“Una notte a Whitechapel.”
❖ Partecipanti: Tyler William e Harmony Ruby Lest ❖ Tipologia role: Libera/Evento. ❖ Piccola trama: Mentre Tyler è a Whitechapel per portare dell'antibiotico ad una bambina malata che vive in quel quartiere sente i gemiti, che gli pargono vagamente di dolore, provenire da un vicolo. Sul fondo della stretta stradina vede una donna, con in pugno un coltello, cercare di ferire, o uccidere, il malcapitato premuto al muro. Quando i due iniziano a parlare Tyler scopre il nome della donna, Harmony, e ben presto si rende conto delle sue origini demoniache. Il demone prova a sedurlo ma, quando un gruppo di uomini fa per cercare l'amico -svenuto contro il muro del vicoletto-, scappa.
Tyler ╱ Harmony.
𝑼𝒏𝒂 𝒏𝒐𝒕𝒕𝒆 𝒂 𝑾𝒉𝒊𝒕𝒆𝒄𝒉𝒂𝒑𝒆𝒍.
November 1878 — Whitechapel road.
Solitamente Tyler si sforzava di tornare a casa prima delle otto, soprattutto quando in inverno le serate erano scure ed i borseggiatori più audaci. Quel giorno però l'angelo aveva da consegnare un ultimo flacone di antibiotico a Whitechapel, non era il luogo più adatto dove andare a quell'ora, erano le sette meno dieci ma sembravano le nove. Il fumo della città che copriva tutto come una cappa nera spegneva la luce delle stelle e della luna, era infatti impossibile incontrare il chiarore di questi corpi celesti.
Nella strada dove l'uomo si stava avviando vivevano una coppia di anziani che dovevano badare alla nipotina dopo la morte prematura della madre e la sparizione apparentemente inspiegabile del padre. Keegan sapeva che il genitore era in realtà stato tentato da alcuni demoni che avevano fatto di lui il proprio pranzo ma non poteva certo dirlo alla famiglia. Quasi per farsi perdonare quella mancanza di rispetto quando poteva andava da loro e portava cibo o altri viveri di prima e seconda necessità. Katherine —questo il nome della bambina— si era ammalata pochi giorni prima di una forte febbre che la costringeva costantemente nella branda. Da quel giorno Tyler portava loro anche delle medicine e dei rimedi naturali che riusciva a procurarsi e la bambina pian piano migliorava.
L'angelo indossava un lungo cappotto nero che nascondeva sotto di se una marsina dello stesso colore, leggermente più chiara che appariva quasi come un grigio sporco molto scuro. Sotto aveva ancora un panciotto della stessa tonalità di grigio e una camicia bianca dalle maniche piuttosto strette. Portava anche una cravatta, questa però bianca, in pendant con la camicia stessa che sormontava. I pantaloni, invisibili a loro volta sotto il cappotto erano dello stesso colore del resto del completo ma gli stivali erano neri.
Cercava di vestirsi il meno possibile bene e di mescolarsi meglio alla folla quando andava in quei luoghi ma si rese conto di essere piuttosto in ritardo una volta raggiunta casa. Si era limitato a posare le poche cose di valore che aveva con se, compreso l'orologio da taschino in argento, e non aveva preso neppure il cilindro, portandosi dietro solo una piccola valigetta contenente le medicine.
Era quasi arrivato alla casa, sua meta, quando un mugolio simile al pianto di un bambino attirò la sua attenzione. Non era raro sentire cose simili in quel luogo ma quel gemito in particolare sembrava soffocato, quasi una mano fosse premuta sulle sue labbra. Si guardò intorno e solo dopo qualche secondo e dopo aver sentito di nuovo quel rumore, svoltò l'angolo da dove lo sentiva provenire.
Harmony:
Era un epoca terribile quella, terribile l’odore delle strade, la condizione degli uomini e la loro puzza, era terribile la qualità del whiskey e del rum ma soprattutto l’abbigliamento con cui giravano le donne era scomodo ed inguardabile.
