"Danza con i miei occhi" - il workshop di Ernesto Spinelli, #pt 2. Incontro con il copywriter Stefano Palombi.
Il nostro resoconto sul workshop Danza con i miei occhi (vedi http://dnascritture.tumblr.com/post/64695467042/ernesto-spinelli-metamondi-e-danza-con-i-miei-occhi), curato da Ernesto Spinelli - una delle tante iniziative di Romaeuropa Festival dedicate all’ IN-formazione - prosegue con un’intervista a Stefano Palombi (copywriter, regista, poeta, viaggiatore, fotografo, scrittore), di recente ospite del laboratorio tenuto dal regista di Metamondi. Abbiamo cercato di indagare il contributo di Palombi al workshop di Spinelli dedicato ai rapporti che intercorrono tra la danza e le nuove tecnologie digitali e le possibili relazioni che si instaurano tra l’operato dell’autore degli Haiku in Brooklyn e il lavoro che sta portando avanti Ernesto con i ragazzi di Danza con i miei occhi.
Haiku in Brooklyn nasce nella mente di Stefano Palombi dal desiderio di immaginare una storia per alcune antiche poesie giapponesi: da queste sceneggiature nasce lo short film girato a Brooklyn che è stato selezionato allo Short Film Corner di Cannes, al Big Apple Film Festival diNew York e all'ACT NOW FOUNDATION di Brooklyn. L’opera digitale di Palombi ruota intorno al valore del racconto, alla capacità di riferire senza ricorrere alla didascalia o alla definizione eccessiva, alla volontà di mantenere viva una sorta di sospensione. La sua è una scrittura che lascia degli spazi e dei margini aperti che permettono alle emozioni interne di emergere in superficie mediante l’uso dell’immaginazione. Si tratta, dunque, di una scelta poetica che ha come ideale primario il lasciare al pubblico la possibilità di proiettarsi e raccontarsi all’interno dell’opera. Accostando il mondo antico dei poeti vagabondi e solitari all’ universo caotico della metropoli americana – e lasciando che questi due piani, pur intrecciandosi, mantengano intatta la loro autonomia – Paolombi rigetta l’analogia come mezzo di costruzione della narrazione e sottolinea, invece, nel suo gioco di continui rimandi ad altre realtà, il valore essenziale della polifonia e del contrappunto.
La relazione di convivenza che si instaura tra l’antico e il contemporaneo, il desiderio di immaginare una storia sfruttando i piccoli spazi e stando sempre attenti a partire da una motivazione profonda e intrinseca al lavoro, la decisione di avvicinare delle sequenze in modo non didascalico, sono tutti temi che ritroviamo in Danza con i miei occhi, il workshop di Ernesto Spinelli dedicato alla video-danza, un’arte che ha fatto della brevità e del racconto i suoi elementi chiave. Il regista curatore del laboratorio targato Romaeuropa mira a ottenere mediante la danza un’immagine in-diretta che viene associata in maniera armonica alle parole, al fine di accentuarne il substrato emozionale.
Spinelli, come Palombi, sembra volersi soffermare sul significativo e progressivo ritorno alla narrazione a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi. Il passaggio dalle parole alle immagini è stato legato alla crescita esponenziale dello sviluppo tecnologico; tuttavia, questa strada oggi sembra sboccare in un vicolo cieco, in un lento esaurimento di risorse: dopo la cultura dell’immagine è forse giunto il momento di ripensare al valore della comunicazione verbale, alla bellezza della parola, senza però trascurare il fondamentale insegnamento figlio dell’epoca che adesso sta trascorrendo, ovvero che per ottenere un risultato espressivo delle volte basta solo un attimo.
Ernesto Spinelli, allora, immagina di far danzare “in napoletano” l’ Umile Italia di Pier Paolo Pasolini, perché probabilmente quello di cui l’arte oggi ha bisogno è riscoprire una povertà gioiosa.
A cura di Elisa Biscotto e Angela Bozzaotra
foto dal sito http://www.stefanopalombi.com/











