Gwyneth Paltrow, Vogue, ottobre 2005.

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Gwyneth Paltrow, Vogue, ottobre 2005.
DOPO VENT'ANNI RIMANGONO SOLO QUESTE E QUESTO.
Oggi ricordiamo la scomparsa di Bill Hicks, il 26 febbraio del 1994. Ho elencato qui le risorse per coloro che ancora non lo conoscessero.
Ovunque voi siate, cari capretti, stasera onorate Bill Hicks!
Odiai anche l'estate
oggi (ieri, ormai) cadeva una ricorrenza di cui quasi mi ero dimenticato. 27 giugno 1992, data simbolica in cui colloco la morte della mia infanzia. vent'anni fa a quest'ora dormivo stanco morto su un materasso poggiato per terra, tra vapori di un'afa a me ignota, scatoloni d'ogni dimensione e sciami di zanzare che si dimostrarono molto contente di fare la mia conoscenza. avevo appena cambiato città. nei giorni e nei mesi avrei avuto - che mi piacesse o no - nuovi amici e compagni di classe, una nuova scuola con nuovi professori, un graduale benché non drastico cambiamento del mio accento. perdevo tutti i punti di riferimento che fino ad allora avevo conquistato; erano pochi, erano i cardini molli e senza futuro di un bambino, ma erano confortanti e crescenti, e indicavano misura e direzione dei passi che muovevo. d'altro canto, a insicurezze già sbocciate (peraltro già ben ramificate e affatto appassite dal viaggio) se ne aggiunsero altre nuove di zecca. stavo perdendo quasi tutto, e lo persi. quanto al prendere, presi più che altro botte. iniziavo la seconda media, parlavo con le mie care "e" srette ed ero bravo a scuola, non conoscevo nessuno, ero attratto da tutti e da tutti spaventato, la mia timidezza era ai massimi storici: ero un secchio di sangue in una piscina piena di squali in piena pubertà. passato l'effetto sopresa, difatti, divenni ben presto un bersaglio gigante per bulli, bulletti e altre teste di cazzo assortite a cui piaceva vincere facile. che poi, probabilmente per convenienza o istinto di sopravvivenza e forse anche per ribellione, al club delle teste di cazzo mi iscrissi ben presto anch'io. ma anche lì, ero una matricola. intanto cresceva quel senso di non appartenza che ancor oggi mi porto appresso. vent'anni, sì, ma di cosa? non c'è luogo che io senta mio, dove io mi senta a casa. ho origini, come tutti, ma non possiedo radici. questo pensiero vorrebbe e dovrebbe durare di più, e forse si farà un altro giro sulle mie dita domani. ma per il momento riesco soltanto a pensare "Cosa è stato?". e ancora, a domandarmi dove vivrei ora, e cosa farei, e come sarei se la mia infanzia fosse solo un luogo della mente, e non anche un punto geografico cristallizzato nel tempo e nella mente. paesaggi e volti di insostenibile nostalgia. una dolceamarezza comune a molti umani e facile da comprendere per chiunque abbia un poco di empatia, ma che nelle sfumature che raccontano la mia storia con le sue unicità diventa impossibile da condividere con chiunque. e qualunque sentimento sia resta lì, qui, ovunque in me. e chiunque io sia, staro bene su qualunque angolo di terra su cui si proietterà la mia ombra. un'ombra però inquieta, che non sa bene che direzione prendere, ché il corpo che la disegna non è in grado di Tornare perché non sa con certezza da dove sia venuto.