Arcipelago Toscano 2015 - Appunti di viaggio
Eccolo il profilo morbido e sinuoso di Capraia,Aigylion, nome attribuito all’isola dai naviganti greci diretti a Massalia (Marsiglia). Isola delle Capre (dal sostantivo gresoàighes) come per i greci lo era anche l’isola del Giglio.
Arriviamo; il piccolo porticciolo si è impreziosito di un elegante passeggiata ed alcuni piccoli ma raffinati negozi. Sono solo 800 metri di strada per arrivare in collina, al paese. Si fanno a piedi, oppure con lo scuolabus comunale che effettua servizio continuo.
Le uniche auto, pochissime, le vedi e le senti là, in quel piccolo tratto di strada, poi ti immergi completamente nella dimensione della piccola isola. Come non citare Gin Racheli: il mondo delle isole parla il linguaggio dell’anima.
E Capraia parla all’anima attraverso la sua natura giovane e maestosa. Qui non ci sono spiagge affollate di turisti, il piccolo paese accoglie al massimo un migliaio di ospiti, il resto è natura selvaggia, scogliere a picco sul mare, grotte che si immergono nelle profondità dell’antico vulcano, e straordinarie formazioni geologiche. A Capraia è obbligatorio fare un giro lungo costa, al tramonto verso ovest, la mattina nella parte orientale. I cromatismi si specchiamo nel mare e le pareti rocciose raccontano, come in uno straordinario cartone animato, la poderosa combinazione di forze da cui nasce l’isola.
Certo Capraia ti strapazza e ti accarezza, qui la natura regala il colore suadente dell’oleandro spontaneo, o l’insolita e sorprendete presenza, tra le rocce laviche, della palma nana, o la sagoma in volo dell’elegante falco pescatore. Insomma isola selvaggia, che ti accoglie nella sua estrosa e multiforme interpretazione di natura allo stato puro.
Molte ore in mare, nelle ore più calde, ma la placida tranquillità del Tirreno accompagna con passione le nostre conversazioni sulle isole, la barca scivola sul mare piatto sfiorando la grande montagna di granito dell’Elba.