Genova, 11 ottobre 1954, un cargo della classe Liberty era attraccato a un molo del porto. Proveniva dalla lontana California. Durante la guerra migliaia di navi simili avevano rifornito gli Alleati in Europa di armi, munizioni, cibo, combustibile e materie prime, ma questa portava un carico molto particolare: alcune casse contenevano materiale prezioso e fragile di alta tecnologia. Per maggiore sicurezza era stato stivato tra balle di cotone. Un ansioso professor Luigi Dadda, che aveva preceduto il cargo in aereo, assistette al rischioso scarico dalla stiva e accompagnò le casse all’ispezione doganale. Qui furono fermate per permettere a un funzionario della Guardia di Finanza di esaminarne il contenuto. Per Dadda non fu facile spiegare di cosa si trattava, nulla di simile era stato mai visto sul patrio suolo prima di allora ed era quindi difficile trovare sui manuali della dogana una voce sotto cui elencarlo, ancor più difficile era il calcolo della gabella da applicare. Il solo indizio evidente era la presenza di 600 valvole, componenti su cui gravava una tassa stabilita da un Regio Decreto del 1927, il cui pagamento veniva attestato da un bollino da applicare su ciascun pezzo, come per le sigarette e gli alcolici. L’operazione ‘bollino’, effettuata di norma sulle radio dell’epoca che contenevano non più di cinque valvole, avrebbe in questo caso richiesto troppo tempo: si sarebbe dovuto estrarre ogni valvola dalla sua sede col rischio di romperne qualcuna o danneggiare il prezioso strumento. Si risolse il problema con la tipica elasticità mediterranea, si acquistò un pacco di 600 bollini con l’impegno scritto di applicarli in un secondo tempo, Nessuno controllò mai se ciò fosse stato fatto.














