( la sera di mercoledì 12 a lionel sarà stato consegnato un biglietto per mezzo di un primino che serve la causa (...). la grafia è disordinata, incapace di proseguir dritta su una linea che possa esser chiamata tale - un po' scarabocchiata. )
caro sir gigio. sì, ho proprio scritto SIR GIGIO perché sono così sicuro della mia scelta che puoi anche togliermi un altro tentativo! la tua fastidiosina che si concia male è BI. la ragazza dell'altra sera, così non puoi dire che "bi" non basta. per il mio incantesimo ci accordiamo!!!!!
Ed è con una certa sicurezza che si fionda all’interno dell’aula, mani aggrappate allo stipite della porta e busto tutto sbilanciato in avanti, a dare una prima rapida occhiata. Occhiata che si conclude nel momento esatto in cui inquadra Lio. « ma che fai. » s’annuncia, sbrigativo e cornish-centrico. « studi? sei impazzito? » leggere per diletto non è nelle sue corde, temiamo.
« E tu? » Piccola pausa, il giusto per eseguire uno scanner della sagoma altrui e andare a concludere con una minima contrazione dell`arco di Cupido. « Sei appena stato vomitato fuori dal baule del prof Thingread? » Dai, a parte il docente di erbologia e la tassorosso peggio vestita chi altro indossa più le salopette nel `78. « Su dai » mantenendo salda la presa sulla bacchetta con anulare e mignolo che la premono contro il palmo, muove la stessa mano, indice in particolare, per compiere un gesto che invita il secondino a rompere gli indugi e avvicinarsi « Vieni qua. » Non che ritenga ce ne sia davvero bisogno, di aiuto a cancellare esitazioni del caso si intende.
« guardaaa, meglio che non mi fai parlare però eh. » staccandosi dall’appiglio trovato sullo stipite e ritornando dritto, ridistribuendo il peso in modo da non avere l’impiccio della tracolla a sbilanciarlo in avanti. [ ... ] Però l’invito lo accoglie con un ghignetto piccolo e sghembo dei suoi, quelli fatti sotto i baffi e di chi non è troppo abituato a sorridere come si deve; annulla le distanze in poco tempo, allungandosi alla ricerca di un banco non accatastato da poter trascinare davanti a quello occupato da Lio.
Le correzioni in fatto di moda sono per la prossima puntata. E mentre il secondino si adopera per preparare il luogo di lavoro, il LaLaurie dal canto proprio non muove un dito, seguendo con lo sguardo il fare e il brigare altrui, silente, finché quest`altro non riesce finalmente ad appallottolarsi lì affianco. Sogghigna sibillino, scollando il piede dalla sedia, così da potersi voltare interamente — viso, torace e spalle — in direzione del Payne. « Comunque » eh « Ho già pensato a qualcosa per te. » Un tremolio all`altezza di uno degli angoli delle labbra anticipa la genesi di un nuovissimo sorrisino storto, uno di quelli che non promettono bontà per il prossimo, sebbene quest`ultimo non riesca a trasmettere granché al resto del viso, e infatti più di assottigliarsi vagamente agli estremi esterni, persino il taglio degli occhi rimane pressoché immutato. « Però prima vorrei sapere se tu hai delle esigenze particolari » inclina il capo da un lato, interessato « Per esempio se conosci qualcuna delle paure dei tuoi amici, qualcosa che potrebbe dar loro fastidio, o cose così » … « Sennò ti faccio la mia proposta. » Scrolla le spalle in un`alzata superficiale, standosene a sentire, mansueto e con un`aria di finta pazienza, perché in fondo sappiamo tutti quanti che quella qualità non esiste nell`elenco dei pregi.
« allora pensavi che la tua amica » sempre lei, ha sostituito l’abusatissimo “ammioccugino” « non la scovavo? e invece. » indovina il mago se lo porta a casa lui, con una botta di culo stratosferica. « però va bene, okay, ci sta. sei proprio saggio– » si vede, nel modo in cui si blocca, che l’appellativo con cui concludere la frase ce l’ha appeso sulla punta della lingua. Lo lascia lì in sospeso, in una pausa piuttosto lunghina nella quale lo fissa dritto dritto negli occhi, e poi si perde a stiracchiare le labbra in un altro ghignettino formato mini. « ..Lio. » e diremmo che si è corretto. Anche perché, ad occhio e croce, tirare la corda proprio quando gli viene qualcosa non è la più furba delle decisioni. E a tal proposito.. « in realtà no, a parte il classicone del suicidio sociale. o tipo perdere un braccio, ma non voglio che mi insegni a staccar le braccia. » non si sa mai. « caccia la proposta! » quei palmi già poggiati alle gambe finisce a batterli contro il jeans della salopette, fino poi a ritirarsi per tornare a sostenersi sui gomiti, appena ingobbito in avanti e tutto attento.