Certo, tutto quello era meglio del buco di fogna da cui era uscita, gli inferi negli ultimi tempi era un posto invivibile –più del solito- ma quel \futuro\ non la soddisfaceva affatto. Fortunatamente, Harmony, si ambientava facilmente ai cambiamenti, sapeva come confondersi tra la massa e già la prima sera si era procurata in modo al dir poco legale degli abiti della sua taglia.
Un bellissimo abito in tre pezzi composto da una vaporosa gonna, uno strettissimo corpetto ed un tablier completamente in taffetas bordeaux con dei richiami in seta nera. Aveva sempre voluto sembrare una nobil donna ma per quanto le balze coprissero perfettamente la parte inferiore del suo corpo, il corpetto, il seno sporgente e le braccia, lasciavano perfettamente intendere la sua natura ed i suoi interessi.
I nephilim, infatti, erano aumentati, almeno così si diceva tra i vari gironi, ma ancor peggio gli uomini continuavano a morire per motivi futili senza inciampare nel peccato, sembrava che persino il sesso fosse un lusso per pochi e per questo furono fatte salire altre succubi e qualche incubo. Lei sapeva di essere sulla terra solo in via momentanea e per questo voleva godersi al meglio quella permanenza.
Per fortuna aveva individuato facilmente i locali dove era più facile adescare qualche vittima magari già ubriaca, ma quella sera aveva dovuto persino pagare di tasca propria qualche buon bicchiere di liquore a quello che sembrava il figlio di un imprenditore locale. Una volta pronto, fu semplice portarlo fuori in una stradina più appartata, fu semplice persino farsi desiderare, ma il difficile si riscontrò farlo stare in silenzio.
Mentre lui cercava probabilmente di armeggiare con il corpetto della donna, Harmony aveva tolto dal reggicalze un pugnale a lama corta con cui aveva intenzione di sventrarlo al momento giusto, destino volle che quell'imbranato traballante, si ferisse un fianco con la punta dell’arma urlando come una ragazzina.
Ciò che lascio il demone senza parole fu la sua forza d’animo, nonostante il piccolo rivolo di sangue non sembrava arrendersi con il suo obbiettivo cadendo senza alcuno sforzo nella lussuria più totale, cosa che privò Ruby di molti sfizi ma che le avrebbe dato tempo per nuove vittime.
‹ ‹ Sei un emerito imbecille. › ›
Ringhiò togliendo dalle sue labbra la mano con cui lo aveva zittito, conscia del fatto che lui nemmeno avrebbe capito le sue parole. Fortunatamente non vedeva nessuno intorno a loro e potè, così, iniziare a controllare –senza fargli notare il pugnale- se anche lui era armato o meno.
Tyler:
. Non riusciva bene a comprendere quei mugolii, prima apparivano alle orecchie dell'angelo come gemiti di dolore ma subito dopo erano più simili a dei mormorii eccitati. Sembrava la voce —per quanto si potesse cogliere— di un bambino ma ascoltando meglio arrivò alle orecchie di Tyler un suono più simile all'intonazione di un giovane. Non era da lui deviare il proprio percorso in momenti come quello ma era particolarmente curioso di scoprire l'origine di quel suono. Era perfettamente conscio del fatto che in quel luogo non si facesse nulla di legale ma doveva sapere se qualcuno fosse in pericolo. Aiutare le persone in difficoltà, qualunque essa fosse, era diventato lo scopo della vita di Tyler. A lui piaceva pensare che anche con poco potesse migliorare la vita dei londinesi, anche d quelli più poveri.
Quando però, voltando l'angolo, incontrò la schiena di una donna in atteggiamenti privati con un ragazzo si sentì avvampare. Le guance di Cassiel divennero di un rosso bordeaux molto scuro, anche se molto era dovuto semplicemente alla luce scura che veniva dalle sue spalle e faceva apparire tutto molto più macabro. L'angelo si era paralizzato al proprio posto con le braccia leggermente piegate come se avesse pensato di allungarsi in avanti. Aveva immaginato fosse una scena completamene diversa, la prima cosa a cui aveva pensato era stata una violenza ma la donna sembrava molto più lussuriosa dell'uomo. Dal suo canto lui stava sfiorando il suo corpo con decisione e Tyler dubitava che uno dei due potesse non apprezzare quella situazione.
