Mi quell’aria di rimprovero,mi asfissia,mi ricorda che ricordo troppo.
Lei è in piedi davanti a me,con quella sciarpa rossa al collo,quelle scarpe di pelliccia per i suoi piedi sempre freddi.
Urla che dovrei smettere di mangiare le unghie,di ferirmi le falangi,vittime del nervosismo,
Io che sono il centro di un amore nostalgico.
Frena le mie pulsazioni con occhi di cilicio.
Mi studia,ride di me,mi chiama illusa ed indecisa.
Con quei denti così perfetti e quell’orticaria verso ogni vizio.
E io stesa sul letto,tra il disordine della mia mente,tra i miei mille libri non ancora letti,tra i fiori finti di ogni giovinezza,i traguardi tracciati con gli acquarellli,con la matita intorno agli occhi,gli slip viola e senza reggiseno.
Guardo questa COSCIENZA che mi parla. Osservo lo sdoppiarsi delle intenzioni,il mutare delle emozioni.
Improvvisamente ho voglia di vino,di fumo,di un nascondiglio,di trasgredire per calpestare il giusto che ossessiona.
Vorrei violentarmi per non pensare. Vorrei sbranare il mio cervello riflessivo,lasciarmi andare.
E questa sera il profumo della casa,assume l’aroma della vendetta.
Ho voglia di imbrattare queste mura con i brandelli del troppo amore,della mia tensione,della solitudine.
Mi sfioro i nei della pancia..sembrano chicchi di caffè.
Com’è amaro il caffè,com’è amara questa voglia.
Ho negli occhi il tuo pos-sesso. Io ho smesso di pregare.
Questa sera solo un’emozione: Trasgressione.


















