4) il post che (non) c'è e non si vede
Online ci sono cose che non vorresti mai vedere e che restano impresse nella memoria non dandoti pace. Oggetti mediali su cui ti interroghi per ore non riuscendo a capire chi mai possa aver piacere di produrli o condividerli. Cose che ti scalfiscono e non ti lasciano in pace.
Tipo i video dell'ISIS, o i video di sevizie su animali, o le foto dell'ex con qualcun altro, o il visualizzato alle o spunta blu come risposta a un messaggio.
Perché il digitale ci fa sentire tutti più vicini, ci permette di osservare e farci osservare e osservarci-come-vorremmo-essere-osservati-mentre-osserviamo-chi-ci-osserva. E in tutto questo guardaguarda produciamo e promuoviamo contenuti ad hoc. Allora scattano il like; il link; la didascalia sotto al selfie (che per scriverla ci metti più tempo che a scegliere dalla galleria lo scatto giusto da abbinare al filtro giusto da poi screenshottare perché sennò si vede il nome dell'app con cui ho editato aggratis la foto e non mi piace, è 'na cafonata); il post sulla tua bacheca; il post sulla sua bacheca; il commento sulla bacheca di quella che non mi sta molto simpatica ma è amica di e allora se ci scrivo una cosa sicuro poi la legge dalla bacheca dell'amica e varie ed eventuali.
Il livello di queste attività online è direttamente proporzionale al desiderio di:
farsi conoscere, perché chi mi conosce lo sa io sono così anche fuori da qui
farsi vedere da qualcuno, in particolare una persona nuova
farsi vedere da qualcuno, in particolare l'ex
farsi vedere da qualcuno, in particolare l'ex del partner
farsi vedere da qualcuno, in particolare l'ex dell'ex
farsi vedere da qualcuno, chiunque tu sia ti prego fai in modo che mi passi questa ossessione per l'ex
Per quanto possa sembrare irritante questo modus operandi, bisogna ammettere che lo abbiamo messo in pratica almeno una volta e se non lo abbiamo fatto evidentemente non abbiamo un accesso a internet.
In rari casi, tuttavia, può succedere che qualcuno decida o sia costretto per via di un rapimento alieno (perché sono gli unici che non ti filmano, quelli dell'ISIS ti filmano e allora non vale) a essere meno presente online, rendendosi di conseguenza meno visibile. Rendendo gli spazi che prima erano tracotanti dei molti lati di sé da mostrare, vuoti. Spazi in cui gli amici che entrano a lasciare un link sentono l'eco dei mi piace che arriveranno magari da altri.
Allora la preoccupazione dei ma tutto bene? come stai? novità? nei messaggi privati, o il dubbio che diventa certezza no vabè mi ha messo in una cerchia, mi ha messo con restrizioni, cioè chiaro non vedo più niente, mi sta evitando, o ancora il passaggio dal controllare le attività eri online alle 03:38 con chi cazzo dovevi parlare al preoccuparsi per le non attività oh ma, "ultima volta online" due ore fa, oddio ma magari si è sentito male, oddio gli è venuto un colpo, lo chiami per favore che controlliamo? in un divertente grande fratello tanto abituato all'azione che la mancanza di questa lo fa insospettire.
E molto spesso ha anche ragione.
Ci sono cose che non si possono, non si riescono o non si vogliono dire.
Ci sono delle intimità che resistono ancora alla connessione, o che la consapevolezza della connessione fa sfuggire dall'essere visibili online.
Allora assale il dubbio di mal interpretare segnali deboli sentendo chiuso il rubinetto del flusso informativo ma continuare a guardarci dentro assetati. Perché se è vero che è impossibile non comunicare, allora il senso del silenzio si esprime in mille lingue insieme, tutte dicono niente ma tu non puoi saperlo.