Solo quando il baluginio della lama di un pugnale attirò l'attenzione dell'angelo nel cervello di quest'ultimo parve scattare qualcosa. In realtà non sembrava capire, in quel turbinio di dita, maniche e fronzoli, di chi fosse la mano che stringeva l'arma ma era certo che uno dei due sarebbe finito male. Temeva la morte di uno dei due ma quando la mano della ragazza uscì allo scoperto, ben in vista, Cassiel si accorse a chi apparteneva quella lama. C'era anche una macchia di sangue sull'argento, notò preoccupato, uno dei due doveva già essersi fatto del male evidentemente ed era quasi certo fosse il giovane, ora visibilmente ubriaco agli occhi del podestà.
‹ ‹ Signorina le chiedo di allontanarsi dal gentiluomo che sta importunando. › › Non seppe il motivo per il quale giunse alla conclusione che al ragazzo tutto quello non stesse piacendo, probabilmente era convinto che un pugnale nel petto o nel costato non sarebbe piaciuto a nessuno. Non poteva neppure sapere se il ragazzo fosse a conoscenza di quell'arma ma doveva se quella piccola macchia scarlatta era davvero la sua doveva essere così. Certo il pensiero che fosse ubriaco alimentava altri dubbi, poteva essere l'alcol ad avergli annebbiato i sensi, persino ad averlo reso meno propenso a provar dolore. Era provato che l'ebbrezza facesse un tale effetto se si ingeriva un'ingente quantità di alcolici.
Harmony:
‹ ‹ Non è che potresti tipo stare fermo? Mi stai rendendo tutto più difficile e meno divertente del prev-... Non capisci nulla di quello che dico, vero? › ›
Arrivare alla conclusione che il cervello dell'uomo fosse del tutto fuso irritò Harmony oltre ogni cosa. Non avrebbe sofferto, non avrebbe nemmeno capito cosa accadeva intorno a lui ed al suo corpo, sembrava avere in mente solo una cosa e non serviva sottolieare cosa.
Schiaffeggiò una sua mano che per allungarsi su di lei le intralciò di nuovo i movimenti e proprio quando credeva di non potersi innervosire oltre -e uno dei ganci del bustino scattò-, una voce le arrivò alle orecchie facendole gelare il sangue.
' Fai che non sia un nephilim. '
Quello fu il primo pensiero della ragazza che non aveva mai amato combattere, anche per questo aveva accettato suo malgrado di torturare le anime nel girone di Lussuria senza intraprendere missioni.
‹ ‹ Importunare? Io sono solo la povera vittima di questo ubriacone. Non vede? › ›
Girandosi con una mano sul corpetto cercò di non farlo aprire e di richiudere quel gancetto saltato mentre con la mano opposta spingeva via il ragazzo dietro di se.
Era altissimo, era più alto della media degli uomini di quell'epoca. Era bello, con dei lineamenti soavi e degli occhi grandi e luminosi nonostante ci fosse solo la luna a dar luce a quella serata. Non si soffermò molto con lo sguardo sul suo corpo ma bastò un primo impatto per costatare che anche quello non aveva nulla da invidiare a molti incubi incontrati negli inferi.
A quel punto, forse fu distratta dalla bellezza della figura che le si era palesata davanti o forse era l'insistenza del soggettone alle proprie spalle ma nel muoversi le cadde a terra il pugnale il cuo ferro ticchettò rimbalzando.
‹ ‹ ...ops. › ›
In futuro si chiese spesso cosa le passò nella mente in quella frazione di secondo che seguì lo sguardo infinito scambiato con il nuovo arrivato ma la sua reazione fu inspiegabile persino per lei stessa.
Con una rotazione del busto colpì in pieno viso il borghesotto causandogli così uno storidimento abbastanza forte da farlo svenire. Dal rumore secco che le proprie nocche produssero sul suo naso, doveva aver rotto il setto al mal capitato ma la sua preoccupazione fu raccogliere al meglio la gonna e cercare di sfuggire correndo al meglio sui propri tacchi.
