Ma una casa è come una testa, con le sue ambagi e le sue oscure circonvoluzioni, le sue ambiguità e le sue ossessioni... Io, quando giravo per stanze e corridoi e mi spostavo da un piano all'altro, avevo davvero l'impressione di muovermi dentro la mia testa, e non solo perché non c'era macchia d'umido o bolla d'aria imprigionata nel vetro che non mi parlasse di me, dell'innumerabile somma di malinconie o di angosce o di noie che ne avevano accompagnato la visione, ma anche perché la struttura stessa della casa era ormai stata talmente interiorizzata da trasmettersi alla mia mente, modulandola.
Michele Mari, Verderame









