Odi et suco
Una volta ho letto un articolo che parlava di ex fidazati, tipizzazione e classificazione, un po' come guardare il culo di un gatto e capire se è maschio o femmina. Io ci ho provato molte volte, ad alzare la coda dei gatti e a farmi spazio tra la peluria per capire di che sesso fosse il mio nuovo amico: non ci sono mai riuscita. Non sono mai riuscita a catalogare niente, neanche gli ex. Cercavo di farmi strada tra le varie categorie e sottodistinzioni, quando ho imparato una cosa nuova: mai sottovalutare il potere della SUCA, ossia il potere che ha il cosiddetto "ex-lasciantes" di ridurre a merda l'ex-lasciato, ora definito "ex sucantes". Tra me e me ho pensato: "Cavolo, ma esisterà davvero questo potere della SUCA? Spero di no, perchè odierei essere una Sucantes. Io non suco nella vita, al massimo mi faccio un pianterello". E invece no, oggi questa forza oscura ha preso il sopravvento e, tra piagnistei e vittimismo aggressivo, mi sono dovuta mettere le scarpe, il cappotto, il mascara waterproof (che non è a prova di cesso, per inciso) e mi sono recata nel grande palazzo della Suca, a scrivere il mio nome nel grande libro d'oro della Suca. Lungo la strada ho riconosciuto dei volti familiari, tipo mio padre; c'era anche qualche mio ex che ancora doveva andare a depositare la firma settimanale, quella che i poliziotti della Suca usano per assicurarsi che i Sucantes non si ribellino al supremo potere. Ho scritto la firma, la data di nascita, il codice fiscale, il giorno esatto in cui la Suca mi ha ridotto peggio di quella volta in cui mi sono sporcata di colla Attak il vestito più bello. Poi ho beneficiato di un buon caffè al gusto di All by myself, offerto gentilmente dal bar di Sucalandia, e sono tornata a casa. Ne ho visti molti, di Sucantes, Ho asciugato le loro lacrime e ho citato qualche canzone di Taylor Swift per aiutarli ad andare avanti.
Sucare è uno step fondamentale per l'essere umano medio, ci illude che per una sorta di evoluzionismo emotivo la prossima volta sarà quella giusta e per citare Venditti: "Sucare non sarà mai il mio mestiere". Ho sempre pensato che io fossi superiore, forte della descrizione che Paolo Fox e mia madre hanno sempre dato del mio segno: sei una razionale, hai la faccia tosta, non proverai mai nulla al di là del tuo egocentrismo naturale. E forse ho deluso il buon Paolo, che credeva davvero che da brava Vergine avrei spadroneggiato ancora per un po' tra i Lasciantes più in voga, che mai e poi mai il mio nome sarebbe stato inciso nel libro d'oro della Suca. Ma va bene così. Il lato bello di essere Sucantes è che non devi fare niente. Non hai una coscienza da ripulirti, né gesti eclatanti da fare. Te ne stai lì, spaparanzato sullo stesso divano che ha raccolto le lacrime di Bridget Jones e Carrie Bradshaw, e non fai un bel cazzo di niente. Suchi. Il lato butto, ovviamente, è sucare. Ma, c'è un però. Sin da bambina ho fatto sempre tesoro delle esperienze altrui, come se la morte di Amy Whinehouse mi avesse insegnato che pippare fa male, anche se non ho mai pippato. Oppure, guardando le mie amiche piangere per lo stronzo di turno, ho capito che piangere è solo una finzione: fingi di volerti buttare solo perché speri che lui venga lì a dirti che ha sbagliato e che quell'altra ha il culo più moscio del tuo; poi quando il tuo, di culo, tocca terra e il trauma cranico ormai è pura poesia, l'ultima cosa che senti è lo Stronzo che borbotta "Era ora che quella palla si buttava, non ce la facevo più a sopportare gli appostamenti sotto casa".
Il punto è che sono una Sucantes in piena regola, questo si è capito, e come tutti i Sucantes guardo i video dei life coach, mi iscrivo in palestra, vado a ballare e torno a casa col mal di piedi che mannaggia a me, le discoteche non mi sono mai piaciute e suco così tanto che manco un limone sono riuscita a tirare. Ma sono una Sucantes da una botta e via, ossia non avrò più bisogno di tornare a scrivere il mio nome su quel libro maledetto. Almeno per stavolta. Perché non c'è nulla di male nell'essere lasciati, nello strisciare, nell'ascoltare canzoni di merda. Ma il punto è che bisogna lasciarsi lo spazio per sucare. Soffrire. Morire. Risorgere. E questo l'ho imparato osservando, ma anche amando. Probabilmente nel modo sbagliato, probabilmente in un modo eccessivo. Ma amare significa mettere in conto di dover sucare, forse o prima o poi. E quindi non è vero che un giorno mi sveglierò accanto all'uomo perfetto, quello a cui non devo chiedere mai nulla, quello che non fa le puzze sotto le coperte e che accetterà il fatto che non mi piacerà chiamare "Mamma" la donna che gli ha donato la vita. O meglio, non mi pongo proprio il problema. Non è vero che sucare sarà più raro, non è vero che non tornerò Sucantes, non è vero che ogni giorno che passo sul divano di Bridget Jones mi avvicina al mio Mr Big. Carrie ha sucato parecchio, e comunque Mr Big l'ha lasciata all'altare. E' vero che suco. Come non mai. Odio. Mi vengono i conati a vedere la gente più felice di me. Sputo rabbia, vomito alienazione, sudo paura. Ma almeno ho amato. Forte. Sempre. Per la prima volta in venti anni, mi sono messa in gioco e ci ho rimesso una buona fetta di cervello. E voglio sucare, sucare come non mai, voglio strillare forte che sucare è tutto ciò che mi rimane da fare, ma almeno non sono costretta a tornare a lavarmi la coscienza alla Suprema Fontana SmacchiaAnime del Regno dei Lasciantes.
Perché vincere non si può, quando si parla d'amore. Si perde sempre qualcosa: io il contegno dopo tre shot di tequila, il sorriso di fronte ad una bella giornata di sole, la capacità di commuovermi, ché da brava Sucantes ho perso tutte le mie lacrime nel vano e penoso tentativo di conquistare il mio Lasciantes. Tu, fottuto Lasciantes, hai perso la mia purezza, la mia dedizione, la mia voglia di fare l'amore anche quando non c'era più voglia di campare. Hai perso il mio naso all'insù che ti solleticava l'incavo del collo per ricordarti che è possibile sentire qualcosa, guarda me che mi getto tra le fiamme pur di splendere ai tuoi occhi. Hai perso la mia onestà, la mia bontà, il mio rossetto rosso e i miei modi di fare strambi che ti hanno sempre strappato un sorriso. Hai perso i miei baci, il mio fare materno, la mia bocca grande, le mie parole di velluto. Hai perso, Lasciantes, hai perso la bellezza di una Sucantes, hai perso la primavera nel cuore, hai perso i miei sguardi di fuoco. E no, ora non sto sucando, sto dicendo la verità. Entrambi abbiamo perso, ed entrambi ci siamo guadagnati questi stupidi cartellini. Ma quando sarai Sucantes, spero per una Lasciantes cattiva da morire (eccolo, il potere della Suca che si impossessa di me), spero mi cercherai con lo sguardo e, non trovandomi, ti renderai conto che la Suca non ha poi tutto questo potere. Perchè io, prima che Sucantes o Lasciantes, sono Amantes.
E tu sei una merda.
Ah, se smacchi l'anima con il Dixan vedi che viene via prima, la merda. L'acqua della Suprema Fontana SmacchiaAnime non porta via tutto.