Sarebbe dovuta passare di fianco allo spilungone ancora / vivo / sperando lui fosse distratto da ciò che le accadeva alle spalle e non reagisse, non aveva più la propria arma e non era certa di potercela fare con un uomo come lui senza utilizzare i propri poteri ma in quel caso avrebbe perso molta energia. Strinse i denti e cercò di sgusciare al suo fianco più in fretta possibile guardando l'uscita del vicolo come una meta lontanissima.
Tyler:
. Non nascose il proprio stupore nello scoprire che era quella donna ad avere il coltello dalla parte del manico, letteralmente. Erano solitamente gli uomini, da quelle parti, a trattare le signore come se fossero solo delle prostitute, nonostante spesso non lo fossero. Tyler aveva pensato anche a quell'eventualità, quella di venir a scoprire che la donna era una di quelle dai facili costumi ma ciò che più lo aveva perplesso era l'arma, la stessa che lo aveva fatto scattare preoccupato.
Si aspettò di vedere la sua interlocutrice attaccare, lui o la sua attuale vittima, ma invece di farlo si lasciò scivolare l'arma a terra. Gli occhi di Cassiel scivolarono immediatamente su questa prima di arricciare le labbra alla vista di quell'uomo che con tanta insistenza sembrava voler spogliare la sua compagna. Da quanto l'angelo aveva capito il mondano non si rendeva conto di ciò che stava succedendo, aveva gli occhi socchiusi e si muoveva con leggera titubanza, come se non riuscisse bene a governare il proprio corpo.
‹ ‹ A me sembrava, invece, che voi signorina teneste in pugno la situazione. › › Rispose alle parole della ragazza. Provò a controllare se fosse lei ad avere delle ferite visto che in quel macello di gonne e mani poteva essersi sbagliato. C'era anche l'eventualità che la ragazza avesse strappato dalle mani dell'uomo la lama ma in quel caso, molto probabilmente, lui avrebbe lottato per quella piuttosto che per denudare la giovane. Fu quest'ultimo particolare a stupire maggiormente Tyler.
La dama era giovane e molto più bella di quanto mai avesse immaginato. Non sembrava affatto una donna dei sobborghi, era vero che la penombra non lasciava intravedere molto ma la pelle del suo volto era liscia e sembrava senza pori. Sulle sue mani Cassiel poteva notare non solo l'assenza di alcun tipo di graffi o segni del tempo ma aveva persino visto delle unghie curate, non estremamente elaborate ma almeno lucide e con una forma regolare e non spezzate o sporche e graffiate come quelle delle solite prostitute.
Aveva visto tante delle donne che erano residenti a Whitechapel, vi passava molto più tempo di quanto gli piacesse ammettere e non solo una volta aveva prestato aiuto anche ad una delle meretrici di quel luogo. Aveva avuto modo di studiare anche la loro dentatura non sempre perfetta ma ancor meno curata. Tante di quelle donne avevano i soldi a stento per un pezzo di pane e sarebbe stato piuttosto strano se avessero potuto permettersi dei trattamenti per la dentatura. Quella signorina, invece, aveva dei denti perfetti che risaltarono, bianchi, nel buio della notte.
Sgranò gli occhi. Aveva appena dato un pugno a quell'uomo. Un pugno!
‹ ‹ Madame mi perdonerete ma capirete da voi che non è affatto un comportamento adeguato ad una signora come voi. › › Il vicolo era abbastanza largo perché due persone camminassero una affianco all'altra ma quando la giovane provò a sgusciar via la mano destra di Tyler si strinse attorno al suo stesso polso. Una sensazione di disagio gli percorse il petto fino a stringergli il cuore in una morsa di gelo e malinconia. Un demone? Non ricordava fossero così delicati nelle movenze eppure sembrava proprio fosse così e non era poi tanto strano che si trovasse lì, in un sobborgo dove i locali erano caratterizzati dalla vendita dei peccati.
‹ ‹ Spero mi direte chi siete, Signorina. › › L'aveva tirata lievemente a se perché si girasse e lo guardasse in viso, come lui voleva poter fare con lei.
