Marco Travaglio - Toghe Rotte 28.02.2025 Commento Editoriale Radio Puggini


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Marco Travaglio - Toghe Rotte 28.02.2025 Commento Editoriale Radio Puggini
#ILMONITO Si terrà domenica 14 luglio al Nabilah il saluto estivo dei giovani avvocati, in occasione della serata toghe d’estate 2019. L'articolo Festa degli Avvocati “Toghe d’estate” di Redazione
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#ILMONITO “Non faccio liste” di proscrizione dei giudici: “prendo atto del fatto che, su migliaia di giudici che fanno onestamente il L'articolo Salvini: Voglio che ogni toga sia “imparziale” di Redazione
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Responsabilità toghe, il Csm: “La legge lede l’autonomia”
Il plenum del Csm ha approvato a larga maggioranza un parere critico in relazione al disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati in un passaggio del provvedimento votato si sottolinea: “Una modifica del testo così come previsto dal ddl mettendo a repentaglio l’autonomia e l’indipendenza della funzione giurisdizionale, potrebbe determinare un ineasauribile contenzioso”. Il provvedimento è stato approvato con il voto contrario di Maria Elisabetta Alberti Casellati, Antonio Leone e Pierantonio Zanettin. Il vicepresidente del Csm Legnini non ha partecipato al voto e diversamente da quanto annunciato in precedenza non si è quindi astenuto. Nel parere che è stato votato a larghissima maggioranza dal Plenum del Csm in un passaggio si sottolinea: “Chiarito che il principio del risarcimento dei danni per violazione del diritto comunitario non investe la responsabilità personale del magistrato, ma soltanto quella dello Stato, atteso che secondo la Corte europea, è soltanto alla responsabilità degli Stati membri di risarcire i danni cagionati ai singoli che si riferisce il giudizio di incongruità della limitazione di una normativa”. Roma, 29 ottobre 2014
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Matteo contro forze dell’ordine e toghe
17 Sett. – Matteo contro tutti. Si ha l’impressione di vivere un déjà vu: il discorso del premier Renzi, ieri alla camera, ha il terribile sapore del già sentito. E anche del già visto perché, a parte i concetti identici, nell’intervento del 24 febbraio, giorno della fiducia alla Camera, e in quello di ieri, il presidente del Consiglio aveva pure abito, cravatta e camicia molto, ma molto simili. Per Matteo Renzi ieri è stata una lunga giornata: prima il confronto con il Parlamento e poi la direzione del partito. Ha sfidato tutto e tutti: ma soprattutto la magistratura e le forze dell’ordine.
Legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto e poi lavoro, fisco, pubblica amministrazione e scuola. Tutti settori, i gangli vitali dello Stato, nei quali intervenire con profonde riforme. Ha parlato così sette mesi fa Renzi, chiedendo la fiducia e ha riparlato così ieri. Sottolineando che bisogna fare presto. Ma sorge spontanea una domanda: come sono stati utilizzati i sette mesi che intercorrono tra il discorso «a» di febbraio e il discorso «b» di settembre?
Matteo Renzi ieri si è presentato in Parlamento per spiegare il piano dei mille giorni, prima ha parlato degli ultimi mesi: «L’Italia ha interrotto la caduta, ma questo non basta, non è sufficiente». E ancora: al governo «non basterà la crescita di qualche decimale, non siamo qui per mettere il segno da meno a più virgola, siamo qui per lasciare il segno in modo indelebile». Tre i punti fondamentali dell’intervento parlamentare del presidente del Consiglio: «L’orizzonte del 2018», l’accelerazione sulla riforma del lavoro e la forte rivendicazione di un garantismo che per Renzi sarebbe nel «dna» dei democratici. Delle stesse emergenze aveva parlato al suo esordio. Ieri ha chiesto fiducia fino alla fine della legislatura. «Noi chiediamo di abituarci al concetto che si vada a votare nel febbraio 2018», è stata la premessa. Con i mille giorni, ha spiegato Renzi, si «imposta un ragionamento che ci porta al 2018». Però «a condizione di mettere in campo le riforme necessarie». Ragionamento identico aveva fatto sette mesi fa. Perfino la «parabola» del cassintegrato è terribilmente simile. A febbraio aveva detto: «Il dato del 12,6 per cento sulla disoccupazione non è un numero. Lo sapete meglio di me, ma lasciatevelo dire da chi ha vissuto come drammatico il momento nel quale incontri un cassintegrato». E ieri: «La decrescita è felice solo per chi non ha mai visto in faccia un cassintegrato». Renzi ha declamato l’amaro menù di tutto di quello di cui il Paese ha bisogno, incassando dall’emiciclo dodici scariche di applausi, la maggior parte dai compagni di partito. E manco tutti. Niente marò e niente immigrazione. E poi se l’è presa con le toghe: «È finito il tempo della rendita per quei magistrati che pensano che la sospensione feriale di 45 giorni sia un tabù invalicabile». E infine con le forze dell’ordine: «Non possono permettersi di evocare delle forme di protesta che sono contro la legalità».
Antonio Angeli – Fonte: Il Tempo
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Il governo zerbinato: ecco la norma salva toghe
Il governo zerbinato: ecco la norma salva toghe Il Radar.
Il governo ha reinserito la norma che salva le aspettative dei magistrati i quali, però, dovranno fare i conti con una riforma della giustizia che non potrà non contenere, in qualche modo, la responsabilità civile delle toghe. Con il maxiemendamento al decreto legge sulla Pubblica amministrazione, su cui è stata posta la fiducia, vengono fatte salve le aspettative dei magistrati già concesse prima dell’entrata in vigore del decreto stesso. Più precisamente, il dl stabilisce che i giudici, per assumere incarichi nei ministeri, saranno costretti a essere messi fuori ruolo e non potranno più godere dell’aspettativa. Quindi chi ha terminato i 10 anni di fuori ruolo, previsti dalla legge Severino, dovrà scegliere se lasciare la magistratura o invece gli incarichi ai ministeri. Con una norma aggiuntiva – che ora però la commissione Bilancio chiede di cambiare – lo stop sarebbe dovuta valere anche per gli incarichi attualmente in corso. Durante l’esame alla Camera e in particolare durante una seduta della commissione Bilancio, che stava preparando il parere al dl, si è «materializzata» quella che alcuni funzionari del governo hanno chiamato norma «salva magistrato». Anche alla Camera l’intenzione era quella di introdurre la norma tramite una condizione della commissione Bilancio, che però poi è ricomparsa nel passaggio al Senato. «Il governo prende atto e si impegna a recepire» i rilievi della commissione Bilancio del Senato sulle aspettative dei magistrati. In questo modo il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, intervenendo in Aula a Palazzo Madama, ha quindi accolto la richiesta dei commissari di eliminare dal maxiemendamento al dl P.a., sul quale è stata posta la fiducia, la parte che consiste in uno stop alle aspettative dei magistrati, anche se già in corso, che saranno così salvate.
(fonte Il Tempo)
Il governo zerbinato: ecco la norma salva toghe Il Radar.
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