Una vita tutta così! 🎨😒🖌 • • #artist #art #vitadartista #realtà https://www.instagram.com/p/CkRHDqIDDe0/?igshid=NGJjMDIxMWI=
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Vedi ciò che ho ma non quanto ho fatto per averlo. #vitadartista (presso Pendici Dell'etna) https://www.instagram.com/p/CCI-WIeFtso/?igshid=mcshjlou6qsv
2012 - Direct Art vol. 18 - USA
Here I explain a little bit, what my art was for me before THE BIG CHANGE.
{ to meet more of my sweets, don’t forget to click (☞゚∀゚)☞ HERE }
LE API FAREBBERO VACANZA durante un REFLUSSO DI COSCIENZA
! quanta malinconia (^⊆^)! ho trovato ‘nella rete’ (◑‿◐) quest’intervista di Chiara Serri su Espoarte, fattami in occasione della mia personale alla Maelstrom Art Gallery di Milano nel 2012… un gioioso pensiero a Luca Poli che fu il mio gallerista, a Rita Marziani tanto cara, che diede questa profonda lettura del mio lavoro-che-fu...:
~ (Gioiosa) epifania di un pomeriggio d’autunno! Le indimenticabili pagine dell’ “Ulisse” di Joyce (divorate dalla mia mente di ragazza curiosa quindici anni fa, tuttavia ancor vivissime nella memoria) riaffiorano in sfoglio rapido, mentre osservo strabiliata le opere di Elena Del Fabbro, prefigurando in esse una quanto mai calzante rappresentazione dello “stream of consciousness” (“flusso di coscienza”), che il rivoluzionario scrittore Irlandese seppe tradurre nella propria narrativa, ricostruendo, con tratto formidabile, l’affiorare libero dei pensieri alla mente e l’inafferrabilità dei processi associativi, in assenza pressoché totale di barriere fra la percezione e la rielaborazione mentale. Stravolgendo l’asse temporale ed i consueti parametri di riferimento, Joyce elabora periodi lunghi e complessi, in abolizione delle principali regole grammaticali ed ortografiche: sparisce la punteggiatura, facendosi - di contro - assai meticolosa la scelta dello stile e del linguaggio.
‘questaCosa’...
...mi ricorda Chernobyl... avevo dieci anni e un fratellino in arrivo... forse si è consolidata allora la mia propensione alla chiusura, al raccoglimento, al mondo immaginario che piano piano ho coltivato dentro me in questi anni... troppi collegamenti mi vengono in mente... il 3x3 e il mio addestramento alla decontaminazione... Tombarêt e le vipere... gli stati d'animo e le competenze acquisite...
about my new ‘ecosystem’
...galaxies, gardens, branchy trees, minerals, human tissues, molecules and things under a microscope... all have the same visual matrix, which I do not struggle to call God...
I look for the essence of all things, with the desire to always represent them all together in one work. I aspire to the extreme symbolic synthesis, perhaps even through infinite signs.
I hope to confirm over time the hypothesis that the viewer will therefore be able to see a universe, his universe of meaning, of experience... everything he believes in, that has formed his imagination, his mental representations, what he is looking for and what he has, which drives him forward. God projected into a sheet.
The seer's own self finds communion with my own and it is here that my suffered and never satisfied needs of conjunction with the other, with one's own self, with the world and above all with the collective subconscious, should find peace!
So all this as a response to my urgent and painful need that would never find satisfaction otherwise.
The pain of detachment from the self, from the other... from the mother, has always guided me in my research which, although now experiencing the traits of abstraction, always speaks of people and their psyche, their relationships and mechanisms.
MATASSE
the new ecosystem
Esse sono la radiografia del mio processo mentale che malauguratamente, applico nella vita d ogni giorno e questo mi intralcia non poco; lo spazio temporale si dilata come una maglia con un pugno sotto. Il mio personale modo per prendere conoscenza/coscienza della realtà intorno, come il sonar x i pipistrelli, è arzigogolato e scandagliante, tondo e denso come le sue rappresentazioni. Cerco di originare una mappa mentale della realtà intorno me, come se mi stessi muovendo in una stanza con l’ausilio non di occhiali da vista, ma di un microscopio… un universo infinitamente scavato fino a diventare nebbia. Come una mano troppo agitata che appare ferma.
Osservare come si muove la mia mano mentre disegno e come si costruiscono i tratti e le connessioni, ben illustra come mi approccio a qualsiasi cosa, dalla più banale alla più complessa e quale complessità mi generano, le associazioni mentali. Impiego un’eternità a capire le cose e comportarmi di conseguenza perché esse vengono apprese/studiate/elaborate al millesimo quadrato e giù fino al nucleo della terra; ma posso accettarlo fieramente perché questa mia dannata e meravigliosa mente è esteticamente bellissima!
DETAILS IMAGE: 2016 - Exotic forest behind system - pens, markers, pastels, spray on paper - 100x75
Blue Note Milano 13.10.19 Fabrizio Bosso sul palco con Serena Brancale © Luca Vantusso →www.lkv.photo #serenabrancale #vitadartista #fabriziobosso #bluenotemilano #lucavantusso #lkvphotoagency https://www.instagram.com/p/B32XwE7Igvx/?igshid=o6r77el62qyp