Dopodiché mi riaddormento: questa volta dovevo andare alla posta a pagare delle bollette e, assurdo ma vero, incontro MV (che nella realtà vive in un paesino di provincia ad abbastanza km da me). Lei, come al solito, era indaffarata al telefono. Ci facciamo un giro in macchina e andiamo in un altro ufficio postale, molto poco illuminato e pieno di persone. Lì incontro F. C. e B. A., (la prima è l’amica della seconda, che è la nuova fidanzata dell’ex storico) le saluto e nonostante in un primo momento fingessi di non riconoscere B.A., è lei stessa poi a salutarmi. “Ah, ma sei tu! Non ti avevo riconosciuta!” mi giustifico, sfruttando il fatto che avesse effettivamente cambiato in maniera drastica taglio di capelli (da lunghi e ricci, corti e lisci col ciuffo davanti). Si rivolge subito alla sua amica F.C. dicendo: “che faccio, glielo dico? “, un poco sorridendo. Non era malevola. Allora fa come chi deve prendere coraggio, un ultimo respiro deciso e mi “rivela” che stava con R., il mio ex storico, che ogni giorno si sentiva sempre più innamorata e che era felice. Non so dire come mi sentissi, provavo un mix di tenerezza e dispiacere per via del senso di colpa che nel mondo reale mi porto ancora dietro. “Ma certo, lo sapevo, sono contenta per voi, dopo tutto quello che gli ho fatto lui si merita di essere felice… è una bellissima persona”.
Finita quest’amabile conversazione, decido di uscire da quell’ufficio postale ubicato chissà dove - dato che mi ci aveva portata la mia amica, non avevo idea di dove fossimo, ma aveva tutta l’aria di un paesino sperduto. Il sole era definitivamente tramontato, era ormai sera ed io continuavo ad essere in fila ma erano arrivati al numero 15 ed io avevo il 68 o l'82. “Non ci arrivo di sicuro, devo andare via”. Il numero sul biglietto non riuscivo davvero a distinguerlo: vedevo entrambi i numeri e non riuscivo a capacitarmene, l’effetto era come quello che si prova nel cercare di concentrare lo sguardo su un qualcosa quando si è ubriachi (allucinato, fallimentare).