Volunia: quando la comunicazione vuole sopperire la mancanza di contenuti
Su Volunia si è detto e si è scritto parecchio.
A me sembra, andando a ridurre ai minimi termini, che il prodotto non ci sia mai stato. Strumenti utente, esperienza di navigazione, concezione del web, innovazione tecnologica tutto pari a 0.
Si è trattato solo di un'operazione di comunicazione sparata sul mainstream mediatico: "Arriva il Google italiano" oppure il "papà di Google rivoluziona il web".
A dire il vero, neanche la comunicazione ha poi funzionato granché e lo abbiamo visto già durante la presentazione.
Ora, a me ste trovate markettare a dire il vero infastidiscono anche un pò e pertanto non posso che condividere il giudizio negativo di techeconomy.it su quella che è un'altra trovata di comunicazione: la lettera con cui Marchiori lascia il progetto.
Viene da pensare che Marchiori in fondo sia davvero un genio. Per un paio di citazioni in un paper è diventato il “padre dell’algoritmo di google”. Si è reso protagonista di una delle presentazioni più sconclusionate della storia del Web e tutti lo hanno osannato come il grande innovatore italiano (una specie di Sylvester Stallone della matematica). Ha rilasciato in beta un motore di ricerca così malmesso da costringerlo, per fare le ricerche, ad una partnership con un altro motore di ricerca eppure nessuno si è meravigliato. Ha paragonato i suoi utenti a galline che grazie a lui avrebbero imparato a volare …e nessuno lo ha mandato a quel paese. Nemmeno quando dopo aver lanciato Volunia come un motore di ricerca qualcuno ha ipotizzato che in fondo Volunia non fosse proprio un motore di ricerca ci si è chiesti se non ci fosse qualcosa che non andava in tutta la storia.
Ma la cosa più significativa è che dopo essersi reso protagonista di un fallimento dietro l’altro pubblica una lettera nella quale, senza dire nulla di concreto, annuncia che lascerà il suo progetto (dissociandosi da se stesso?). Naturalmente per colpa di “altri”. Presumibilmente brutti e cattivi. E tutti i giornali la pubblicano pedissequamente, quasi fosse una lettera aperta del Presidente della Repubblica. Ditemi voi se tutto ciò non vuol dire essere dei geni della comunicazione.
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