E non avrò bisogno della valeriana, degli psicofarmaci, del Lexotan
Effettivamente uno poteva anche aspettarselo, non dico il rimprovero in sè, il semplice avviso di un amico che ti dice “hei, forse stai un po’ facendo una cazzata”; forse non dovresti metterti in situazioni che potrebbero far sentire a disagio altre persone di tua spontanea volontà, forse e dico forse per una volta potresti mettere da parte il tuo ego e dire di no. Invece la nostra ansia del successo, le nostre frustrazioni artistiche velleitarie ci portano sempre a scegliere la strada più difficile, quella tappezzata di ricordi rimorsi, a cui aggiungeremo i soliti nuovi rimpianti. Io non ho idea di quello che sto facendo, esistere e basta o perdere tempo, essere protagonista o meno di questa corsa folle. Come diavolo siamo arrivati ad avere vent’anni già e non più nemmeno? Cos’è cambiato da quell’afoso pomeriggio di giugno in cui sono stata distesa per tre ore sul pavimento di camera mia fissando il soffitto e pensando voglio essere una persona migliore, tutto quello sforzo nell’esserlo è davvero servito se adesso mi ritrovo punto a capo? Spiazzarsi per ri-piazzarsi, suppongo, è così che dicevi. Imparare a sostenersi da soli e indurire la pelle, non mostrare le proprie debolezze, sì insomma andare contro natura. Nascondersi negli svaghi e nelle passioni, non fidarsi mai di nessuno, diventare un vecchio amareggiato esattamente come mio padre e poi morire soli pieni di odio verso se stessi e verso questo mondo ingrato che ci ha fatto tanto male, mio dio! Che cosa c’è di sbagliato nel sogno di un adulto?
Poi certo non mi dispiacerebbe essere brava come Thurstone Moore, ma i sogni si sa “son poca cosa”...













