Non ricordo, chissà.
A novembre sono due anni. Due anni che sto in questo posto molto bello. È la campagna. Tre anni invece è quanto ho smesso di scrivere qui. Poi non è che ho smesso di scrivere, ho aperto un blog un pelo più istituzionale, più mirato alla campagna, che è quello di cui mi occupo ora come distrazione. Un anno è quanto non scrivo più nemmeno su quel blog, però. Sto lavorando tanto ed è un po’difficile trovare la voglia di scrivere.
Ho sempre scritto per distrarmi dai pensieri, perché la mente va in una direzione e lo scrivere va in un’altra, indipendente, come la musica nell’auto, distrae insomma.
Due anni passati è che ho anche preso la patente. Ho scoperto di guidare abbastanza bene. Mi sono sempre piaciute le auto elettriche, poi ho scoperto quando ho potuto guidare che non esistono 4x4 elettriche. Meglio, una per ora c’è, la fa Tesla e ha il pilota automatico, che a differenza dell’elettricità non è una cosa che mi è mai piaciuta, anche perché costa caro. Quindi nulla.
Sono passati cinque anni da quando ho cominciato a fare il contadino volontario. Prima o poi ricomincerò. Tra qualche settimana dovrei diventare una specie di pezzo grosso della stessa associazione di volontari, almeno così mi minacciano sempre.
Quattro anni quasi invece è il tempo che è passato da quando è successo quello che è successo ieri con te. Alla tua età il tempo passava più lentamente. Chissà cosa fai.
Quando decisi di provare a vedere com’era la vita in campagna ero consapevole che sarebbe stato molto faticoso, come tutto, ma il fine era sufficiente: avere una vita gradevole da essere vissuta, alla fine. Senza poterti offrire la speranza di una vita gradevole, come avrei mai potuto avere l’arroganza di chiamarti con me?
L’amore era l’unica cosa che avrebbe potuto spingermi ad affrontare la fatica della vita, perché annulla la ragione. È buffo che nonostante tu non ci sia più io abbia continuato nella fatica. Ora la vita gradevole non è più una speranza, è quasi un fatto. Forse sogno ancora di poterti offrire tutto quanto questo. Sono stupido, lo so. È l’amore, credo. Se non ti amassi, forse tornerei nella confortevole nebbia dell’ozio, ad aspettare la fine della noia.
Sei anni è quanto ti amo, credo. È una cosa semplice da dire, riassume bene il concetto. Forse non è esatta. Apprezzo molto i riassunti.
È un giorno che mi è arrivata la notifica di un nuovo follower, qui. In questi tre anni di silenzio è curioso come ogni tanto vi siate comunque aggiunti. Devono essere i tag balordi che ho usato che ancora mi tengono in cima alle ricerche.
È comodo scrivere su tumblr, non c’è nessuna responsabilità o aspettativa. Anche se alla fine parlo sempre di te. Forse giunge a noia.
La casa, però, è quasi pronta. Forse l’ho davvero fatta per te. Che stupido.
È abbastanza buffo essere ancora soli, nonostante tutto.

















