A confessional in Sint-Pauluskerk, in Antwerp. Wood carving by Pieter Verbrugghen I, 17th century (between 1658 and 1660).
Photograph and description by Vassil (21 August 2010) https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Vassil

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A confessional in Sint-Pauluskerk, in Antwerp. Wood carving by Pieter Verbrugghen I, 17th century (between 1658 and 1660).
Photograph and description by Vassil (21 August 2010) https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Vassil
Oink oink oink (Scherzi da Mago, 12 luglio 2076)
[...]
« Bene bene vediamo » esclama per poi sbattere le ciglia in direzione di Gregor e Vassil. « OINK OINK OINK » ed è appunto la sua risata, che la fa piegare in due. « Lui lui.. vince lui » e indica proprio… Gregor. « Bene Signori, quindi il vincitore è il gigante? Gigante vuoi il premio per te o se lo merita qualcun altro? » chiede.
C | il dito si punta sul gigante e subito interviene esclamando «Hey ma il piano di farli vestire così era nostro.» additando sé stessa ed il fratello muovendo la destra più volte da uno all’altra. E se prima gli occhi erano puntati sulla signora Weasley nel dirle di questa cosa ora si puntano su Gregor e poi su Vassil, accanto a lei, e su di lui si fermano.
S | Lei annuncia chi ha vinto e, seppur indichi il suo compagno, lui inizia subito a protestare «però l`idea è stata nostra!» senza toglierti nulla Gregor, ma qui abbiamo un bimbo molto permaloso. E quando poi gli chiede se il premio lo merita qualcun altro lo guarda con gli occhioni più dolci che sa fare e il labbruccio che gli gonfia un poco le guance, così da risultare come il bimbo più dolce del mondo mentre fissa il mannaro, peccato solo per la puzza.
G | Sbuffa con le narici, cercando di trattenere un conato di vomito che gli sale nel sentire quell’odore di Caccabomba mista a Puzzalinfa, concentrandosi vagamente su quello che la WEASLEY gli dice. «Voglio che venga divisa in parti uguali ai due ragazzini qui» riconosce ai MacNamara la miccia che, almeno, gli ha fatto passare una serata diversa, sebbene sarà carne di bulgaro ad essere masticata nella prosecuzione della serata.
V | « Effettivamente. » Da’ ragione a Seb per quanto si concentri più su sua sorella, annuendo.
Ma tornando quindi ai due adulti, abbiamo Gregor che tra una lamentela e l’altra, facendo ridere ancora di più la proprietaria, decreta insieme a Vassil che i vincitori debbano essere i fratelli MacNamara. « E così sia! OINK! » perché un po’ da ridere gli viene ancora. « A voi una scorta di scherzi e soprattutto… » esclama « rullo di tamburi oh! » lo cerca, ma non sa come farlo « la possibilità di creare uno scherzo con me! Seh, proprio con me! Venite a stringermi le mani, dabbravi » entrambi le mani eh.. non una sola per far prima.
C | «Me lo fai un autografo prima di andare via?»
V | « Certo. Chloe, vero? »
“A Chloe, per le sue fantastiche e memorabili idee. Con la speranza di rivederci magari allo stadio. Vassil Peev #5”
Non smetterò mai di vedere in te molto più di quanto tu non faccia.
Non smettere di credere nelle persone, è questo che ti frega, straniero.
Magari dedicami un anello trafitto, questo weekend.
A.
