Ho ancora l'odore di Susie addosso. Uno strano incontro per le strade in una domenica qualunque di una città abbastanza normale come Parma che tutti i turisti amano alla follia. Susie mi vede con la mia Canon, anche lei ne possiede una, ma evidentemente non si rende conto del bolide che ha in mano, in confronto alla mia da povero ex studente sfigato. Susie mi chiede con forte accento inglese somatico filippino di scattarle una foto ricordo, in una via totalmente anonima. La foto piace, sin troppo e Susie mi porta in giro per la città, ha voglia di farsi fotografare, si sistema la maglietta legandosela in vita, si aggiusta gli occhiali, i capelli ed il cappello. Si sente a suo agio di fronte all'obbiettivo di uno straniero che ha appena conosciuto e senza tanti permessi la ritrae. Sfilano i monumenti della città e lei di fronte. Mi sfiora le mani quando le chiedo qualche impostazione di una macchina che non conosco, come il suo sorriso e la sua borsa che lascia ovunque. Gli scatti si susseguono e nemmeno senza rendermene conto mi trovo addosso questo misto agrumi nelle mani. Non so cosa dicono gli studi di prossemica a riguardo ma questa interazione ha bruciato molto di quello che con una persona qualunque nemmeno arrivi a condividere in diverso tempo. il suo odore mi è penetrato nelle fibre dei vestiti, buono e persistente allo stesso tempo e mi ha lasciato il ricordo di una mattina insolita, con una persona che non rivedrò mai più e delle foto nella sua Canon. A.













