Una mattina si venne a sapere la notizia della scomparsa di Samantha Clare, una ragazzina suicida. L’ennesima, pensò il giornalista che scrisse l’articolo. Aveva solo che 17 anni, una vita davanti, sprecata per qualche delusione d’amore. Non poteva sapere che forse era altro. Si celava in lei un velo di tristezza che con il tempo aveva imparato a nascondere. Una maschera che, al momento giusto compariva e, al momento opportuno, scompariva senza lasciar tracce. Samantha aveva molti amici, di veri, s’intende. E il giornalista pensó di sprecare qualche riga per quei poveri disgraziati che dovevano vivere nel dolore il resto dei loro giorni con il ricordo amaro dell’amica. Li descrisse al suo funerale, immaginandoli ad uno ad uno, con caratteristiche diverse, che forse erano verosimili.Parló di una ragazza, bassa, di carnagione scura, dagli occhi tanto tristi. La descrisse con attenzione facendo riferimento più al carattere che all’aspetto fisico. Aveva notato in lei una grande capacità di leggere dentro la gente, cosa che non tutti erano in grado di fare. “un dono di pochi”, pensó. Passò a descrivere la gentilezza e l’onestà di una ragazza che se ne stava in disparte, stando attenta, quel giorno a non versare una lacrima in più o in meno, tanta era la paura di sembrare strana e di essere giudicata diversa. Era completamente chiusa in se stessa, nel suo foulard nero e nelle sue unghie macchiate di un grigio perla. la terza descrizione risulta incompresibile, forse perché era incomprensibile il soggetto. “l’insicurezza dei gesti si mescolava al suo sguardo assente, perso. avvolto nella noia infinita”. La quarta amica presente quel giorno era avvolta dall’abbraccio di un’altra ragazza. Era venuta da lontano solo per ricordare un’ultima volta una ragazza che l’aveva fatta crescere tanto,negli anni. Il quinto soggetto era un ragazzo, sensibile ma stronzo. Il classico maschio desiderato da tante. Quel giorno comunicava a singhiozzi. Un’altra botta che, scrive il giornalista, lo renderà debole. Per ultima tenne una ragazza coi capelli mossi,le ricordava tanto la protagonista di un libro ma non sapeva quale. Era bella e sembrava che con ogni suo gesto disegnasse in aria una figura, un oggetto, qualsiasi cosa. Lo colpì la sua dolcezza e al tempo stesso la forza. Quel giorno non versó una lacrima, né una parola al momento dei ringraziamenti, solo, si avvicinò alla tomba dell’amica, le posó una rosa rossa e le sussuró con estrema dolcezza “aspettami”.
















