2014 - ?
Giorno 2/7 867/490 km.
"Ti prego, resta".
Ricordo quando entrai per la prima volta su quel gruppo WhatsApp, quando scambiai le prime parole con te.
Ci capitava di parlare di tanto in tanto e andando avanti ci capitava sempre più spesso. Quante ne abbiamo passate io e te, eh? Ci ponevamo domande che la notte non sognavamo neanche di dormire.
Parlavamo, parlavamo e piano piano entravamo l'uno nel mondo dell'altro, senza far rumore, senza un passo di troppo. Ogni giorno era difficile, lo so. Nonostante ciò, non avrei mai permesso e ho sempre cercato di fare il possibile per non perderti.
Ricordo quante volte ci siamo allontanati, quante volte la distanza che ci slegava sembrava essere oramai troppa, quante volte ho lottato per trattenerti, quante volte ho vinto, quante volte ho perso.
Effy. Era questo il soprannome che ti avevo dato. Ti chiamavo così e ti piaceva un sacco, almeno all'inizio. Dopo un po', com'è ovvio che sia, le cose cambiano e quel nomignolo ti stava stretto. Non ti apparteneva più, ecco. Tu volevi essere te stessa e hai fatto il possibile per esserlo. Ora lo sei pienamente. E non adesso, ma già da un po' di tempo.
Ti ricordi quanti giorni abbiamo passato a ridere citando "my little pony"? Ti ricordi quante volte abbiamo fatto le 3 di notte a consolarci a vicenda?
Le parole che ho riservato a te, gli auguri di compleanno, quelli di buon anno o semplicemente quei messaggi che ogni tanto mi piaceva mandarti per ricordarci cosa fossimo o chi fossi per me non li ho mai concessi a nessun'altra persona. Mai. E mai lo farò. La tua è l'unica conversazione su whatsapp che non abbia mai cancellato, la tengo lì con tutti i nostri segreti taciuti al resto del mondo.
Io e te non ci siamo mai visti. Troppa paura, troppa soggezione, troppo "strano". E non ti preoccupare, ehi, non ti preoccupare.
"Non ho mai accettato che tu ci fossi e mi capissi più delle altre persone che ho attorno".
Quella tua frase, quel tuo messaggio lo ricordo a memoria. Era esattamente la stessa sensazione che vivevo io con te, dall'altro lato d'Italia.
Poi, l'università. Io Roma, tu il posto perfetto dove poter coltivare la tua passione. Sei cresciuta, sei tanto cresciuta. Qualche giorno fa ti ho risentita dopo un bel po' di tempo, mi si è riempito il cuore d'orgoglio a sentirti parlare dei tuoi studi, di come le cose stiano andando bene. Sei sempre stata una ragazza in gamba e ora, ora stai diventando una Donna.
Quando tutti gli altri mi dicevano e ci dicevano di lasciarci perdere, noi non gli davamo retta. Non gli abbiamo mai dato retta.
Ma tu, tu sei sempre stata così. Perché riesci a cogliere e godere delle cose più piccole e dei momenti "a caso" e non delle cose programmate. Tu corri, corri e sei libera, felice, bella. Non sei convenzionale, ed è bellissimo. Cerchi sempre qualcosa in più. Non lasciare che qualche stronzo o qualche stronza ti impediscano di sorridere, essere felice o realizzare un tuo sogno. Tu sei tutti i sogni che cerchi. Come quando viaggi in macchina e puoi guardare tutto quanto attorno e quasi dispiacerti di arrivare poi da qualche parte.
Tu, Fede, rimarrai sempre il mio piccolo miracolo. Con te ogni cosa valeva quel che era davvero. Ti preoccupavi per me quando tutti gli altri mi avevano voltato le spalle. Tu c'eri, tu ci sei.
Quei tuoi capelli rossi come il tramonto, le lentiggini come stelle che si stagliano sul tuo viso.
Tutte le frasi che ho scritto per te senza che tu lo sapessi, le foto che mettevo su snapchat e che ogni volta speravo vedessi, solo come a dire "sono qui per te".
Sei tutti i tuoi 20 anni e i ricordi che ti porti dietro.
Sei tutti i tuoi 20 anni con le paure, le emozioni, l'ansia per gli esami, la felicità per quelli andati bene, l'incazzatura per quelli andati male, le sorprese fatte a chi vuoi bene e quelle che ricevi.
Sei tutti i tuoi 20 anni e le prime volte in cucina in una casa nuova, i caffè di notte, le serie tv e le pizze ordinate a domicilio.
Sei tutti i tuoi 20 anni fatti di corse a prendere il bus, i ritardi a lezione, le sigarette spente, il panino da casa, la lavatrice da stendere.
Tu, Fede. Sei tutti i tuoi 20 anni, fatti di quelle registrazioni che solo a te mandavo, delle parole che solo a te ho detto, delle parole che solo a me hai detto, dei pianti, delle paure. Dei dubbi, dei consigli, incertezze e insicurezze.
Tu sei uno scrigno d'emozioni e lo sarai ancora e ancora.
Di te non farò mai a meno.
Ho scritto di te qui, spero che tu lo legga come fosse una sorpresa, un regalo da niente, forse.
Ho scritto di te qui, perché si chiude un altro anno e tu ci sarai nel prossimo. Nel nuovo decennio, che a dirla tutta forse fa un po' paura, ma tanto alla fine non importa. Il tempo passa, tu non passi mai.
Ti voglio bene, Fede.
Tuo,
Gius.














