La musica è quel vecchio amico che conosce sempre il tuo umore...

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La musica è quel vecchio amico che conosce sempre il tuo umore...
Le mattonelle blu e verdi dell'hammam di Istanbul brillavano sotto la luce fioca che filtrava da una piccola cupola. Il vapore denso e caldo avvolgeva tutto, riempiendo l'aria di un profumo di sapone all'olio d'oliva.
In un angolo, seduto su una panca di marmo tiepido, c'era Marco. Le rughe profonde sul suo viso raccontavano una vita intera, e i suoi capelli bianchi sembravano quasi trasparenti nel vapore. Era lì per rilassarsi, per allontanare i pensieri che si affollavano nella sua mente. Fu allora che sentì una voce roca e familiare: "Marco, sei proprio tu?".
Si voltò di scatto. In piedi, a pochi metri da lui, c'era un uomo con una barba grigia e folta, gli occhi vivi e un sorriso che non aveva dimenticato. "Giovanni! Ma che ci fai qui?".
Gli anni svanirono in un attimo. I due amici si abbracciarono forte, ridendo e battendosi le spalle come facevano un tempo. Erano passati decenni dall'ultima volta che si erano visti, ma la loro amicizia era rimasta intatta, come un vecchio tesoro ben custodito.
Si sedettero insieme, il calore del marmo che leniva i loro corpi stanchi. Iniziarono a parlare, e le parole fluivano come se non si fossero mai lasciati. Ricordarono il loro primo viaggio in moto, con le strade polverose e il vento nei capelli. Ricordarono le notti passate a guardare le stelle nel deserto del Marocco, e le risate che si erano fatti a Bali, perdendosi in una giungla di templi e risaie. Ogni ricordo era un pezzetto della loro giovinezza, un filo d'oro in una tela ormai sbiadita.
Quando l'hammam iniziò a svuotarsi, i due amici si alzarono. Indossarono due soffici accappatoi: uno rosso per Marco, e uno blu per Giovanni. Si guardarono nello specchio e sorrisero, riconoscendo nei loro volti invecchiati i ragazzi che erano stati.
Uscirono dal vapore e si ritrovarono in una sala luminosa, pulita e accogliente, con comode poltrone e tavolini bassi. Un cameriere li accompagnò al loro tavolo. Ordinavano un tè alla menta e un po' di pasticcini. Continuarono a parlare, tra una tazza e l'altra, di come la vita li avesse portati lontano l'uno dall'altro.
Quando il sole iniziò a tramontare, Giovanni si alzò. "È ora di andare, Marco. La mia famiglia mi aspetta".
Marco gli strinse la mano, poi si abbracciarono forte. "È stato bellissimo rivederti, amico mio. Spero non passino altri trent'anni".
Giovanni annuì, con gli occhi che brillavano di un'emozione sincera. "Anche per me. Stammi bene".
Marco lo guardò allontanarsi, il suo accappatoio blu che si perdeva nella folla. Tornò a sedersi, sentendosi improvvisamente solo, ma con il cuore pieno. Il profumo del tè, il calore della sala, il ricordo delle risate e delle avventure passate. Chissà se la vita gli avrebbe regalato un altro incontro così, magico e inaspettato. Rimase lì, immerso nei suoi pensieri, con il viso illuminato da un sorriso sereno.
Le mattonelle blu e verdi dell'hammam di Istanbul brillavano sotto la luce fioca che filtrava da una piccola cupola. Il vapore denso e caldo avvolgeva tutto, riempiendo l'aria di un profumo di sapone all'olio d'oliva.
In un angolo, seduto su una panca di marmo tiepido, c'era Marco. Le rughe profonde sul suo viso raccontavano una vita intera, e i suoi capelli bianchi sembravano quasi trasparenti nel vapore. Era lì per rilassarsi, per allontanare i pensieri che si affollavano nella sua mente. Fu allora che sentì una voce roca e familiare: "Marco, sei proprio tu?".
Si voltò di scatto. In piedi, a pochi metri da lui, c'era un uomo con una barba grigia e folta, gli occhi vivi e un sorriso che non aveva dimenticato. "Giovanni! Ma che ci fai qui?".
Gli anni svanirono in un attimo. I due amici si abbracciarono forte, ridendo e battendosi le spalle come facevano un tempo. Erano passati decenni dall'ultima volta che si erano visti, ma la loro amicizia era rimasta intatta, come un vecchio tesoro ben custodito.
Si sedettero insieme, il calore del marmo che leniva i loro corpi stanchi. Iniziarono a parlare, e le parole fluivano come se non si fossero mai lasciati. Ricordarono il loro primo viaggio in moto, con le strade polverose e il vento nei capelli. Ricordarono le notti passate a guardare le stelle nel deserto del Marocco, e le risate che si erano fatti a Bali, perdendosi in una giungla di templi e risaie. Ogni ricordo era un pezzetto della loro giovinezza, un filo d'oro in una tela ormai sbiadita.
