Inglese in corrente
Attrezzatura, montature e principi nella pesca in corrente con gli straight wagglers.
Si va per esclusione. Quando il feeder non è praticabile per il tipo di fondale occorre valutare l’approccio con il galleggiante. Se dobbiamo pescare ad una certa distanza, magari in presenza di vento e si cerca la maggior naturalezza possibile non rimane che ricorrere alla pesca all’inglese. Nel tratto di foce c’è tuttavia il problema della corrente, ideale per passata e trattenuta classica ma più difficile da gestire con gli wagglers, che essendo galleggianti “bottom only” non consentono di trattenere.
Anche se cerchiamo di standardizzare quanto più possibile la verità è che nella pesca non ci sono regole fisse. Piuttosto ci sono regole valide ma mutevoli a seconda di spot e condizioni. Insomma la parola d’ordine è: adattamento. La raccomandazione è dunque di prendere quanto segue come indicazione generale, sulla quale poi introdurre tutte le variazioni che intuito e contesto vi suggeriscono.
Attrezzatura
L’attrezzatura è costituita da una match rod da 15ft (circa 4.50 m) abbinata ad un mulinello a bobina ampia e relativamente poco capiente (bobina match) caricato con del filo specifico per pesca all’inglese (quindi affondante e a bassa elasticità) o del fluorocoated dello 0.18. La capacità del filo di affondare nel tempo viene in ogni caso garantita da periodici sgrassamenti benché in alcune situazioni sia forse più conveniente che il filo rimanga in superficie anziché sott’acqua.
Mentre nella pesca in acque ferme il fine è quello di mantenere l’esca in un determinato punto (quello in cui pasturiamo con precisione), in presenza di corrente l’esca dovrà comportarsi come una particella di cibo che da questa viene trasportata in modo naturale. Parliamo comunque di correnti abbastanza moderate, tipiche dei fiumi nei mesi tardo primaverili ed estivi, tali da poter essere affrontate con straight wagglers talvolta anche dotati di insert. In questo periodo i cefali e le spigole che frequentano il tratto di foce tendono a sostare/cacciare abbastanza in superficie e sono visibili a vista per salti, attacchi e movimenti dell’acqua che ne dimostrano inequivocabilmente la presenza. Benché questo comportamento dia l’impressione di pescare in un vivaio — e in effetti spesso la presenza di pesce è notevole — portare a termine una cattura è meno semplice di quanto possa sembrare.
Questo, tra gli altri, il motivo per cui conviene utilizzare un filo in bobina di diametro relativamente sottile (0.16) che consente di lanciare più agevolmente galleggianti leggeri oltre a tagliare meglio la corrente superficiale offrendo a questa meno resistenza. Come dicevamo i galleggianti sono degli straight wagglers (classici inglesi senza bulbo) con antenna di segnalazione intercambiabile (porta starlight) da 4.5 mm. Per praticità (e non complicarvi la lettura) vi consiglio quelli già piombati (loaded) in cui la maggior parte del peso necessario alla taratura è incluso alla base. I motivi sono diversi. Gli wagglers con porta starlight sono fondamentali in caso si peschi al crepuscolo e si abbia quindi bisogno appunto della starlight. Di giorno l'antenna può essere poi sostituita con una di colore diverso a seconda dei riflessi sull'acqua (a tal proposito portatevi sempre dietro anche un pennarello nero indelebile) e addirittura variata in diametro (vi sono antenne con adattatore da 4.5 a 3 mm). Il peso alla base, specie se il waggler è di tipo regolabile (a dischetti), rende infine la montatura più semplice e più versatile (facilmente adattabile al cambio di condizioni).
Volendo consigliare dei modelli il Tubo intercambiabile Vincent da 4.5 è tra i miei preferiti (sopra nella foto) e racchiude tutte le caratteristiche appena descritte. Se volete affiancarlo ad un modello da acque particolarmente lente (nel tratto di foce vi sono momenti in cui la corrente è veramente debole) potete farlo acquistando anche degli Insert Dura Wag Adjustable Loading dell’azienda Preston (foto sotto). Piombatura passiva regolabile, diverse antenne in dotazione e ottimi materiali per dei galleggianti che si inseriscono senza dubbio tra i migliori in circolazione.
