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Day 12 - 45
Questo e un post triste e malinconico perchè oggi è il mio compleanno. E gli anni passano così, anche se non me ne è mai fregato un cazzo di crescere o di raggiungere alcunchè. Ci sono dei momenti della vita che tutti tendiamo a fissare, sì... penso succeda a tutti, dei ricordi più salienti di altri, momenti banali che però si fissano a colori nel cervello. Sono sempre stato legato a questo fiume che scorre qui accanto. Uno dei miei primi ricordi è tra l'erba del giardino della casa dei miei genitori, tagliata da poco, pungeva sotto i miei piccoli piedi scalzi. Chi se lo immagina quando sei così microscopico che poi ti trasformerai in un essere adulto, bello o brutto, stronzo, buono, scemo, intelligente, leghista, frocio. Quando sei così piccolo... sei, e basta. Poi i ricordi saltano, galleggiavo in mezzo al fiume, adolescente, capelli lunghi (avercene!) incapace di gestire i miei sentimenti, e non parlo solo di figa, intendo in tutto. Andavo in canoa. Visto da una piccola barca il fiume diventa enorme, il suo corso lento, verde smeraldo che verso sera prende delle sfumature scure, le fronde delle robinie protese, le radici degli alberi sommersi si intrecciano tra le erbe acquatiche. I pesci, il silenzio, il buio se ti tuffavi, perchè tuffarsi dentro un fiume è come entrare nelle viscere della terra, è tutto buio, spaventoso, ti avvolge, ti fa immaginare creature misteriose. Sei vulnerabile, piccolo. Lo sei comunque, la differenza è che li te ne rendi conto. E poi molto altro tempo passato lungo queste rive, a pescare, a guardare i pioppi perdere tutti quei pelucchi merdosi, formare una specie di neve sulla maestosa, immobile distesa d'acqua. Con Fede, che maratone full immersion facevamo, era una fissazione, estate e inverno, ad ogni stagione un tipo di pesce diverso da insidiare. Pensavo solo a quello, studiare era assolutamente un optional, la cosa fondamentale era scendere dalla scarpata, piazzarsi, disporre le canne da pesca e praticare quell'arte, quel gesto perfetto della lenza che si stende sull'acqua, nel punto esatto, nei centimetri precisi che desideravamo per beccare il maledetto pinnuto. Ero un eterno secondo, Fede il migliore, imbattibile, un asso, un istinto naturale ancora oggi a quanto pare. Anni più tardi su questi argini prendevamo il sole, venivano giù delle ragazzine troiette, andavamo tutti nella zona più imboscata della grava, in costume, con gli asciugamani. Passavamo quei pomeriggi estivi, era come vivere in un quadro di Monet, con i bagliori, i riflessi, i colori, i raggi del sole. Tette sedicenni, ormoni a nuvole peggio delle zanzare, sudati e tutto il resto. Il Piave è un luogo magico, è tutta suggestione, è chiaro, sono nato qui e per uno straniero forse non avrebbe lo stesso fascino. Io sono di natura un rompicoglioni, si è capito no? Arrivarono questi, la regione, lo Stato, qualche genio del genio civile. Dissero che la grava andava spianata, abbattuta, asfaltata perchè il corso d'acqua durante le piene sarebbe stato frenato dagli alberi presenti sulle sponde. Il bosco, l'unico luogo verde dove poter respirare in questo territorio che è di fatto una enorme colata di cemento chiamata (che ironia) Basso Piave. Ci fu una grande mobilitazione, tante persone appoggiarono la mia, la nostra battaglia per fermare una cosa sbagliata, uno scempio a tutti i livelli. Posso dire per una volta di aver fatto una piccola parte, allestimmo una specie di comitato per salvaguardare questo ambiente stupendo, sensibilizzare le persone, bloccare sta immane cazzata senza senso e ci riuscimmo. Fermarono tutto. Da allora, a piccoli passi la bellezza selvaggia del fiume è stata spesso profanata qua e là, ma il fiume è duro a morire e dove l'uomo estirpa in autunno, lui fa rifiorire in primavera. Cazzo c'entra questo mega pappone simil-ambientalista con le nostre preoccupazioni sul Covid? Una beata minchia. È che comunque quando si diventa old fart boomers si tende a sgrufolare nel passato in cerca di emozioni perdute, stupidamente in quanto che io sappia nessuno è mai tornato dal mondo dei defunti. E poi in queste date simbolo tutti facciamo dei bilanci: quanto ci manca, quale delle tante potevamo giocarci meglio, a che serve la propria esistenza e altre cazzate. Ma passa subito, per fortuna... Cin, alla vostra
Le streghe erano brutte, non troie... non confondetevi!
Mia