Soldatini di carta
Qui in Piemonte è pieno di gattini. Corrono sui rami e sulle grondaie, sotto le auto e sotto le sedie, saltano, s'azzuffano, cadono e rotolano. C'è un salice dentro il quale scompaiono, fanno capolino dalla fronda in cima e ruzzolano giù l'uno addosso all'altro. Passa la sinuosa gatta madre e subito è sommersa da morbido pelo in cerca di latte. Ci sono anche altri gatti, numerosi. Fanno un buon lavoro, nei capannoni non c'è un solo sacco di grano e di orzo che venga forato mentre tutt'intorno alla casa s'aggirano ghiri, gazze e scoiattoli che rosicchiano via metà delle noci appena cadute. Ci sono anche quattro pulcini che sono fuggiti dal pollaio sette giorni fa e ancora li si vede mentre corrono a nascondersi nell'erba alta.
Di fronte alla casa c'è un vecchio pozzo colmo d'acqua e dentro un pesce rosso grande come una mano aperta. Forse ce n'è più d'uno. Si scorge solo nei giorni in cui la nebbia è più fitta, altrimenti come mi vede arrivare subito s'inabissa. Sono molto belle le ragnatele imperlate dalla nebbia e qui finiscono i pregi di questo curioso fenomeno atmosferico. Gli odori e i rumori non arrivano molto lontano. Ho ritrovato ancora una volta i peperoni imbottiti, quelli con la mollica, lontano dai ricettari ma ben custoditi da una nonna del luogo. Un piatto sempre più curioso.
Sto finalmente lavorando con le api, stiamo curando una vigna di nuovo impianto, con le barbatelle messe a Maggio e rasate da un gregge di pecore in fuga, c'è il vino, c'è le bestie e c'è anche nocciole. Ieri s'è fatto da mangiare per sette preti, il ventitré pare vogliano tornare col vescovo, ma tra le altre cose gli si è dato un pollo qui ucciso e cotto in se stesso. Davvero il grasso è la seconda cosa migliore che possa capitare ad un uomo.