Quando l'hammam iniziò a svuotarsi, i due amici si alzarono. Indossarono due soffici accappatoi: uno rosso per Marco, e uno blu per Giovanni. Si guardarono nello specchio e sorrisero, riconoscendo nei loro volti invecchiati i ragazzi che erano stati.
Uscirono dal vapore e si ritrovarono in una sala luminosa, pulita e accogliente, con comode poltrone e tavolini bassi. Un cameriere li accompagnò al loro tavolo. Ordinavano un tè alla menta e un po' di pasticcini. Continuarono a parlare, tra una tazza e l'altra, di come la vita li avesse portati lontano l'uno dall'altro.
Quando il sole iniziò a tramontare, Giovanni si alzò. "È ora di andare, Marco. La mia famiglia mi aspetta".
Marco gli strinse la mano, poi si abbracciarono forte. "È stato bellissimo rivederti, amico mio. Spero non passino altri trent'anni".
Giovanni annuì, con gli occhi che brillavano di un'emozione sincera. "Anche per me. Stammi bene".
Marco lo guardò allontanarsi, il suo accappatoio blu che si perdeva nella folla. Tornò a sedersi, sentendosi improvvisamente solo, ma con il cuore pieno. Il profumo del tè, il calore della sala, il ricordo delle risate e delle avventure passate. Chissà se la vita gli avrebbe regalato un altro incontro così, magico e inaspettato. Rimase lì, immerso nei suoi pensieri, con il viso illuminato da un sorriso sereno.
Ho litigato a Gennaio con un mio amico e prima di smettere di scrivermi mi ha detto:"Quando capirai di aver sbagliato mi riscriverai."
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
In un anno evidentemente non mi hai mai conosciuto perchè io non lo farò mai, ma non perchè non capirò di aver sbagliato ma perchè mi stai sul cazzo quindi io con chi mi sta sul cazzo non ci parlo, semplice.💁🏻♀️
E poi mi ha dato la colpa a me, che la colpa non è mia ma sua, quindi è stato meglio smettere di parlarci.
Cosi lui fa quello che vuole e non deve piú rendere conto a me.
Oggi pensavo a te.
Eri il mio migliore amico, ti volevo bene ed eravamo molto uniti.
Pensavo a cosa sarebbe potuto succedere oggi, ci saremmo potuti incontrare e fare una vacanza insieme. Sarei potuto venire al tuo compleanno come avresti tanto voluto 4 anni fa. Ma alla fine evidentemente non ci tenevi così tanto.
Mi dispiace Michele, eravamo un bel gruppo. Quella pagina su Facebook coi miei meme e le tue pillole volava, ricordi? E tutte quelle volte che siamo stati managers insieme? Io e te abbiamo innovato i ruoli: eravamo stati capaci di fondere i nostri ambiti e proporre novità che in 10 anni nessuno aveva mai pensato. Abbiamo lasciato il segno lì, sai?
Mi sarebbe piaciuto incontrarti e divertirmi con te perché sei un ragazzo in gamba come pochi. Sarebbe bello se un giorno per caso ci capitasse l'opportunità di fare una chiacchierata dopo tutti questi anni in cui siamo cambiati tanto e abbiamo fatto tante esperienze. Non credi?
Ti aspetto Moki.
Chi smette di esserti amico ...
Chi smette di esserti amico …
Carissimo, buongiorno. Sono Enrico, il tuo vecchio amico Enrico … Mi rallegravo sempre ogni volta che ti incontravo a Napoli per il tuo ottimismo. Ora che da tempo ti sei trasferito in una realtà sociale diversa e comunque più ordinata e organizzata di questo tormentato sud, il tuo ottimismo registra un notevole salto di qualità. Complimenti e grazie per questa aria che con costante puntualità…
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Notti e finestre
T&C: Ciao, come stai?
Ignoto: Tutto bene.
T&C: Qui no, c'è freddo come in Austria!
Scrivo qua perché non ho più la forza di contattarti.. Come hai fatto a dimenticarti di tutti quei momenti passati insieme? Di tutte quelle gran risate che ci facevamo. Come hai fatto a dimenticarti del nostro rapporto in generale? Già è difficile superare la cosa, Poi vedere che tu stai bene e io sono ancora qua a pensarti mi fa deprimere ancora di più..
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Mio caro vecchio amico mancavi da un po’, mi accompagni ormai da tutta la vita.
Piegata in avanti sulla tazza del cesso, coi capelli che mi scendono attorno al viso, butto via tutto e mi lascio andare.
•Cri - 1:50.