Harmony:
Molte persone credevano ai soliti cliché secondo cui se una donna era bella non poteva essere anche intelligente, o furba. In quel caso fu vero, nonostante sapesse di non poterla aver vinta così facilmente, si era lasciata andare all'istinto correndo senza essere nemmeno atletica. -Non che ci fossero molte altre alternative dato il vicolo cieco.-
Si sarebbe potuta rompere una gamba, o storcere una caviglia ma ancor peggio venne bloccata dall'uomo al proprio fianco.
Lo aveva superato di uno o due passi quando la sua mano grande avvolse totalmente il proprio polso facendole perdere un battito. Nella propria mente aveva già cantato vittoria ed ora era incastrata come un cane al guinzaglio.
Avrebbe potuto urlare e dimenarsi ma il primo impatto con quella situazione fu una più totale paralisi. Una scarica di energia /pura/ le percorse il corpo facendole accapponare la pelle e gelare il sangue, perse il controllo del proprio corpo e spalancò gli occhi nel vuoto davanti a sé sentendosi debole e improvvisamente fragile.
Come poteva farle quell'effetto? La sua mano era perfetta, nessun callo o graffio, non vi era nemmeno la tipica runa a forma di occhio strabico che portavano i nephilim, eppure quel contatto era il più /divino/ mai avuto.
Costatò che se tutto quello aveva a che fare con qualcosa di celeste forse era davvero arrivata la sua ora. Probabilmente dietro la scomparsa di tutte quelle succubi c'era proprio qualcosa di più angelico degli shadowhunters ma ora la missione della ragazza era quella di non far scoprire la propria natura. -Sempre che lui non la conoscesse già.-
‹ ‹ Credo che tutto questo sia solo un grandissimo malinte-- › ›
La voltò e lei rimase incantata. Di solito era lei a fare quell'effetto sugli uomini ma negli occhi di / quel / uomo, così azzurri e brillanti, grandi a quella distanza, c'era la paura di essere giudicata o di non avere possibilità di mentire e metter su qualche farsa.
Forse era tutta suggestione, era solo arrugginita e con uno strano mal di stomaco. Lo stess ed il nervoso le stavano giocando uno brutto scherzo e doveva continuare la propria messa in scena.
‹ ‹ Il mio nome? Siamo già a questo punto? Perché non mi dite il VOSTRO nome? › ›
Aveva scandito in modo sensuale quella parola passandosi la lingua sulle labbra secche per il freddo.
Se lui l'aveva avvicinata lei aveva completato la distanza spalmandosi sul suo petto. Non tirò via il polso ma usò la mano libera per camminare sul suo pettorale fino a giocare con il collo della sua camicia.
Lo stava guardando dal basso e lo stava facendo con degli occhi languidi che nascondevano ogni paura e titubanza.
Tyler:
. Non appena le dita di Tyler si furono serrate attorno al sottile braccio della ragazza tutto, attorno all'angelo, svanì. Davanti a lui c'era solo il demone e tutto ciò che prima c'era oltre loro era svanito in un mare di fumo. Tutto era nero tranne il viso pallido della donna e i suoi occhi, erano grandi e le pupille dilatate per assenza di luce, sembravano d'argento sotto l'influenza di quella fioca della luna.
Si perse ad osservare ogni dettaglio per quanto apparentemente insignificante quello potesse sembrare. Persino le sue labbra ricevettero un accurato esame da parte dello sguardo indagatore di Cassiel; erano piene e di un rosa salmone tenue ma che allo stesso tempo risaltava benissimo sulla sua pelle d'avorio. In ombra si tingevano di un rosso intenso quanto delicato, un colore pieno ma che non saltava troppo all'occhio. Si ritrovò a pensare che forse non erano piacevoli solo alla vista, dovevano esserlo anche al tatto.
Non sapeva esattamente cosa dire. Il corpetto del demone le stringeva il petto abbastanza da mettere in risalto non solo le forme dei suoi seni ma anche quelle, allo stesso modo abbondanti, dei fianchi. Si chiese se si fosse imbottita le coppe del pezzo superiore dell'abito ma per quanto era in mostra era difficile pensarlo, in oltre non si notava tessuto di troppo. Sembrava anche essere un abito di buona sartoria.