Un super striminzito « Mh » è tutto ciò che l`altro potrà ottenere riguardo il topic del gioco, o su chi mai abbia collezionato la vittoria — anche il linguaggio del corpo si dimostra scarno, fermo ad un secondo fare spallucce. [ ... ] e no, non è un caso se il focus delle iridi scure si impiglia proprio nella capigliatura altrui — potrebbe essere per mero giudizio, scaturito dall`aria da pulcino spennacchiato del serpeverde junior, e magari è proprio ciò che vuole far credere, soprattutto dopo esser reduce di critiche aspre in fatto di outfit, quando invece non è niente del genere: è concentrazione. Quella che gli serve per figurarsi in testa l`esito che desidera ottenere, una pelata lucida e bella pulita, che culmina nella pronuncia netta di un « Caput Polito. » Deciso, sicuro, così come lo è il movimento con cui va a puntare l`apice del catalizzatore — o ci prova, almeno —, ora meglio impugnato nella destra, verso il cuoio capelluto della povera vittima, cercando di privarla del prezioso groviglio di riccioli. « Allora, che te ne pare? » Carezzevole, fintantoché osserva l`opera d`arte, ritraendo il braccio armato verso di sé, calmo e pacioso come un felino. « Ti offrirei uno specchio, ma mi pare che tu ce l`abbia già. » La capoccia glabra, sì, proprio quella. « Mi sono scordato di dirti una cosa, poi » quindici anni e una memoria che fa cilecca, prossimamente a radio Hogwarts « Non era Blythe la risposta giusta. » Sorpresa?
Lo lascia fare, bello comodo nella sua seduta e con questo sguardo carico di attesa e aspettative che si traduce in un unico e modesto ghignino abbastanza neutro. Lo stesso, immobile, che gli si pietrifica sul faccino lentigginoso non appena l’incantesimo viene articolato e la bacchetta finisce a puntargli la capoccia. Salato in questo limbo tra il sorriso morto cadaverico sulle labbra e il vago terrore negli occhi, ha ridotto la reattività a: zero. « … » sta ancora fissando Lio e gli ci vorrà un pochino per inquadrare come si deve la mancanza dei riccioli che gli solleticano il viso, ed immaginare con estrema chiarezza cosa stia colonizzando in questo momento la sua testolina, al posto della zazzera disordinata: il nulla cosmico. Quando esplode, lo fa praticamente di punto in bianco. « CHE COSA HAI FAAATTOOOH– » in un boato disperato che, finalmente, lo sblocca. Entrambe le mani salgono verso il capo in uno smanacciare goffo e confusionario, che però si ferma un attimo prima dell’impatto contro la nuova pelata che s’è guadagnato. « NO— non ce la faccio a toccarla, non ci riesco. TI SEI VENDUTO A MIA NONNA SEI ‘N’INFAMEEE » [ ... ] « DIMMI CHE TORNANO– dimmi che sono comunque più bello di te! » le priorità e il terrore. « come non era– COME NON ERA BLYTHE. mo’ pure bugiardo, ma incredibile. scusa eh, ce le aveva tutte. » il dramma nel dramma non può mica ignorarlo così. « MI VIENE DA PIANGERE. » non è molto credibile, è evidentemente incapace di versare una lacrima che sia una - ma, abbiamo detto, a lagnarsi ci riesce benissimo.
e aspetta, attende con insolita pazienza la reazione altrui, mantenendo la capoccia lustra sotto il peso di un`osservazione insistente e a dir poco soddisfatta, perché non esiste altro termine adatto a descrivere la piega presa dalle labbra. Candida, ma di un candore artefatto, insincero. « A chi? » Come se potesse anche solo averla sentita nominare, nonna Payne. Niente da fare, ad un certo punto non riesce nemmeno più a soffocare l`ilarità, che si esprime nel suono flebile e rauco di una risata di gola, sottofondo dell`improvvisa drammaticità dell`accaduto, che rende meno tragico l`appigliarsi disperato di Theo al proprio braccio, sebbene il quintino cerchi in qualche modo di sottrarsi alla sua presa, mancando di dimenarsi granché, come se non ci tenesse sul serio. « Per tornare, dovrebbero » dovrebbero « Tornare » inizia, nel suo perverso modo di divertirsi che comprende addirittura una scelta ben congegnata di termini « Ma no. » Sicuramente non è più bello del sottoscritto. « Non metterla come fosse una perdita » che tanto non lo è mai stato. Sorry not sorry. La calma placida con cui si esprime cozza con l`angoscia che arriva dall`altra parte, vittima ancora sottoposta all`interesse degli occhi d`ossidiana, il cui taglio risulta ristretto a causa del divertimento che ha bellamente piazzato in viso. « Non ho mai detto che avessi indovinato » e, per una volta, su qualcosa è onesto « Eri tu ad esserne convinto, tanto da giocarti tutte e due le possibilità che ti rimanevano. » Insomma, più che un dispetto — anche se non dubitiamo sia tale — la mette come fosse una lezione di vita. [ ... ] « È questo ciò che avevo in mente, comunque » nel caso alla dimostrazione fossero sopravvissuti grossi dubbi — per esplicitare ulteriormente, va ad indicare con la destra, tutt`ora armata di bacchetta, la bellissima pelata ottenuta.