Cucine Abitabili - Aurelia
È più o meno mezzogiorno quando suono il campanello della casa di Stampace e mi risponde un ragazzo, Jonny. A quanto pare non sono l'unico ospite.
Apro il portone; devo salire fino al secondo piano. Durante la salita, mi accorgo che i gradini di ogni rampa di scale sono fatti di materiali diversi: prima di marmo, poi di lavagna, poi di granito grigio. E poi finalmente giungo davanti al portoncino dell'appartamento.
Ecco Jonny, camicia bianca, pantalone nero e stivaletti. Sta seduto al tavolo della cucina e appena si presenta un sorriso sincero si allarga sulla sua faccia e mi dice, con un tono di voce sostenuto, che la padrona di casa si sta facendo fare dei massaggi dalla sua amica Cristina. Non ha l'accento cagliaritano, ma i lineamenti sono sardi, ne deduco che sia un viaggiatore.
È forse questa prima impressione che mi porta a parlargli del libro che sto leggendo. Si tratta di una raccolta di racconti di Conrad e uno di essi tratta dell'avventura di un giovane marinaio alla sua prima esperienza come secondo ufficiale in un’imbarcazione che dall'Inghilterra si appresta a consegnare il suo carico a Bangkok. L'equipaggio ne passerà di tutto i colori: tempeste che comprometteranno la struttura, un carico di carbone che prenderà fuoco, uomini che abbandoneranno l'impresa. Decido di leggere a Jonny un pezzetto di questo racconto in cui il giovane marinaio, dopo aver affrontato queste avventure, consapevole di cosa sia riuscito a superare, si ritrova a fantasticare su quello che troverà una volta approdato: spiagge dorate, frutti esotici, donne e uomini dalla pelle bruna. Davanti a lui c'era l'Oceano Indiano e la sua giovinezza.
“Scusami, ti sto annoiando”. Cambio argomento: “Tu cosa fai nella vita?” “È curioso che tu mi abbia letto questo passaggio perché io nella vita faccio lo skipper e fra due settimane andrò a Bangkok”. Sorrido di questa bella coincidenza, e ci accendiamo una sigaretta.
Non mi ero sbagliato su di lui, questo ragazzo è un vero viaggiatore, e glielo si legge in faccia. Mi racconta di quando è stato a Marsiglia per imparare l'arte del navigare. La scuola che ha frequentato adotta una modalità di pagamento piuttosto originale: non si paga in denaro ma in lavoro, due mesi di lavoro al cantiere navale equivalgono a due settimane in mare con un istruttore. Per me è come ritrovarmi a parlare con uno dei personaggi di Conrad. Non credo che il sentimento che anima un marinaio sia mutato con il passare dei secoli. L'amore che i marinai del passato, come Conrad, provavano per il mare è lo stesso che provano i marinai di oggi. Un amore unico. Io trovo che ci sia tanta poesia. Nel frattempo, Aurelia ha finito il suo massaggio e ci raggiunge in cucina.
Sono all'ultimo piano del palazzo. La casa si sviluppa attorno al cavedio che vivo come se fosse un giardinetto, è da qui che arriva tutta la luce che illumina la casa. Vi si può accedere dalla cucina, dal salottino e dalla zona notte. Quello che mi piace della zona esterna è il piccolo bagnetto fatto di listelli tinteggiati di bianco . Dalla cucina si può arrivare ad una stanzetta da letto, separata da una porta finestra che conduce ad uno stretto salottino che, a sua volta, fa da anticamera alla zona notte.
Rimaniamo solo io e Aurelia, mettiamo s un po’ di musica: Battiato, Leonard Cohen. Arriva Kenza, una ragazza francese che soggiorna qui per un breve periodo.
È quasi l'una e per pranzo ci sono in programma spaghetti con le vongole. Mi chiede di raccontarle come sia nato questo progetto e come si svilupperà. Sarà questo l’argomento principale durante il pasto.
Andiamo a fumare fuori. Filtra una luce fortissima, il cielo è limpido anche se riusciamo a vederne solo una piccola fetta. Siamo tutti visibilmente più rilassati, e sorridenti. “Johnny è arrivato il tuo turno, andiamo a fare il massaggio” parla Cristina
Io rimango in cucina con la padrona di casa che, rivolta verso la camera da letto, dice “Vi disturba se metto un po’ di musica?” La risposta è un pigro: “No, no.”
Mi propongo per lavare qualche piatto ma il permesso non mi viene accordato. Mentre annoto qualche appunto sul diario, Franco Battiato e Leonard Cohen fanno da musica di sottofondo.
Torna Jonny, ancor più rilassato di prima. “Ste, io e Jonny ora usciamo, ti dò le chiavi di casa”. Scendiamo tutti insieme, i due salgono sulla moto di Jonny e salutano me e Cristina. Mi offro di portarle il suo materassino per i massaggi fino alla fermata del bus in Piazza Matteotti. Il materassino di gomma piuma, ripiegato più volte, ha l'aspetto di un parallelepipedo. Sembra pesante a prima vista e io sembro un cretino convinto di passare per uno che solleva montagne.
Ora devo trovare qualcosa da fare. Prima cosa: le scalette di Piazzetta San Sepolcro, dove posso continuare la mia lettura. Conrad mi farà compagnia sino all'arrivo della masnada di bimbi che ogni pomeriggio giocano qui in piazza. Metto il libro in borsa e mi dirigo verso il Quartiere alto. Passo a far visita ai miei amici nel loro studio.
Squilla il telefono: “Ste noi stiamo andando al Quartiere vicino al porto, in una chiesa oggi canta il coro di Ortobene, vieni?”. E ci mancherebbe.
Il pubblico è il più eterogeneo che si possa aspettare all'interno di una chiesa, ci accomodiamo per terra e ascoltiamo il coro in silenzio. Gli abiti tradizionali sono molto belli, le voci altrettanto. Ma siamo arrivati a concerto già iniziato e dopo mezz'ora siamo di nuovo fuori.
“A casa c'è carne in brodo, ti piace?” Certo che mi piace, e appena torno mi mangio un po’ di carne e una patata intera.
Questa notte loro non usciranno e, dopo aver mangiato, io decido di accomodarmi sul divano del piccolo salottino per continuare a leggere. Loro son seduti quasi di fronte a me e mentre leggo riesco a notare i loro movimenti con la coda dell'occhio. Sono seduti nella stessa poltrona uno davanti all'altro, Jonny la massaggia, prima la schiena, poi le braccia. Lei è profondamente rilassata e insieme sono bellissimi. Sto osservando due bellissimi Individui. Il silenzio del salottino viene interrotto per un instante dal mio: “Buonanotte” pronunciato sottovoce. Ho a disposizione un mazzo di chiavi e decido di fare una passeggiata.
Trascorro un paio d’ore in compagnia di qualche amico e poi decido di tornare. Faccio piano, non voglio rovinare il silenzio. Mi stendo sul letto.
La mattina Jonny non c'è ma Aureliaè già sveglia. Beviamo un caffè con Kenza, e poi devono uscire per andare al mercatino di Viale Trento. Le accompagno per un breve tratto sino alla Villa di Tigellio, dove lei racconta alla sua ospite francofona la storia dell'edificio e del suo antico proprietario.
Loro proseguono verso il mercatino io mi dirigo verso la stazione. “A presto, buona giornata”.








