Amore mafioso
Il corteo portava in trofeo improbabili bandiere a sfondo giallo con l’effige della decapitazione di un magistrato e le tipiche bandiere arcobaleno, utilizzare per la difesa dei più deboli dai movimenti LGBT. Nella piazzetta dove si stava svolgendo il corteo era parallela alla strada che che Mario doveva fare per tornare a casa. Anche da lì si sentiva lo schiamazzare del comizio, del tutto improvvisato, che stava per iniziare. In quel momento salì sul palchetto di cartone e prefabbricato Don Scanizzcuol, boss mafioso che per primo aveva deciso di portare alla conoscenza del grande pubblico che ci fossero rapporti intimi e omosessuali tra mafiosi, anche tra boss di famiglie diverse, per tenere sempre tutto all'interno dei clan. Infatti Scanizzcuol era stato arrestato per concorso esterno in associazione di stampo mafioso, e dopo essere stato messo in prigione con Lorenzo U’ Lurdidu e Giovanni U’Scannaporcu, aveva iniziato a provare un certo piacere nel prenderlo mel culo, tanto che ogni domenica recitava all'orecchio dell'amato Scannaporcu "dacci oggi il nostro cazzo quotidiano". Di notte i tre si inculaano con talmente tanta foga che i vicini di cella non riuscivano a dormire. Alla fine spostarono Scanizzcuoll in isolamento, dove scrisse il suo capolavoro “Amore mafioso”, libro dove raccontava 40 anni di omosessualità latente e come essa potesse essere perfettamente in linea con la filosofia mafiosa, al grido di "inculiamo lo Stato!".
Scanizzcuol rifletteva nel libro anche sulle immagini tipiche che dipingono il mafioso: pieno di soldi derivanti dalla malavita, che pippa coca in ville di lusso a bordo piscina circondato da grandi gnocche. Lui combatteva contro questi stereotipi dicendo che la bamba, le ville e la piscina ( magari anche abusina e da condonare) potevano anche starci ma che le ragazze in piscina nonle avrebbe volute, preferendo quei gran bei maschioni dei picciotti, pure in giacca e cravatta e col mitra in mano, dentro la piscina, e le picciotte con le pistole a fare da guardia alla piscina. Subito intorno a lui era nato tutto un movimento di boss rinchiusi da anni in isolamento che avevano iniziato a manifestare apertamente la loro omosessualità, tanto che alcuni si erano anche offerti di collaborar epur di poterlo buttare nel culo un'ultima volta. Con totò Rintintina funzionò, ma ci vollero circa 4 confezioni di viagra e una di Vigorsol per ravvivargli l'attrezzo, e alla fine spiegò che in realtà quando arrestarono Provenzano in realtà sis tava cercando il fratello gemello di Andreotti, che nessuno conosceva, dato che quello originale di Andreotti si era suicidato dopo l'omicidio Moro. Insomma era stato un puro caso. L'opinione pubblica reagì benissimo a questa storia dei mafiosi gay, tanto che era considerata da tutti una cosa bellissima e Facebook aveva pure deciso di proporre l’opzione di una testa di cavallo mozzata su sfondo arcobaleno per festeggiare la giornata mondiale dei boss mafiosi LGBT. Ma a Mario queste cose non interessavano, ascoltò un pezzo del comizio mentre finiva la sigaretta e poi si avviò verso la sua vecchia scuola media che si trovava su un altro percorso che l’avrebbe condotto a casa.
Storia completa
http://www.theincipit.com/2014/06/mario-luca-giovagnola/5/















