Vita da fuori sede #12
La vera solitudine è quando non c'è nessuno ad attenderti in stazione.
B.
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Vita da fuori sede #12
La vera solitudine è quando non c'è nessuno ad attenderti in stazione.
B.
I migliori anni della mia vita. #Universityedition
2 Novembre 2015.
Dopo tanto infinito cercare, annunci, fogliettini, numeri, case e case (una peggio dell’altra), ricordo ancora quando finalmente andai a vedere l’ultima casa. Avevo appena detto ai miei genitori in macchina “ora capisco quanto sia difficile trovare la casa giusta”. Ricordo questi palazzi rosa che formavano un quadrato, nel vialetto con un cancello rosso sverniciato, sempre aperto, e il macchinone nero del proprietario di casa, senza capelli, con gli occchiali e una faccia tanto buffa e simpatica. Le scale, che sembravano le scale di casa di mia nonna e il palazzo che mi ricordava proprio quelli della mia città. Ultimo piano, porta blindata e chiave gigante. Il proprietario bussa il campanello ed ad aprire c’è questa ragazza (che diventerà essenziale per me), biondina, struccata e con un grembiulino rosa, intenta a preparare una torta (rosa). Mi guarda con sospetto e diffidenza, non è contenta di un nuovo arrivo in casa. Accanto a lei una ragazza dai capelli neri ricci e un enorme sorrisone, che sembra tanto disponibile. (che poi si scoprirà essere il sorriso più falso). Ricordo persino come ero vestita: jeans, maglioncino nero e stivaletti. Mi guardavo incuriosita intorno, guardavo attentamente la stanza che sentivo sarebbe diventata mia. In nessuna casa che avevo visitato avevo sentito questa sensazione di “mio”. Ma la stanza in realtà era assurda, la luce della lampadina era scura e appesantiva la stanza, c’era un enorme tavolo rotondo da salone, che occupava la metà dello spazio, usato come scrivania e un mobiletto azzurro della cucina utilizzato come scarpiera, il letto (a incastro nella parete) era stato sposato dal lato opposto della camera, vicino al muro, calzini sparsi ovunque, ma una bellissima lampada con una farfalla sopra. Forse fu proprio quella lampada a convincermi, o le stelline luminose sul soffitto (in realtà quella era stata la camera di infanzia del proprietario di casa), o il balcone che faceva entrare tanta luce. Scesa di li ho subito detto “scelgo questa casa”. E’ stata una scelta di pancia, affrettata, impulsiva, assurda, ma forse una delle migliori che abbia mai fatto.
Quando mi sono trasferita sono arrivata di sera, c’era solo la coinquilina bionda (V) che aveva già cenato ed era sul divano a guardare la tv, un po’ annoiata dalla mia presenza. Io, che non avevo mai cucinato prima ed ero incapace, avevo cucinato il petto di pollo in maniera molto easy e mangiavo mentre lei dal divano mi osservavo e io intimidita cercavo di intrattenere una conversazione. Le cose migliorarono quando mi misi accanto a lei sul divano e iniziammo a parlare di scuola e di situzioni simili che avevamo vissuto.
Re-union with my guys 👋🍷🚀 #backinCesena #cesenacentro #madcafe #myguys #friends #aperitivirilassanti #settimanadipausa #vitadafuorisede (presso MAD CAFÈ)
Torno a casa dall'università dopo un po' di tempo
Mamma: "Ascolta, papà si è di nuovo messo a dieta. Non ci sono più cavolate da mangiare. Dice che non riuscirebbe ad evitare la tentazione"
Io: "Va bene, tanto posso sempre uscire"
Mamma: "Sì, però aspetta" *abbassa la voce, controlla che non ci sia nessuno, sopratutto papà in giro e sussurra* "ho nascosto cioccolata, biscotti e forse delle patatine nel tuo armadio. Sai, quando ci hai detto di essere gay, hai lasciato un po' di spazio là dentro" *inizia a ridere soddisfatissima della sua battuta e se ne va urlando dall'altra stanza "SCHERZI A PARTE, C'E' DAVVERO DEL CIBO. CORRI PRIMA CHE QUALCUNO SE NE ACCORGA"