Sono arrivata lì e dinanzi a me c’era solo aperta campagna. Lo stridio delle cicale, il sole che batteva violento sui vitigni e gli ulivi della terra tra Andria e Corato. Un chilometro a piedi quasi per ritrovarsi accanto agli uomini e alle donne delle Forze dell’Ordine dispiegati in massa per la grande tragedia che ha distrutto la nostra Puglia. Su quei due treni ci saremo saliti tutti tante volte: tante volte siamo saliti per l’università, per lo shopping, per incontrare amici, semplicemente per tornare a casa. A casa. Sì, a casa. Perché almeno 25 persone a casa non ci torneranno. I treni, i vagoni, quell’ammasso di catorci, uno sull’altro sembravano fatti di burro. Le scritte sulle fiancate quasi si confondevano. Si confondevano le lacrime e le urla dei famigliari e dei parenti delle vittime, assieme alla polvere di quella terra che stava vedendo su di sé troppi passi. E poi all’improvviso un abbraccio. Proprio lì. Lo stesso abbraccio che ha unito una mamma e della sua bimba, trovate a spirare l’ultimo respiro di vita assieme, così come erano unite e nate le loro anime. Ed è stato un abbraccio grande, enorme, quello di tutti i pugliesi che si sono recati in ospedale per donare il proprio sangue. Tantissimi gli studenti di Medicina che appena hanno sentito della tragedia hanno chiuso i libri, terminato gli esami, e sono corsi a donare. Sul web si è scatenato un movimento virale, umano, pacifico, solidale che ha portato tutti a manifestare la propria vicinanza alle vittime di questa tragedia. Ci siamo abbracciati tutti. Abbiamo bisogno solo di un abbraccio e di tanta speranza. Per guardare ancora, dai finestrini dei nostri treni, le nostre campagne in fiore. La vita, solo la vita. #vivibari #weareinpuglia #prayforpuglia