"Prenderò quello che posso, con te". Quando capiranno che sono io a prendere, sarà un problema loro. Quando passerà l'effetto della momentanea assenza di identità piena che quel locale gli ha concesso, Vassil tornerà ad essere quello che si pone mille domande. Ed immagino si darà anche le sue risposte. Ma io non ho voglia di dare risposte a domande che neanche mi son posta. Non cambia niente, gliel'ho frapposto senza possibilità di fraintendere, a chiare lettere. Così sono andata via senza una parola, come la ladra che mi ha "accusato" di essere, quella stessa che gli ha rubato orsetti alcolici e fatto evanescere parte dei vestiti, mentre io mi tenevo addosso il mio. Ho Oppugnato la collana della Ross perché volevo sporcare quel concetto di perfezione che incarnava ai miei occhi. Avrei voluto prendere a pugni la Price non tanto per i capelli che ho dovuto diffindarmi, quanto per l'affronto successivo. Arriverà anche il suo giorno. Arriverà quello di tutti. E non perché al momento rispondo come un burattino al volere della mia padrona, ma perché tengo a mente. E prendo. Prendo tutto ciò che ho lasciato correre per anni, imbrigliata in un rapporto per cui - che stupida - ho cercato di migliorare me stessa rendendomi più accettabile. Quando non ho niente per cui dover essere differente o tacere quel che voglio. E stanotte volevo sentirmi voluta. Volevo essere vista, per una volta. Io. Le bevande di quel locale e le persone che mi son ritrovata attorno non hanno fatto altro che darmi una mano in tal senso. Vassil mi ha dato una gran mano in tal senso. Gli ho fatto male? Si, può essere. Al di là del momento e del costringerlo in qualche modo a prendere una decisione senza farmi fare tutto da sola. Gli ho fatto male e quando se ne renderà conto sarà probabilmente alla mia porta a chiedere spiegazioni. O forse no perché lui è Vassil e ha una capacità di farsi andar bene le cose che non ha pari in nessuna delle persone che conosco. Anche se ha detto no quando ho detto che sarei tornata al locale a finire quanto iniziato. Anche se ha detto "rimani". Anche se tutto questo "magari non mi dispiace". Anche se alla fine, per quanto non come nessuno dei due poteva immaginare, la tensione di anni è stata infine sciolta. Vorrei essere in grado di chiedere scusa, ma non ho più niente per cui scusarmi. Dopotutto è come gli ho detto:
"Prenderò quello che posso, con te"
"Non è rimasto poi molto"
Non è rimasto niente.
"Non so … comportarmi, se non conosco il mio ruolo. Ecco perché ti ho chiesto di dare una definizione a tutto questo. Ho bisogno di sapere cosa mi è permesso fare, quale sono i limiti da rispettare… o finirò per essere passivo in tutto questo, ed aspettare sempre ogni tua mossa. E finirò per farti aspettare molte lune prima di decidere d’importi la mia presenza"
Non posso essere io. Non posso definire ruoli altrui perché non riescono a farlo da sé. Semplicemente no. Fortemente no. Sono cresciuta abituandomi a definire me stessa, nel bene e nel male. Sono cresciuta coltivando la capacità di capire quello che voglio senza che debba essere qualcun altro a dirmi cosa devo fare, quando e se ho dei limiti. Non posso biasimare Vassil, non dopo tutto quello che gli ho fatto, ma a conti fatti io l'ho baciato e lui non ha iniziative. Perché non sa che limiti ha. Perché ha paura. Perché sono convinta che Gregor gli sia entrato nella testa ma per le ragioni sbagliate. Perché...in fondo è quello che volevo. Ho raggiunto l'obiettivo, questo è importante. Anche se mi ha fatto bene sentire che valgo la pena. Che io valgo la pena. "Cosa dice questo di quanto pensi di meritarti?" dice che non ho il coraggio di parlarti apertamente, Vassil. Che mi nascondo dietro mezze verità ed altrettante menzogne. Che è vero, si, Gregor non è Alice. Ma tu non hai chiaro cosa sia. Ne parli come se sia qualcosa di legato al passato, come una conoscenza di una vita che è solo cronologia, in qualche modo. Vuoi dimostrarmi che mi sbaglio, vuoi farmi capire che è tutto sommato semplice volermi bene. Scusami se ne ho approfittato. Scusami se ho usato il tuo altruismo per strapparti la promessa di stargli vicino ed al contempo dirti che non ho da offrire nulla che non sia la mia amicizia. No, tutto sommato è stato semplice e tu decisamente comprensivo. Ma è vero quel che ho detto: non voglio perderti. Anche se credo che ognuno di noi abbia una concezione diversa di quel che vuol dire una frase simile, per noi
Ci sono due cose che ho sempre avuto chiare, da quando sono morta per il morso di un Niveo.