La particolarità dei Preston è l’insert in carbonio che in condizioni di acque quasi ferme conferisce una sensibilità incredibile al galleggiante, consentendo di registrare perfettamente anche le mangiate in starata.
Montatura e azione di pesca
Nel'organizzare la distribuzione della piombatura vale affidarsi in questo caso, come minimo, alla regola del 3 a 1 (piombatura passiva pari almeno a tre volte quella attiva). Pescando con un waggler da 4 grammi quindi tre o più dovrebbero trovarsi alla base del galleggiante e solo un grammo (o anche meno) viene distribuito sulla lenza. In corrente misurare il fondo a distanza è abbastanza complicato in quanto sonda e galleggiante non si troveranno mai allineati verticalmente: mentre la sonda di un certo peso scende rapidamente verso il fondale e vi si adagia, il galleggiante viene portato via dalla corrente e la linea di filo che li congiunge risulterà diagonale. Fortunatamente le specie insidiate (cefali e spigole) in questa stagione sostano prevalentemente tra la superficie e il mezzo fondo quindi conviene stimare una misura di mezz’acqua e poi regolarsi aumentando o diminuendo l’altezza fino ad intercettare quella più produttiva.
Relativamente alla gestione del filo e del galleggiante i casi da prendere in considerazione sarebbero diversi ma possiamo provare a ridurli a due soltanto. Se non c’è vento oppure vento e corrente hanno la stessa direzione (downstream) occorre lanciare leggermente a valle e affondare il filo. Il lancio dunque non avviene di fronte a noi (A) ma puntando in direzione della corrente (B). Tanto più verso valle quanto forte è il vento. Lo scopo è quello di ridurre al massimo la pancia di filo (bow) e fare in modo che questa non preceda mai il waggler. Infatti la corrente, agendo sul filo, farebbe procedere il waggler troppo velocemente compromettendo la presentazione dell’esca. Si dovrà mantenere una linea di pesca (BC) parallela alla riva cedendo progressivamente filo. La linea è la stessa che viene seguita dalla pastura (tipicamente bigattini sfusi) e la sua lunghezza dipende dalla nostra valutazione (ipotetico percorso effettuato dalla pastura in discesa e punto dove si avverte il maggior numero di mangiate). Terminato il percorso si recupera, si pastura di nuovo (a monte e qualche metro più verso riva rispetto al punto di lancio), si rilancia, si affonda il filo (riportando il waggler sulla linea di pastura) effettuando così una pesca in “passata” lungo la scia delle larve in discesa.
Se vento e corrente non hanno la stessa direzione è invece utile non affondare il filo. La pancia che si forma, specie in caso di vento contrario alla corrente (upstream) non avanza oltre il galleggiante, trascinandolo via. In questo caso è sufficiente alzare la canna sollevando il filo “spanciato” e correggerne la curva cercando di mantenerlo quanto più in linea con il galleggiante. Anche in questo caso si lancia sempre un po’ a valle della nostra posizione e si fa percorrere al waggler la passata prima descritta (cedendo filo quando necessario). La ferrata in questi casi va sempre effettuala lateralmente nel senso della pancia (in direzione della corrente e quindi della convessità formata dalla lenza) mai in senso contrario. Il motivo è abbastanza ovvio: una ferrata contro corrente incontra maggior resistenza introducendo un ritardo e sforzando inutilmente l’attrezzatura.
