In pratica, sono su un marciapiede che aspetto da oltre venti minuti l’agente immobiliare. Un paio di operai escono dal portone e hanno sulla schiena dei contenitori pieni di detriti che scaricano dentro il cassone di un camion. Si alza un polverone micidiale, tipo tempesta di sabbia, ma in realtà è calce. Tossico e agito una mano davanti alla mia faccia.
«Laura, mi sono rotto il cazzo di aspettare.»
«Sei sempre impaziente» dice e poi continua «pulisciti, sei tutto sporco.»
«Ero pulito prima che mi demolissero addosso un appartamento.»
Davanti a noi si ferma una Vespa blu guidata da un tizio sulla cinquantina. Con lentezza la mette sul cavalletto, si toglie il casco e quindi si passa una mano tra i capelli mirandosi in uno specchietto.
«Possiamo andare,» dice inforcando il portone.
Guardo Laura.
«È in ritardo e mi sta già sul cazzo,» dico.
«Non attaccare briga con il geometra,» fa Laura sorridendo.
«Ma non è l’agente?»
«Sì, ma al telefono mi ha ripetuto nove volte che è un geometra.»
Mi incammino lasciando una scia di nuvolette biancastre, alzo gli occhi al cielo e dico «porto su di me la polvere dei secoli», il geometra dice che c’è lo zerbino, non ha nemmeno mai letto i Peanuts, marca già male.
Entrati nell’appartamento, l’agente appoggia su un tavolino un quaderno con la copertina blu e comincia a leggere. Io e Laura rimaniamo fermi in ingresso. Dopo qualche minuto dice di guardare pure, così cominciamo a gironzolare per la casa. Ci sono casini dappertutto: in bagno manca un pezzo di pavimento, i tubi girano sulle pareti in un groviglio futurista, un calorifero sporge e non fa chiudere una porta. Alla fine di un corridoio si affacciano due stanze minuscole, allora urlo «ma dove è l’ampia metratura?»
Da qualche parte della casa, l’agente urla che bisogna considerare anche i terrazzini, che i metri quadri si contano così, lui è geometra e lo sa. Allora gli dico che magari metto una canadese sul poggiolo, così ho pure la stanza per gli ospiti.
«La casa piace già ad un’altra coppia,» urla l’agente affacciandosi nel corridoio. È la “testa di cavallo” delle agenzie immobiliari e, fino a quando non ti percuotono violentemente le piante dei piedi con il faldone del rogito, non bisogna farsi intimorire.
Continuo il giro e picchietto le nocche su un muro per capire se può essere abbattuto senza far crollare tutto l’edificio. Laura scrolla la testa, io annuisco così dico all’agente che avremmo bisogno di qualche cosa di più spazioso. Aprendo la porta dice che la strada la sappiamo e che adesso devono arrivare altre persone. In un lampo ci ritroviamo sul pianerottolo. Nella tromba delle scale si sente un boato seguito da un rumore tipo un rullo di tamburi e poi un urlo disumano. Mi sporgo e vedo un secchio di plastica nera vuoto, mattoni rotti e resti di piastrelle sparse dappertutto su un camminamento di moquette rossa. Un operaio urla «vaffanculo!» e penso che mi ha tolto le parole dalla bocca.
Fuori dal portone il camion dell’impresa edile non c’è più, al suo posto c’è un’ApeCar carica di bottiglie di acqua minerale. Mi accendo una sigaretta e al primo sbuffo faccio un anello di fumo praticamente perfetto. Lo indico compiaciuto e saluto Laura.
«Dove vai?» mi chiede guardandomi attraverso gli occhiali.
«A casa. Tu non vieni?» dico.
«Dobbiamo andare a vedere un altro appartamento.»
«Due esperienze così nello stesso giorno non so se riesco a sostenerle.»
«Dai che questo è quello che ti piace.»
«Ah, quello con le rifiniture extra lusso?»
«Esattamente,» dice, «extra,» sospira, «lusso.»
Il secondo agente immobiliare ha una sciarpa blu e una cartellina che fa pendant. Dico a Laura che quello deve essere il colore ufficiale della professione e, ad un’analisi più attenta, un chiaro sintomo di bidone. L’agente sta ritto davanti ad una porta, non si sposta mai, gesticola e parla rapidamente senza ascoltare. Gli dico che la casa ha bisogno di pesanti interventi, ma l’agente dice che no, bastano un paio di lavoretti perché è tutto in ordine.
«Un cazzo,» penso.
«Cosa c’è dietro a quella porta?» chiede Laura.
«Il bagno,» dice il venditore.
«Posso vederlo?» dico.
Il bagno è senza water, lavandino e finestre.
«Scusi, e le rifiniture extra lusso dell’annuncio?» chiedo.
«Eccole,» dice indicando il nulla davanti a noi e continua «c’è pure l’estrattore!»
«E dove butta fuori l’aria?» chiedo.
«Nella camera a fianco.»
«Questo si che è lusso,» dico facendo una smorfia a Laura. Ride.
«Beh, ma la camera matrimoniale è un’altra: qui al limite ci mettete un bambino,» si affretta a proporre l’agente.