Oh cielo, le stava guardando i seni. Alzò immediatamente gli occhi, incontrando ancora una volta i suoi. Avrebbe dovuto concentrarsi su quella cascata di petrolio che furono le sue ciocche ma lei si premette al suo petto e l'angelo, di nuovo, si congelò sul posto. Era palese, ormai, non fosse umana e forse lui aveva capito a sua volta la natura di Tyler. Lui quasi temeva quest'eventualità, quasi quanto temeva di esser tentato da lei; sarebbe riuscito a resistere? Non aveva mai avuto a che fare con quel genre di demoni, magari avevano dei poteri sugli angeli o qualcosa di simile.
Ritornò alla realtà stringendo con forza il braccio della donna mentre le prendeva il volto in una mano e si allontanava di un passo verso il buio, staccandosi da lei. La stava squadrando come se fosse contagiosa poi ci rifletté, poteva avere la sifilide, giusto? Non era certo che i demoni la portassero realmente ma se così fosse stato era un motivo in più per non abbandonarsi ai piaceri carnali.
‹ ‹ Tyler Williams, vi direi che è un piacere fare la vostra conoscenza ma sono certo che non lo sia per nessuno dei due. › › Tirò la donna più in profondità nell'oscurità del vicolo e la spinse verso un angolo. Attento a non calpestare l'uomo si mise dinanzi a lei per evitare che scappasse ed incrociò le braccia, lasciando finalmente la sua mano.
‹ ‹ So cosa siete, vi prego di ritornare da lì dove siete venuti. › ›
Harmony:
La stava guardando, intensamente e accuratamente. Per un istante Harmony si domandò se non avesse qualche specie di raggi x o cose simili per l'attenzione con cui osservava i propri vestiti, non poteva essere interessato davvero da questi, nonostante lei li avesse ammirati a lungo una volta \ ottenuti \.
Le nacque un profondo sorriso quando i suoi occhi passarono sul proprio seno, forse sarebbe riuscita a corromperlo ma a preoccuparla c'erano i suoi occhi. Più che malizioso, il suo sguardo sembrava curioso, quasi spaventato. Aveva paura di lei? Da come la guardava sembrava aver paura del genere femminile in generale e da come si staccò, dall'intimità. Forse pensava lei lo avrebbe stuprato, molti pensavano non fosse possibile che una donna abusasse di un uomo ma non era poi così difficile.
Quasi le si spezzò il cuore a vederlo allontanarsi, con le proprie speranze di fuga se ne andarono anche quelle di un buon bottino, di un anima apparentemente pura e di un qualche genere di divertimento. Lo guardò cagnesca quando le prese il viso e senza nemmeno volerlo digrignò i denti fissandolo.
Solo nel momento in cui la tirò al buio e la incastrò in un angolo impallidì davvero, non la stava per uccidere vero? Era disarmato, non sarebbero arrivati ad una lotta, o almeno non alla pari.
‹ ‹ Tyler Williams, curioso, non sembra un nome da ubriacone ed in queste zone girano solo certi uomini. › ›
Rise mettendosi comoda contro i mattoni freddi alle proprie spalle. Ora che ci rifletteva iniziava a sentire freddo, l'approccio con l'uomo ora disteso a terra era finito male e lei non aveva procurato alcun calore per la notte. Ringhiò sottovoce dalla gola e borbottò seccata il proprio nome.
‹ ‹ Harmony, ti basterà. › ›
Alzandosi la gonna, allungò seccata la gamba perso l'uomo mezzo stecchito per capire se era vivo o meno. Aveva ancora un sorrisetto da ebete sul viso ma perse di importanza non appena sentì le prole del ragazzo. Divenne bianca, per un istante le passò per la mente che potesse essere davvero uno dei cacciatori che le stavano sterminando la razza e fissando vitrea il vuoto, allungò lo sguardo su tutte le parti visibili del suo corpo.
‹ ‹ Non puoi essere un nephilim, non hai i marchi... › ›
Con uno scatto si allungò dal muro verso di lui alzando una delle sue maniche per assicurarsi che sul dorso della sua mano non ci fosse davvero quello strano occhio nero.
