Hablamos con... Stefano Mazzoni
Esta semana os proponemos otra de nuestras entrevistas a gente joven, maja, inteligente y atrevida :)
Fue muy interesante conocer la experiencia de Stefano Mazzoni, crítico de arte italiano que actualmente reside en Cracovia. Con él hemos hablado de Polonia, arte, lengua y cultura.
Os animamos a descubrir algo más sobre la vida en Cracovia leyendo esta entrevista (en italiano):
Da Milano a Cracovia il salto culturale è notevole. Come immaginavi la vita in Polonia quando sei andato via dall'Italia?
Un amico mi aveva già raccontato della dolce vita di Cracovia, il suo spleen sfaccendato, le serate che non finiscono mai. Una delle cose che mi ha sorpreso immediatamente è stato scoprire quanto si balla in Polonia, dalle piccole feste improvvisate fino ai matrimoni in cui il cibo è un intermezzo nelle pause di ballo che uniscono generazioni differenti. Venendo poi da Milano, la differenza più vistosa la fanno i vestiti, qui è tutto meno ricercato e più spontaneo. Solo venendo qui ho capito perché Monika, mia moglie, mi diceva che alle fermate della metro in Italia sembra di stare a una sfilata di moda.
Qual è stato l'ostacolo più grande che hai dovuto affrontare prima di adattarti al modo di vivere polacco?
Imparare la lingua è stato difficile, ci ho messo molto tempo, passando per fasi di autentica disperazione. Eppure pian piano sono arrivato ad un livello intermedio-avanzato, che è già una bella soddisfazione. Il freddo, l'altro grande spauracchio (ricordo che c'erano amici che mi volevano a tutti i costi dare dei cappotti pesantissimi e parlavano di nasi e orecchie che possono congelare e poi devono essere amputati), non è stato poi un grosso problema. Basta vestirsi, bere qualcosa di caldo, e poi il freddo freddo, quello sotto i 20 gradi, dura soltanto un paio di settimane. La cosa più difficile è la durata dell'inverno, a marzo inoltrato o addirittura ad aprile vedere ancora la neve mi deprime, ma poi il primo sole è una gioia indescrivibile!
La vita culturale di Cracovia è intensa. Quali sono le attività alle quali partecipi? Quali le principali differenze con la cultura milanese, ad esempio?
Da quando è nata mia figlia latito un po', anche se non mi faccio mancare le mostre. In generale, la vita culturale di Cracovia ruota attorno ai musei storici e artistici e a diversi festival musicali che vanno dalla musica antica a quella contemporanea, passando per il barocco. Uno degli eventi più importanti è il festival di cultura ebraica, che cade tra fine giugno e inizio luglio, e offre una serie di workshop, incontri e concerti che culminano nel concertone finale in Ulica Szeroka, una delle principali piazze del quartiere ebraico di Cracovia, Kazimierz. A differenza di Milano, qui l'iniziativa è soprattutto pubblica, attraverso il Krakowski Biuro Festivalowe, teatri e il circuito museale. Mancano le gallerie private, che non sono sicuramente comparabili a quelle milanesi.
L'amore condiziona le scelte di vita, fa lo stesso con la lingua?
Sì, anche se con mia moglie parliamo soprattutto italiano, con amici e parenti il polacco è diventato la lingua comune.
Una parola polacca che ancora non riesci a pronunciare bene.
Una sola? In generale quando ci sono più di tre consonanti consecutive faccio piuttosto fatica. Una delle parole più difficili è wszystkich świętych, "tutti i santi", una delle piazze principali del centro di Cracovia.
Nella tua famiglia si respira aria di multicultura. Come siete riusciti a integrare le diverse esperienze e il modo di vedere il mondo?
Credo che gli angoli si siano smussati a forza di scontrarsi, con un po' di pazienza, dialogo e autoironia.
C'è un'abitudine o una tradizione polacca che hai interiorizzato e che senti tua?
Non sono sicuro di averla ancora del tutto interiorizzata, ma sicuramente ho imparato ad essere ospitale in un modo nuovo e più ampio.
Dalla Polonia arriva molto poco in Italia, secondo te a cosa è dovuto?
Ultimamente due grandi riviste italiane, come Limes e Internazionale, hanno dedicato ciascuna un intero numero alla Polonia. Nel mio piccolo ho contribuito parlando della scena artistica polacca su Artribune Magazine. In generale mi sembra che l'interesse per la Polonia stia crescendo. Mi viene in mente l'esempio del nord est italiano, salito all'onore delle cronache negli anni novanta. Anche in questo caso, è la crescita economica ad attirare i riflettori.
Se dovessi definire la Polonia con una parola, quale sarebbe?
Europa. Il centro geografico del continente si trova qui. E anche buona parte della storia recente del continente ha avuto qui uno dei suoi principali campi da gioco. Basti pensare all'inizio della seconda guerra mondiale o alla vittoria di Solidarnosc nelle prime elezioni libere in Polonia, qualche mese prima della simbolica caduta del muro di Berlino.
Consigliaci un libro, un film e un artista che possa avvicinarci alla cultura polacca.
Si dice che per capire veramente la Polonia si debbano leggere i diari di Gombrovich, ma ammetto di non essermici ancora cimentato, come film penso a L'uomo di marmo di Andrzej Wajda, come artista Artur Zmiewski, i cui video mostrano con forza estrema le contraddizioni della Polonia attuale.
Un progetto culturale che hai in mente di realizzare.
Con alcuni amici stiamo iniziando a mettere in piedi una piccola rivista on line in lingua italiana che parli della Polonia.