ANDY BUTLER (HERCULES & LOVE AFFAIR) @ T-MAG (2022) by Daniele Fummo

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ANDY BUTLER (HERCULES & LOVE AFFAIR) @ T-MAG (2022) by Daniele Fummo
Haute Horlogerie - Patek Philippe - T-Mag
Sculpture by Claude Eigan
Johann Besse
T-Mag
L'intervista integrale rilasciata a T-Mag.
Intervista a T-Mag - "L'italia ce la farà"
Qui potete trovare una mia intervista rilasciata al magazine online T-Mag.
LA POLITICA. UN LAVORO QUOTIDIANO E BELLISSIMO.
Domanda: parliamo di primarie. Siamo arrivati alle primarie per i parlamentari
perché non si è riusciti a cambiare la legge elettorale, nonostante i ripetuti appelli
del Capo dello Stato. Perché si è mancato questo importante obiettivo, che avrebbe
restituito credibilità e ridotto la disaffezione e l’antipolitica?
Risposta: Purtroppo un Parlamento di eletti, e non di nominati dai partiti, non
era l’obiettivo del Centro-destra. I loro annunci, spesso trionfanti, si sono rivelati
un misero bluff, finendo per bloccare progressivamente, ma inesorabilmente la
riforma. Per questo il PD ha pensato fosse giusto, seppure in tempi tanto stretti,
ricorrere nuovamente allo strumento delle primarie, introducendo di fatto una
prassi innovativa e molto interessante, di partecipazione diretta dell'elettorato.
D: primarie con regole che hanno però sollevato polemiche, si dice che così fatte solo
pochi possono veramente partecipare…
R: Partendo dalla considerazione che tutto è perfettibile, che di sicuro non
ci troviamo di fronte al miglior sistema possibile, vorrei però far notare che
questa volta la selezione dei parlamentari non uscirà dalle chiuse stanze di una
Direzione di partito. Dipenderà invece dalla consultazione diretta dei milioni
di cittadini che già hanno partecipato con entusiasmo e rinnovata fiducia alle
primarie per la premiership Bersani/ Renzi. Inoltre voteranno tutti gli iscritti al
Partito Democratico. Le firme di iscritti, da 50 a 500 a seconda dei territori,
necessarie per accedere alla candidatura, possono aver costituito un ostacolo
per molti. Il Partito Democratico ha dovuto coniugare, con coerenza, la doppia
esigenza, di rinnovamento da una parte, e di garanzia del suo percorso politico
e culturale dall’altra. E’ una bella storia, antica e nobile, che non merita di essere
rottamata ma, al contrario, che dovrebbe essere rilanciata. Il qualunquismo di
anni di antipolitica è stato purtroppo alimentato dal malcostume di molti, anche
al nostro interno, ma soprattutto da un governo impresentabile e cialtrone, che
ha messo all’angolo anche chi viveva la politica con spirito di servizio. Ancora
oggi quel ruolo chiave di rappresentanza democratica viene spesso oscurato da
sentimenti che inducono il parlamentare al pudore o addirittura alla vergogna.
Serve una ‘operazione dignità’, di reciproco ri-accreditamento, che restituisca un
rapporto sano tra la politica e le persone che fanno questo straordinario Paese.
In questo senso va l’impegno del PD, come ‘casa di vetro’. C’è molta attenzione
all’interno del partito riguardo all'introduzione di regole elettorali che potrebbero
rafforzare, anziché indebolire, sistemi di organizzazione del consenso non
trasparenti o ai limiti della legalità, e qui mi riferisco sia ai finanziamenti che
alle clientele. Rispetto a queste logiche, il Parlamento deve garantirsi migliore
autonomia e maggiore spessore. Le primarie di un partito sono una strada
di innovazione che contribuirà a rinnovare il desiderio di partecipazione nella
società. Il fondamento della democrazia è proprio la partecipazione.
D: Quali sono, a suo giudizio, le priorità da affrontare nella nuova legislatura?
R: Credo sia centrale e prioritario avviare una politica finanziaria e industriale
che permetta al nostro Paese di uscire dalla crisi. Riconosco meriti al Governo
Monti, ma ora si deve tornare ad una politica capace di fare sintesi tra sviluppo
e welfare. Credo che la prima analisi da sviluppare sia quella sulle "relazioni
pericolose" tra Stati e banche. La politica si deve riappropriare delle capacità di
indirizzo e deve avviare finalmente quel processo europeo che metta accanto
all'unione bancaria tutta la forza dell'unione politica. Immediatamente legato al
tema finanziario e industriale vi è quello del lavoro. Mi sembra oggi chiaro che
troppa flessibilità non aiuta la crescita, ma anzi alimenta la precarietà che è parte
in causa del ripiegamento del nostro tempo. E’ necessario ristabilire un ordine
virtuoso, con un nuovo modello economico.
D: la politica industriale italiana però va verso una tendenza di cessione a capitali
esteri…
R: penso sia utile fare un esempio. In Italia esistono dei gioielli industriali come
Ansaldo Energia che non devono assolutamente essere svenduti, oltretutto
a concorrenti esteri. Ansaldo è un azienda che può continuare ad offrire alti
standard tecnologici ed ad opportunità occupazionali alla nostra realtà produttiva.
Penso poi a centri d'eccellenza, come l' Agenzia Spaziale italiana, che si vedono
progressivamente ridurre i fondi. Non si capisce che meno si investe, più ci si
impoverisce e si ipoteca il futuro delle nuove generazioni.
D: l'Italia può farcela?
R: l’Italia ce la farà. Il nostro non è solo il "bel paese" dei luoghi comuni. Il
popolo italiano è dotato di capacità creative e culturali straordinarie; sono questi
gli ingredienti per uscire dalla crisi. Le donne e gli uomini da soli però non
possono farcela, ci vogliono le istituzioni, un Parlamento, un governo, enti locali
che accompagnino queste doti, che sappiano mettersi in contatto e in relazione
creativa con questa società reale, con i cambiamenti che essa già esprime, il
rinnovamento che chiede. Bisogna saper cogliere le necessità e i bisogni, senza
contrarsi in una visione di auto-conservazione. Il Paese può farcela solo con un
nuovo patto tra generazioni, che sappiano vivere insieme un momento difficile,
ma sicuramente di grandi e nuove opportunità. Il cambiamento può far paura
ed indurre a chiudersi nel lamento o nella rabbia populista. Se affrontato con
coraggio e insieme a dei compagni di viaggio, diventa l’occasione della scoperta
che un altro mondo è possibile.+
FONTE: T-Mag
del rey
“La politica Italiana – spiega a T-Mag Davide Bennato, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania – non ha mai preso sul serio internet come strumento di avanzamento economico e sociale, basti pensare ai fondi che sono stati dirottati dai progetti di banda larga ad altre attività. Il vero problema non è tanto l’innovazione, tema di cui si parla tanto ma spesso tradotto in azioni politiche poco concrete, ma la consapevolezza che un’agenda digitale con degli step riconoscibili e condivisi possa avere senso solo se integrata con politiche di ampio respiro e sistemiche”.
Agenda digitale: i ritardi culturali e strutturali dell’Italia | T-Mag | il magazine di Tecnè
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