L’unico “buonanotte” che ricevo,è quello da parte di Alexa quando spegne le luci ):

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L’unico “buonanotte” che ricevo,è quello da parte di Alexa quando spegne le luci ):
Raga comunque se venite a cucinarmi qualcosa per pranzo vi do in cambio tutto ciò che volete.
“Essere single non è un gioco di attesa, ma è uno stile di vita”: così recita la frase di presentazione del film “Single in Seoul”, presente
#foto #viveredasoli (presso Montesilvano) https://www.instagram.com/p/BxAs8_dFsJ0/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1pvlw18sff82e
Mi manca casa, vorrei essere a casa. Mi manca terribilmente la mia famiglia. La mia gente. Oliver e i gatti. Il mio letto in quella cameretta così silenziosa da cui entra il sole al pomeriggio. I pomeriggi passati a leggere in giardino e le serate in divano con i miei, a guardare film stupidi in tv. Mi manca svegliarmi con mia sorella e fare colazione assieme, e poi andare all'emisfero a vedere se ci sono libri nuovi oppure qualche ingrediente per fare un dolce. Mi manca fare il giro del bigolo, le mie passeggiate in solitaria in cui solo i miei pensieri fanno rumore. Mi mancano i miei amici, uscire con loro e andare da Gonea. Oppure paccarli o arrivare in ritardo, e venire comunque insultata. Invece sono a Barcellona, e mi sento sola. Mi sento piccola. Mi sento impotente. Mi sento stanca. È difficile, ogni tanto é difficile.
#2 quando te ne vai di casa
Quando te ne vai di casa, risolvi gli eterni problemi coi tuoi genitori. Non c'è più mamma a dirti come ti devi vestire, non c'è più papà che vuole sapere dove vai, con chi vai, quando torni e chi ti accompagna. Niente più "vieni che è pronto", niente più "cosa hai fatto ai capelli", niente più niente. Scopri che i tuoi possono ancora essere una coppia felice, forse ancora più felice, anche senza di te, molto più, senza di te. Niente più litigi, niente più "non mi capite", fine dei problemi. Quando te ne vai di casa, capisci che non erano problemi, quelli, che i tuoi, è vero, non ti capivano, ma almeno loro provavano. A nessuno frega niente di capirti, ecco la vita che ti farà rimpiangere la tua adolescenza: devi lavorare, portare a casa i soldi per mangiare, pagarti l'affitto. Ciao, bei vestiti, ciao, feste a pagamento e ovviamente ciao, vacanze e viaggi. Inizi ad imparare cosa conta, cioè avere il cibo sotto i denti ed un letto sotto al culo, poco importa, che non ti riesca di chiamarlo "casa". Lavorare significa avere a che fare con persone che pretendono da te qualcosa in cambio dei loro soldi, ciò é stressante oltre ogni livello immaginabile, specialmente nel mio caso, in cui non esistono turni regolari, orari, nulla: sono affannabile via telefono a qualunque ora della notte, in balia degli schizzi di vanitosi sconosciuti. Che lavoro faccio? Che importa... Basti sapere che ha a che fare con l'estetica, ed è per questo che è così difficile: sono ben poche, le persone sicure della loro estetica. Quando te ne vai di casa finisci per invidiare tutti quelli che sono ancora a casa, perché non puoi più tornare indietro. L'indipendenza è una droga dolceamara. Dico sul serio: non puoi smettere di essere indipendente. Non puoi tornare dai tuoi genitori, farti preparare la cena, vivere a loro spese e fare salvadanaio con la stessa facilità con cui ora prepari una pasta, per pagarti un viaggio bellissimo. Semplicemente non puoi. Non puoi tornare comodo: te ne vai una volta, non vuoi fare il boomerang, non vuoi incarnare il classico mammone italiano: ci sei riuscita, hai vent'anni e te ne sei andata. Invidi chi non l'ha fatto perché, col senno di poi, l'avresti fatto anche tu, più tardi. Ripensi a quella leggerezza che ti circondava solo un anno fa e non ti capaciti che non solo non tornerà mai più, ma ti sarà sempre, sempre più estranea.