Tyler:
. Era incredibile come quella donna gli sembrasse, nonostante fosse certo di non averla mai incontrata, così familiare. Era un demone e lui, lì a Londra, aveva visto solo raum e qualche drevak in oltre lei non sembrava essere così mostruosa. Che si trattasse di un eidolon? Forse l’aveva riconosciuta dopo averla vista di sfuggita in uno di quei vicoli, era possibile ma allo stesso tempo non lo era. Se provava a concentrarsi sul suo viso, sui suoi occhi o su anche su quel profumo, tanto tenue quanto deciso, riusciva solo a far pulsare dolorosamente la testa.
Si disse che fosse la stanchezza a provocargli quelle fitte eppure dentro di sé sapeva di aver già percepito altrove lo stesso aroma, che sembrava imperlare la pelle del demone. Gli eidolon solitamente portavano con se la stessa puzza di zolfo e rifiuti bruciati che caratterizzava ogni seguace di Satana. Alle narici dell’angelo arrivò un profumo di tè e cioccolato, qualcosa come biscotti bruciacchiati e un piacevole calore come di casa. Lei però era fredda, la pelle della giovane era gelida quasi quanto l’aria stessa. Una succube?
Harmony, armonia. Era un bel nome, sembrava stranamente persino adatto a quella figura. La donna era armoniosa nelle sue forme, nonostante i seni ed i fianchi abbondanti era delicata quanto una bambola, merito anche di quella pelle d’avorio che volentieri l’angelo avrebbe ancora sfiorato. Forse si era sbagliato, forse aveva accusato ingiustamente una mondata e lei era stata davvero aggredita. Eppure il pugnale che lei aveva tra le mani ed il sangue dell’uomo non erano riconducibili ad una semplice prostituta di Whitechapel.
‹ ‹ Non sono un nephilim… › › Tirò mentalmente un sospiro di sollievo, conosceva gli shadowhunters magari era una nascosta. La guardò nuovamente, sta volta con più attenzione a quelli che potevano essere i dettagli caratteristici di un mezzo demone. Di certo non era una strega, non c’era alcun segno caratteristico visibile, a meno che non fosse nascosto sotto gli abiti. Non era una fata, come anche per i figli di Lilith erano persone molto appariscenti. Restava la possibilità che fosse un licantropo o un vampiro ma la pelle pallida faceva propendere per la seconda ipotesi.
‹ ‹ Va via da qui, non è il tuo posto questo. › › Aveva gli occhi sulla mano della ragazza che si era stretta attorno al proprio braccio. Gli abiti ottocenteschi nascondevano perfettamente il corpo. Che fosse maschile o femminile, ed era facile nascondere anche i marchi più grandi, Tyler però non aveva bisogno di oscurare nulla. Non invidiava neppure la vita che dovevano fare i figli di Raziel, sapeva quanto potevano essere infimi i demoni. Lui era un podestà, un angelo guerriero, e le bestie di Satana avevano impresso sul suo corpo i loro macabri disegni, sapeva contro cosa combattevano ogni giorno.
‹ ‹ Se farai come ti dico, io ti lascerò in vita. › › Scattò, ritraendo il braccio e tornò ad afferrare il polso della giovane, come la mano libera cinse anche l’altro. Aveva i gomiti piegati e le dita, cinse attorno agli esili avambracci della giovane, a mezz’aria tra di loro.
Harmony:
‹ ‹ Un dottore molto speciale. Solo perché viviamo sotto i vostri piedi non vuol dire che siamo idioti, angiolletto. › ›
Ci rimase piuttosto male nel vederlo farsi indietro. Per un istante sembrò stare al gioco, magari ammaliato o anche solo infuriosito, ma Harmony emise un brontolio seccato nel sentire il calore da lui passato venir meno. Doveva essere merito del suo sangue celeste, doveva avere effetti molto più intensi di quello mondano, ma per pochi istanti si sentì viva come non mai.