La prima è che il tempo ha una diversa connotazione, per umani e dannati.
E quel che per me è un ciclico sottostare alla mia Padrona in cielo, per chi se lo può permettere è invece solo il fisiologico scorrere di quel che serve a metabolizzare e comprendere. O almeno provarci.
La seconda cosa che ho capito, invece, è che non posso avere una vita normale, semplicemente perché non lo sono io in primis. Non lo ero quattro anni e mezzo fa ed a maggior ragione non lo sono ora.
L'ultima volta che ci siamo visti ho insistito per farti chiarire con Gregor. Ho cercato di farti capire quel che è stata Alice per me, in fondo. Le infatuazioni passano, gli amici continueranno a sorreggerti tutta la vita, anche a costo di schiantarti.
Quando ogni cosa va a Bubotubero. Quando ti senti inutile. Sbagliata. Ferita. O perennemente sfigata... è l'amicizia che ti butta giù dal letto ogni mattina. E so che è così che ti sentirai, leggendo queste righe. Così come so che non è un trattato sull'amicizia, quel che ti serve. Ma non dimenticare mai che anche tu hai bisogno di amici. Soprattutto quando continui a ripetere a te stesso che il tuo ruolo è quello di esserci per chiunque abbia bisogno.
Non sono una bella persona, Vassil, non crederlo neanche per un istante. Tecnicamente non sono proprio una persona, ma non ho intenzione di usare il mannarismo come facile scudo per giustificare la mia decisione di fare un passo indietro.
Ma ti prego di credermi quando dico che non voglio perderti.
Nonostante tutto il tempo che possa volerci. Nonostante il silenzio in cui ti rinchiuderai. Nonostante la versione di giusto o sbagliato che ognuno crea nella sua testa.
Sono sempre stata pronta ad assumermi le conseguenze delle mie azioni. Sempre.
E non sono nella posizione di biasimare nessuno.
Qualsiasi decisione prenderai
me la sarò meritata
Ci sono inferni in cui bisogna scendere da soli. Ci sono situazioni che non puoi spiegare, sensazioni che scivolano via e la sola cosa giusta da fare - nel tuo egoismo - è quella di salvare chi si è ritrovato in tutto questo senza meritarlo. Spero che Vassil capisca anche se so che non sarà così. A volte non comprendo neppure io se esiste una maledizione e chi l'ha castata alle nostre spalle, ma in fondo so bene che la sola maledizione sono io e l'unica da biasimare è quella che vedo ogni mattina allo specchio. Ho promesso a me stessa che avrei salvato la loro amicizia a scapito di ogni cosa e non deve importarmi altro. Non può importarmi altro. Non posso biasimarlo, in ogni caso. So di averlo baciato per prima, la sera in cui ci siamo rivisti. E so di averlo baciato di nuovo..dopo. Ma so di aver voluto baciare anche Gregor così come so che c'è una parte di me che nonostante tutto si compiace di avergli tirato addosso le sue azioni pre Oblivion. Non mi sono mai tirata indietro davanti alle conseguenze delle mie azioni e non inizierò di certo ora. E per mia sfortuna so che devo essere io a sistemare le cose. Devo essere io a fare un passo indietro. Devo essere io. E forse non andrà neanche male come può sembrarmi mentre scrivo. E forse sarà più semplice di quel che credo. E forse Vassil capirà ed accetterà senza opporsi. Ma qualsiasi cosa accada, in ogni modo possa andare...io sono sempre io. Sempre
Non ho niente da dire.
Va via.
È passato un mese. Va tutto bene. Vassil non si è minimamente fatto vivo. Gregor mi dice di andarmene e lo fa guardandomi dritta in faccia. Ho sfasciato il negozio che è la sola cosa che mi resta in un'esistenza del Gramo. Va tutto bene. Cambia davvero qualcosa credere che menta? Cambia davvero qualcosa se non gli interessa minimamente di far male? Non dovrei essere mai tornata.
