Steve McCury, Kabul, Afghanistan, 2002

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Steve McCury, Kabul, Afghanistan, 2002
Steve McCurry - Composition
In our Research class on Monday, we discussed composition (as a previous post mentioned). The class was shown this video by the photographer Steve McCurry where he discusses composition. I decided to post the link to the video here for future reference as I believe he explained each technique really effectively.
https://www.youtube.com/watch?v=7ZVyNjKSr0M
Steve McCurry Shares His Philosophy on What Makes a Good Portrait - My Modern Met
Kabul, Afghanistan, 2002, Steve McCury.
Tibet, Lhasa, 2000. Devotees prostrate outside the Jokhang Palace, Steve McCurry.
Featured Photographer: Steve McCurry
Featured Photographer: Steve McCurry
“Those who do not know the past are doomed to repeat it” – Camus
Steve McCurry is a name that will be familiar to many, yet few photographers have the luxury of being a household name. Steve is almost there. Only history will decide whether he is worthy. For those of you who are familiar with his work, and for those who are not, take some time, explore it for yourself, and you decide. There…
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STEVE MCCURRY – AFGHANISTAN ’79 E LE STORIE CHE DEVONO ESSERE RACCONTATE (1/6)
Il pezzo che segue è il primo di una serie di sei articoli che verranno pubblicati sul fotografo americano Steve McCurry. Il secondo articolo della serie uscirà mercoledì 8 aprile.
La prima foto è un affidarsi. Si vedono tante persone di etnia Pashtun con il capo chino. Davanti a loro, a terra, una stuoia ricoperta di vecchi fucili sovietici. Al centro se ne riconosce uno tenuto insieme a fortuna, sperando che faccia il suo dovere quando la storia chiama e una battaglia, o l’atto di una resistenza, deve fare il suo corso. Ci sono più uomini che fucili. La foto è tagliata, il quadro è limitato. Ma è una realtà. Le armi non ci sono, non ancora; non una per ogni combattente. Ma arriveranno, ci sarà un alleato forte. Il più forte di tutti, che farà arrivare missili contraerei dal Pakistan, a dorso di mulo. Le persone nella foto sono mujaheddin. I combattenti della jihad, della guerra santa islamica. Ma è tradizione di una vecchia stampa che dava poco conto alla terminologia specifica. Oggi dire mujaheddin è un cosa che inquadra un combattente verso un sistema di fondamentalismo che invece, dentro quella foto, è molto più sfumato verso l’appartenenza ad uno specifico territorio. Dal 1973 l’Afghanistan è una repubblica. Traballante; sono gli anni settanta del comunismo mondiale. Infatti traballa un po’ troppo, zoppica, e poi quando cade sarà guerra. Invadono i russi, ancora. I comunisti d’Europa sono chiamati all’ennesimo atto di fede cieca verso un imperialismo rosso. Dopo la Polonia. Dopo l’Ungheria. Dopo la Cecoslovacchia. I russi arrivano per combattere i mujaheddin, che quel governo repubblicano fantoccio russo non lo vogliono. Arriveranno anche gli Stati Uniti, ma dall’altra parte. Finanzieranno proprio coloro cui faranno una guerra all’inizio del millennio successivo, cosa che a guardarla oggi suona addirittura ossimorica. Nel frattempo, da una parte URSS, dall’altra USA. Una guerra tra loro, ma con pedine estranee, come fu la Corea nel ’50 e come fu poi il primo Vietnam.
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