RUBRICA: UNDERGROUND BOOK
“Io ne ho abbastanza della gente che muore per un’idea. Non credo nell’eroismo, so che è fin troppo facile e ho scoperto che uccide. A me interessa che gli uomini vivano e muoiano per ciò che amano.”
UNDERGROUND BOOK, una rubrica dedicata ai libri capaci di coinvolgerci anche in mezzo alle persone, in mezzo al casino quotidiano, con una portabilità leggera, non ingombrante ma anche piena di significato. Inizio da Albert Camus, un autore che mi ha sempre intrigato e che ho sempre voluto conoscere; e finalmente questa settimana sulla metro ho fatto il primo incontro con questo pensatore.
La peste è un libro eterno. Un libro che riesce a dipingere e rispecchiare molti momenti che hanno colpito e colpiscono tutt’ora la nostra quotidianità pur parlando di eventi lontani dal nostro presente. È sorprendete quanto eventi così lontani possano insegnarci molto sul presente. Per quanto riguarda la sua leggibilità personalmente l’ho trovato sobbalzante, un intreccio di dialoghi e fatti, un miscuglio tra diario e cronaca, lasciando che siano i pensieri dei personaggi a raccontare la tragedia del flagello. Ma questi pensieri vengono poi smussati dal narratore, compagno fedele per tutta la durata del racconto, come si fa con un’opera d’arte, con l’intento di portar il lettore fuori da ogni confusione, evitando il più possibile l’ancoraggio ad un solo pensiero e portandolo ad una visione d’insieme il più possibile ampio dei fatti. Metto questo libro tra le proposte metropolitane perché l’ho trovato facile da trasportare, con capitoli non troppo lunghi, capace di mantenere tranquillamente l’attenzione anche in mezzo alla confusione. Se vi capita di averlo tra le mani dategli un’occhiata, perché è per molti versi un’opera eterna.













