Teatro Patalò #TELL TALE
A che punto del vostro nuovo progetto artistico TELL TALE si inserisce Mondaino e cosa vi aspettate da questa residenza?
Siamo all’inizio. Abbiamo ripreso materiali che abbiamo fatto sedimentare dopo la residenza di quindici giorni al Teatro Lavatoio di Santarcangelo. TELL TALE nasce dall’esigenza di comporre una drammaturgia originale partendo da alcuni frammenti che avevamo raccolto. Gran parte di questi vengono dal Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare mentre altri sono estrapolati da due opere molto differenti. Il primo è il testo di un neuro scienziato che si occupa della funzione del sonno e dei sogni nella biologia umana. Partendo dall’ottica dell’evoluzione si chiede come può essere che una fase tanto inutile come quella del sonno abbia sopravvissuto all’evoluzione. Quando dormiamo siamo indifesi, non possiamo proteggere la prole, è come se dal punto di vista evolutivo ci fosse un errore: è un momento di debolezza che occupa di fatto un terzo della vita degli esseri umani. Poi fa una domanda azzardata: ma non è che l’evoluzione ha portato alla veglia mentre il sogno era la nostra condizione originaria? È una provocazione però è molto ricca di spunti. Il secondo è un articolo uscito sul New Yorker alcuni anni: The Uninhabitable Earth – tradotto in italiano su Internazionale La fine del mondo. È diviso in sette capitoli e ci racconta le tragiche conseguenze del cambiamento climatico e la nostra inconsapevolezza. Da un lato sembra che stiamo vivendo come se potessimo andare avanti con questo tenore di vita per sempre, dall’altro la scienza ci dice che siamo arrivati alla fine. Come può l’arte costruire dei desideri di bellezza che vadano ad immaginare il futuro? Volevamo stare sul crinale, toccare queste questioni senza fare un pamphlet politico, un teatro “civile”. È come se Il sogno di una notte di mezza estate fosse quello che portiamo rispetto al nostro mestiere, la “commedia”, la capacità di recitare, e l’idea di processo. Lo spettacolo per ora vive il tempo della prova, dell’azione che si ferma e riparte per ricalcare il ritmo tra sogno e veglia. In questi giorni il lavoro è molto tecnico, improvvisiamo azioni fisiche, testi, canzoni. Luca lavora sull’immagine di questo scienziato che si fa domande sulla realtà, sul buio, sulle particelle e sul sonno. Io invece porto i frammenti da Shakespeare. Stiamo immaginando lo spazio, per ora abbiamo un cerchio bianco. E stiamo pensando a elementi naturali da introdurre. Sabato vorremmo confrontarci con gli spettatori con un pezzetto di lavoro per capire dove stiano andando. Ci piacerebbe uscire da qui con un’indicazione più chiara della forma che prenderà il lavoro.
*nella residenza #TELL TALE