‹ ‹ Hey hey, non agitiamoci. Metti via quel coso. Non si punta l'arma contro una signora. › ›
Proprio mentre stava iniziando a prendere confidenza con quella situazione, dei passi le fecero girare la testa come un gufo.
Non ricordava con precisione il nome dell'uomo disteso a terra ma fu certa di aver sentito della gente, tre o quattro persone, urlare in lontananza qualcosa di simile. Non poteva farsi trovare in una situazione simile, non era il timore di essere scambiata per una meretrice ma quello di far scattare l'angelo.
La succube sapeva difendersi ma non era certa dei poteri che lui poteva avere su di lei o sugli uomini in avvicinamento. Con molta probabilità gli poteva bastare un battito di ciglia per trasformarli in nephilim sul posto.
‹ ‹ È stato un piacere, ma ora mi perdonerete ma devo proprio scappare. › ›
Con un movimento rapido di anche, guardando l'imboccatura del vicolo, superò l'angelo sfiorando con le dita il suo collo. Afferrò in tutta fretta una mantella lasciata precedentemente a terra e la indossò tirando su persino il cappuccio.
‹ ‹ Ti ritroverò, è una promessa. › ›
Avrebbe davvero fatto di tutto per ritrovare quel ragazzo, ma la fretta era troppa per concedergli più di uno sguardo rapido oltre il cotone nero che teneva sul capo con le mani.
Camminò rapida sui tacchi abituata a farlo senza inciampare nella gonna, divenne man mano sempre più cupa e sfocata, come una nube di fumo, sparendo oltre il vicolo.
Tyler:
. Non avrebbe mai creduto che un demone fosse stupido solo per il fatto di essere uno dei servi di Satana e arricciò le labbra all’affermazione della ragazza. Avrebbe voluto dirglielo ma il suo orgoglio gli strinse la gola in una morsa che gli impedì persino di parlare. Era come se conoscesse la ragazza da una vita, quel suo semplice profumo gli aveva inebriato i sensi, quasi stordendolo, ed allo stesso tempo gli aveva fatto tornare alla mente ricordi felici.
Per un istante su quel volto gli parve persino di vere un sorriso, di quelli che vedeva scambiarsi dagli innamorati che camminavano lungo le sponde del lago di Hyde park o lungo quelle del tamigi. Fu come tornare per un solo momento in un luogo sicuro, conosciuto, guardando nei due pozzi neri che erano gli occhi del demone ma fu paradossalmente più piacevole. Non capiva il motivo per il quale quella ragazza, all’apparenza così semplice quanto elegante nel suo portamento.
Il modo in cui quel borbottio quasi assonnato arrivò alle orecchie di Tyler gli fece perdere la presa sulle sue esili braccia.
‹ ‹ Ritrovatemi senza bisogno di minacciare un mondano, per il vostro bene! › › Gemette come se gli avessero strappato la punta di una freccia conficcata al centro del petto. Separarsi da lei fece male all’uomo che improvvisamente si sentì spoglio, quasi come se non avesse più neanche le forze di reagire ad un qualsiasi attacco. Aveva visto così la vicinanza di quella dama, come un attacco ad ogni sua difesa. Era riuscita scardinare qualunque armatura Tyler avesse prima del loro incontro senza neanche sforzarsi.
Si chinò a raccogliere il pugnale da terra poi, mentre un gruppo di uomini andava evidentemente a controllare da dove provenissero quei rumori, l’angelo si inginocchiò per aiutare l’ubriaco ad alzarsi. Respirava a gesticolava con una mano a mezz’aria come se vedesse qualcosa davanti a lui. Non si sarebbe stupito nello scoprire che avesse in corpo chissà quale droga demoniaca ma non poteva fargli una colpa, sapeva quanto i figli di Satana potessero essere astuti.
‹ ‹ E’ stato un ladro. › › Sussurrò lasciando che un compare dell’uomo lo prendesse sottobraccio. ‹ ‹ Evidentemente pensava avesse qualcosa con se una volta uscito dal bar. › › Guardò nella direzione in cui era andata la ragazza ‹ ‹ La meretrice che era con lui è scappata poco prima del malintenzionato.. › ›