Ho perso il conto degli anni. Non so più dire quanto sia trascorso da quando Gregor Darsel è franato su di me - letteralmente - e sulla mia vita, ma più i giorni si sommano tra loro, più i confini si fanno meno netti e mi sembra che la mia intera esistenza sia esattamente come quello che abbiamo: un infinito sali e scendi di vita. Toni. Emozioni. Siamo un oceano di contraddizioni, lo siamo sempre stati. È tornato Zevran e l'ha aggredito rovesciandogli addosso tutto quel che ha sofferto in questi anni, ma lui non ha bisogno di un branco. No, aspetta: noi non abbiamo bisogno di un branco. Però lo chiama "alpha". Io invece non lo chiamerò mai così, secondo lui non è in grado. Siamo e allo stesso tempo non siamo. Vogliamo passare il Plenilunio insieme, ma ci faremmo così male che siamo bravi a trovare mille ed un modo per evitare. Lui ha trovato Vassil, a quanto pare. Io nessuno, ma sbaglio anche in questo. Dice. Premette di non voler litigare, io divento una cosa sola con la poltrona perché so di non avere le forze per fronteggiarlo... ma non esistono premesse che reggano, con noi. Siamo in grado di polverizzare ogni intento, qualsiasi buona intenzione. Nello Yorkshire mi ha chiesto ancora una volta di essere un branco. Poco fa mi ha detto che noi non abbiamo bisogno di un branco. Mi scoppia la testa a cercare un filo logico. Ha una rabbia che non riesce a gestire ed io volevo davvero aiutarlo con quel Marchio. Volevo che avesse almeno qualche giorno senza tumulto. Senza complicazioni. Come era un tempo. Ma ho la sensazione di aver sbagliato anche in questo caso. Come sempre. Le intenzioni non contano, in questi casi. Le intenzioni non prevedevano neanche che nominassi Helena o che gli dicessi di Vassil prima di averne effettivamente parlato con lui. Ma Gregor Darsel è così: riesce a cavarmi anche ciò che non voglio, anche quando so per certo come andrà. Volevo...capire. Perché le Helena Ross hanno la versione gentile mentre io la finisco sempre ad insulti. Volevo... vedere una reazione, nel dirgli che sono uscita qualche volta con Vassil, lui che credeva che il mio presunto spasimante non solo possedesse questo cottage, ma fosse anche responsabile del mio stargli lontana durante la Piena. Penso di aver ottenuto le mie risposte, anche se non sono state quelle che volevo/mi aspettavo. Sapere che Helena e la sua vita normale e semplice sono in grado di rilassarlo mi provoca le stesse sensazioni di quando c'era Ailie. E sappiamo come sono andate le cose. E sappiamo anche che io non sarò mai così. Volevo capire come stanno le cose con Vassil..no, non volevo dirglielo e basta. Perché dopo l'Oblivion ho vissuto una netta divisione tra la realtà per quello che è e sensazioni che io stessa ho creato e distrutto nel giro di una manciata di tempo. Ed ora mi ritrovo a chiedermi se in fondo potrei dare quella stessa definizione di Helena anche a Vass, con la sua pacatezza ed il suo farmi sentire normale. Senza i miei demoni. Senza tutti i passi falsi che mi hanno portato sin qui. Non ho nessuno con cui poter parlare del perché la Lega mi ha fatto fuori. Non ho nessuno che possa comprendere per davvero. E la sola persona con cui potrei... non vuole. Si è chiusa fuori. "La racconterai a chi ti pare, ma non a me". Non ho un "chi ti pare", non l'avrò mai. Non per parlare di quello che ho fatto, delle ragioni, del mio mancato pentimento. Di tutte le cose che Gregor mi ha vomitato contro negli anni, questa è quella che fa più male. Perché sa. Perché è un male intenzionale ed egoista. È uno strato di corazza in più con cui io - ed io soltanto - farò i conti. È la mia vita, in fondo, e so da tempo che non esiste condivisione. "Il nostro è un rapporto vero, Anne. Reale" e quante vite rischiamo di rovinare nel frattempo? Quante botte reggeremo anche noi?