Si tratta di una pesca molto dinamica, praticata talvolta anche stando in piedi piuttosto che seduti, così da avere maggior controllo sul filo e sul galleggiante. La montatura è semplice e alcune regole di base ci aiutano a capire come organizzarla. In primo luogo all’aumentare della corrente va aumentata la portata del galleggiante e di conseguenza la piombatura (sia passiva che attiva), inoltre tanto più è necessario affondare il filo tanto più il waggler deve essere lungo, il che consente un'immersione maggiore della lenza madre. Gli waggler regolabili consentono aggiustamenti più rapidi del rapporto tra piombatura passiva e attiva e di conseguenza opteremo per un attacco realizzato con tre stopper in gomma (uno a monte e due a valle). Se si utilizzano wagglers a piombatura fissa (es. 3+1) lo snodo deve essere bloccato in posizione con dei pallini di piombo di peso variabile a seconda di quanto è presente in lenza. Si può fare ma gli aggiustamenti sono un tantino più laboriosi. Lo schema sottostante si riferisce dunque agli wagglers regolabili.
Ho cercato di riassumere tutto in un solo disegno (che non è in scala) anche se come sempre non ne basterebbero cento per prendere in considerazione tutte le variabili. Partiamo dall’alto. Lo snodo (attacco) per il waggler è costituito, in serie, da uno stopper in gomma a monte, una girella piccola con moschettone e due stopper in gomma a valle. Vi fa seguito una microgirella (peso quasi insignificante, circa 0.04 gr) che rende più comoda la giunzione con il basso lenza e aiuta a ridurre qualche torsione. Si può tuttavia eliminare ed utilizzare un nodo di sangue, a voi la scelta. La spallinata è realizzata su un filo di diametro inferiore rispetto alla lenza madre (scarto di circa 0.02 mm) il che aiuta a distribuire meglio l’elasticità lungo il sistema pescante. In genere con l’inglese si preferiscono spallinate più semplici rispetto alla bolognese e questo per una serie di motivi tutti molto validi. Se la corrente è abbastanza lenta si sta più leggeri e più aperti (es. 4 pallini del n.6 e uno del n.8 equidistanti). Man mano che aumenta si raggruppa un po’ e infine si passa a dei pallini leggermente più grandi. Ovviamente parliamo di correnti non esagerate. Con il waggler regolabile basta togliere una o più rondelline e sostituire il peso mancante come piombatura attiva.
Si possono così utilizzare lenze che nella parte attiva arrivano fino ad un grammo, peso che quando è concentrato regge correnti “tranquille”. In caso di correnti importanti occorre passare a galleggianti diversi dagli straight e zavorre più generose, ma è un tipo di pesca che prevede modifiche anche alla pasturazione e che qui non prenderemo in considerazione. Alla spallinata fa seguito il terminale, di misura ancora inferiore (sempre uno scarto di 0.02, massimo 0.04 mm) la cui lunghezza è variabile in funzione di diversi parametri ma che vede nei 60 cm una via di mezzo accettabile. Quella nello schema è una montatura adatta per pescare su una colonna d’acqua come minimo di 180-200 cm e in presenza di corrente lenta o moderata.
Con i diametri conviene stare bassi ma non troppo. Il finale in nylon specifico per terminali (meglio) o in fluorine dello 0.14 è quello che si è dimostrato in grado di garantire un certo numero di catture di buona taglia consentendo di forzare il pesce al bisogno. Con lo 0.10 si vedono più mangiate (specie di branzini) ma di forzare non se ne parla. I cefali oppongono una resistenza maggiore delle spigole di pari peso e quando di una certa misura impegnano il pescatore in combattimenti che posso rivelarsi relativamente lunghi, specie in corrente. Più lungo è il combattimento maggiore è la possibilità di recare disturbo agli altri pesci in pastura e anche questa è una valutazione da fare con attenzione. Occorre poi valutare il tipo di fondale. Se non vi sono strutture “pericolose” (sassi e quant’altro possa essere di intralcio o porre il rischio di abrasione) e le mangiate sono poche conviene giocarsi la carta del diametro capillare. Altrimenti meglio qualche mangiata in meno ma qualche pesce in più nel guadino.
Testo e foto: Franco Checchi 2017. Articolo aggiornato il 3 marzo 2020.














