Nel corso della storia il caffè è sempre stato al centro di accese diatribe tra estimatori e detrattori, inasprite dall'intervento di autorità politiche e soprattutto religiose. Guardato con sospetto per le sue caratteristiche eccitanti e rinvigorenti, è considerato contrario al Corano dai mussulmani, il veleno arabo dai cristiani, bevanda del diavolo da entrambi. Non piace il fermento culturale e politico delle sale in cui si consuma, circoli di idee potenzialmente sovversive. Nel corso della storia verrà ripetutamente condannato e bandito, i suoi bevitori perseguitati e i suoi spacci chiusi se non bruciati. In risposta a questi atti repressivi però non mancheranno proteste e scontri che obbligheranno le autorità a tornare sui propri passi.
Alcuni tra i maggiori centri politici ed economici dell'Impero Ottomano del XVI secolo, in cui le cosiddette coffee house erano molto popolari, furono teatro di scontri anche molto violenti. Nel 1534, al Cairo, dove il caffè era stato dichiarato fuorilegge da poco, una folla inferocita, fomentata da un predicatore che sosteneva la natura infedele dei bevitori di caffè, assaltò e saccheggiò i magazzini e le coffe house . A Costantinopoli il sultano Murad IV ordinò non solo la demolizione delle case del caffè, ma anche la condanna a morte dei suoi bevitori. In entrambi i casi il popolo ebbe la meglio sui governanti, anche grazie all'azione dei numerosi mercanti che bloccarono le città con dimostrazioni e scioperi per opporsi all'interruzione dei loro redditizi scambi commerciali.
Anche in Europa i tentativi di bloccare il consumo di caffè e di chiudere i luoghi ad esso deputati furono vari ed egualmente fallimentari. Nel 1675 Re Carlo II d'Inghilterra ordinò la chiusura di tutte le coffee house, fra l'altro rispondendoall'ira dei birrai e alla petizione delle donne contro il caffè,che asseriva anche questo: ' Il caffè induce gli uomini a scherzare e sprecare il loro tempo, a scottarsi i baffi, e spendere il loro denaro, il tutto per un po’ di nero, denso, cattivo, amaro, puzzolente liquido nauseante.' Dopo solo due settimane di proteste il re fu costretto a ritirare il divieto. Alla fine comunque fu il te ad avere la meglio, diventando bevanda nazionale con l'inizio della colonizzazione in India. E vissero tutti felici e contenti: donne, mariti pentiti, birrai e conservatori.
Storia simile avviene in Germania, allora Prussia, quando Federico il Grande, preoccupato per la concorrenza del caffè verde coi prodotti locali -ancora di birra si parla- prova, invano, a bandirlo. A suffragio della propria tesi il sovrano sostiene che lui stesso (medesimo in persona), i suoi antenati e il potente popolo prussiano tutto, sono stati tirati su a birra: come del resto l'esercito, vincitore di tante battaglie, bevendo caffè sarebbe stato deprivato delle sue forze. Il popolo volle la birra e anche il caffè. Il pane e le rose insomma.
Vi sono però anche esempi interessanti di uomini di potere -sempre di uomini si parla, poco di donne- (basti pensare che in alcuni paesi le donne non potevano entrare nei caffè se non come cameriere) che hanno apprezzato questa bevanda e ne hanno sostenuto la diffusione. All''imperatore etiope Menelik il caffè piaceva molto: tanto che, con l'aiuto del capo della chiesa ortodossa Abuna Matewos, convinse il clero che non si trattava affatto di una bevanda mussulmana, e che tutti potevano berla.
Ben più famoso è il 'battesimo' del caffè da parte di Clemente VIII. Leggenda vuole che il papa, trovando la bevanda deliziosa, invece di vietarla, come richiesto da diversi vescovi e cardinali, decise di 'cristianizzarla', decretandone così il successo: una bevanda tanto buona infatti non la si poteva lasciare solo agli infedeli.