo, proprio dal punto nel quale corti capelli colorati di chiaro miele bruciato, dalle dolci cadenze ondulate, s'interrompono. Discende la schiena interrompendo la sua continua e perfetta rotondità al di sotto delle ginocchia, imbattendosi in pallide gambe continentali mascherate dalle calze che da esse vengono vestite. Ai piedi calza tacchi di pelle bicolore, neri, bianchi, forati. Beve gin in un tumbler basso, old fashioned. Ammaliata dalla musica, per il troppo fumo, soffoca.
La rue
Fra palazzi gentilizi, dai maestosi cortili interni, una peculiare via si apre, un canale nascosto, composto da una poesia di sampietrini. Il profumo primaverile di fiori, infuso nell'aria, preme il corpo, rilassandolo: nasce da una piccola boutique di un venditore di fiori, espone al suo interno, accuratamente poggiate sopra mensole, gialle candele di cera d'api scorgibili dall'esterna porta in vetro. Giovani e anziani acquistano fiori prima che la messa venga recitata.
Le campane rintoccano annunciando il tempo delle lodi mattutine. Uomini e donne colti da fretta lasciano, con ingenua premura, l'Hermoso caffè con paste dolci strette ancora fra le mani e il seducente, amaro sapore del caffè ancora gustato in bocca. Più in là, con molto più agio, uno di loro si appresta a schiudere la porta della sua libreria, lentamente. Ma pochi passi pià avanti la frenesia della città frantuma la delicata ampolla che m'imprigiona nella dolcezza quotidiana di una via del centro.
Gnaga
"Buon pomeriggio signora maschera." L'imbrunire del cielo macchia le acque, verdi e salmastre, dei canali della laguna, di una preziosa ombra. La gente per la strada, mascherata, sfoggia i velluti pregiati provenienti dalle altre repubbliche, dagl'altri principati dell'Italia centrale; sfarzo colorato nei campi veneziani: adunchi nasi bianchi ornati da scaglie di metalli dorati, bianchi travestimenti facciali, scarni, privi di ogni sfarzo, piume e strambi cappelli catturano gli sguardi dei passanti, degli stessi mascherati. Un teatro di maschere atto a confondersi, rendersi scogniti, ognuno interpreta la maschera che veste; conosciuti sotto il nome di "maschera", gli attori, compongono la scena scritturando il loro copione. Il sipario è aperto. Che la poesia del teatro si fonda con l'infelice tristezza del giorno.
Untere Kurve
Uno zippo d'argento schiocca e arde, sfregando la nera ossidiana, illumina la notte, rivelando alla vista i pendenti rami di un arancio in fiore. Il fumo di una sigaretta aleggia lietamente attraverso le intense tenebre, volando avvolge, come un dolce abbraccio che in un caldo maggio è causa di un amorevole tepore, cagion di gioia e ragion di timore, le fronde, la verde chioma in fiore dell'arancio. Jazz soffuso nella stanza, a tratti bop. Contemporaneità atonale. Come un carillon d'avorio e legno espone le sue meccanie melodie, seguendo il ritmo di un ticchettante orologio legato alle corde del contrabasso, il pianista scandisce i suoni dell'ottava più acuta, s'intreccia alle arabesche scale musicali del contrabbassista. Accudito dai dolci fumi del vino, l'animo danza in una prospettiva lontana da qualsiasi piano di un dipinto. Un respiro nell'ottone attraversa la verde ala, celata da setate tende sabbiose, tenere al tatto, e sfiora la pelle, carezzandola.
Martröð
Il mio cuore trema, impaurito, spaventato da un ego sitibondo, vorace del suo stesso sangue. Da lui vengo mangiato con una fame goliardiaca, la stessa punita nei gironi infernali con piogge gelate, grandine e lesioni da parte di Cerbero. Il corpo nudo, seppur coperto da una calda coltre, candida quasi come i ghiacciai dei fiordi del nord, trema, trema come il manto di un gatto scosso tra i gelidi venti di febbraio, tra le silenziose foreste della Norvegia settentrionale. Il petto si contrae, il respiro si affanna. Incubi ad occhi aperti. Mi sento soffocare. Ti dono un gelsomino, è bianco, profumato. Segnalo di te, macchialo di sangue, portamelo indietro.