Io mi amo. Dico davvero, ne sono consapevole, non una frase buttata lì così, tanto per dire. Certo, non potrei aggiungere che mi amerò per sempre, non sono così ingenuo, né così fiducioso nel prossimo (e più prossimo di me stesso dubito che ce ne siano), ma posso guardare al futuro con moderato ottimismo. Non voglio neanche dire che è sempre stato facile, ne andrebbe della mia franchezza, per quel che conta, del resto anni e anni di forzata convivenza sarebbero capaci di uccidere chiunque, ma io ce l'ho fatta. Forse perché, scultore di me stesso, ho saputo essere liquido quando era necessità cambiare forma e roccia quando serviva tenere il punto, ma anche il contrario, tanto, con me, potevo abusare del perdono. Quello vero, non quello esibito e mai digerito. Ho calcato la mano sull'indulgenza, ne ho usato e abusato, per questo sono ancora qui. Ho sempre perdonato le mie mancanze, i miei difetti, i miei maldestri tentativi di tentare qualcosa, tanto per farlo. Ho perdonato la mie bugie al pari delle mie verità (cosa che non avrei fatto con nessun altro), i miei salti nel vuoto e il mio restare impassibile, ho perdonato le mie parole e i miei silenzi ostinati, impenetrabili, assoluti, quasi perfetti. Nessun'altro lo avrebbe fatto. Cos'altro potrebbe essere se non amore? Mi amo, mi sono sempre amato, anche quando ero il solo a farlo, anche quando tutti erano contrari. Ho resistito. Ho resistito perché so che la vita senza me stesso non sarebbe vita. So che potrei anche morirne.














