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Mag Magrela
Lynn Court
Lynn Court
Wall painting, the three graces
Roman, excavated at Pompeii
This was my last Sunday! We painted this mural with a Viking ship, on the most irregular wall in the world! This takes like 5 hours, was a hell of a job, and the owner get giant brushes :S But it looks nice at the end and it was a really well spent time.
Redox per Galleria del Sale: Seconda settimana reportage di Claudia Puddu fotografie di Beatrice Schivo e Claudio Valenti Read the article in english tomorrow!
Il secondo e ultimo fine settimana di eventi alla Galleria Del Sale si prospetta maggiormente impegnativo; nove artisti, diversi muri interessati dall'iniziativa, afa sconvolgente, biciclette irreperibili. Arrivo a Ponte Vittorio a mattina inoltrata e scorgo da lontano la presenza di Beatrice e Claudio, i due fotografi che stanno già esaminando il posto cercando i luoghi migliori dai quali scattare le foto. Mentre un calesse mi passa accanto, arrivo al banchetto dell'Urban Center, associazione organizzatrice dell'evento che vede il suo direttore artistico, DANIELE GREGORINI, impegnato nella realizzazione di una sua opera sulla pista ciclabile. Alcuni degli artisti sono già sul posto con pertiche, rulli e vernici bianche per iniziare a lavorare allo sfondo. Aspetto un'ora prima di iniziare a chiedere le interviste; ho imparato che il momento migliore è quando tirano fuori il tabacco e iniziano a girarsi una sigaretta. I muri sui quali dipingeranno MARCELLO MARINELLI, BILLYANDALEX, BOF, NEEVA E EISENAUER sono uno di fronte all'altro, divisi soltanto dalla strada nella quale sfrecciano le macchine suonando il clacson, urlando dai finestrini o semplicemente guardando a destra e a sinistra per cercare di intravedere qualcosa dei disegni appena abbozzati. Osservo i diversi artisti che ho intorno: MARCELLO MARINELLI inizia con un lavoro di certosina precisione e BOF, accompagnato dal suo assistente, Takeshi Kenzo (con indosso una bella tuta e la scritta “la tua ragazza mi sta fissando”) è già a buon punto con il disegno preparatorio. Questo è anche il fine settimana dell'ospite berlinese BILLYANDALEX, che inizia a disegnare mentre i ragazzi dell'Urban Center, arrampicati sulle scalette, proseguono nel duro lavoro dello scrostamento dei manifesti dai muri. Davanti allo stadio lavorerà ENEA, in trasferta da Sassari e, mentre lui dipinge, faccio conoscenza con la sua cagnolina Nanà, scenosa, ubbidiente e in cerca di coccole. A osservare i lavori c'è anche Giampiero, un uomo sulla quarantina che sporadicamente passa a visitare i vari artisti, il quale ci racconta che prima rubava e ora non ruba più e che prima si drogava, ma ora non si droga più. Nell'arrivare alla postazione di SKAN rimango piacevolmente sorpresa dalla visione dei tre muri dipinti la scorsa settimana e la cui presenza non porta altro se non benefici all'immagine della zona. SKAN non rilascia interviste, ma resto una buona mezz'ora a osservare il suo lavoro e il modo in cui sfuma precisamente i colori, mentre conto il numero di bombolette posate sopra l'immancabile scaletta: nove. In quel momento sull'Asse Mediano si ferma una macchina e l'autista chiama a gran voce i ragazzi dell'Urban Center; ha con sé buste piene di bibite fresche e ghiaccio. Comincio a parlare con ENEA, il quale mi racconta dell'esperienza con il collettivo EXQ e mi dice che lo street artist realizza le sue opere dove se la sente e spesso senza avere i consensi necessari. Riesco poi a intervistare una disponibilissima BILLYANDALEX, la quale mi dice che lei non si sente rappresentata da nessuna categoria e non ci dovrebbe essere questa separazione così netta. MARCELLO MARINELLI ha invece iniziato come writer, ma la madre gli ha da sempre trasmesso la sua passione per la pittura. Venerdì si conclude con un mio piccolo cameo come pulitrice di muri: armata di spatola, aiuto i ragazzi dell'Urban Center a staccare i manifesti. Mentre lo faccio, maledico mentalmente tutti coloro che si lamentano dei graffiti, della street art, dei murales o come diavolo li si vogliano chiamare, mentre non ci si lamenta della pubblicità abusiva che vi assicuro, e potranno assicurarvelo meglio gli organizzatori, si toglie con immane fatica. Al mio ritorno, sabato pomeriggio, i muri non solo sono perfettamente puliti, ma NEEVA e EISENAUER si sono messi al lavoro, BOF ha già concluso e va via dopo una chiacchierata informale e anche MANU INVISIBLE sta iniziando a dipingere. Avvicinandomi alla sua zona, guardo da un ponte l'area circostante; nonostante la fretta di concludere le mille cose da fare fosse abbarbicata sulle mie spalle, il panorama mi ha costretta a fermarmi per svariati minuti. Mi sono ritrovata a vedere qualcosa di estremamente bello e indefinibile in quel canale da bonificare, nello stadio che si impone alla vista, nei tanti ponti, nell'Arena Grandi Eventi dove la sera si sarebbe tenuto il concerto di Caparezza. Passato il momento di decadente bellezza, sono arrivata da MANU INVISIBLE che mi ha mostrato la bozza, stupendomi con la visione d'insieme che sarebbe stata necessaria per realizzarla. Mi racconta che molto spesso le persone cercano di scovare chi sia perché apprezzano il suo lavoro o, ancora, che non si sappia se lui sia un uomo o una donna. Intendo lasciare nel dubbio gli indecisi. Secondo la sua visione, il termine graffiti è improprio, in quanto sarebbe meglio utilizzare “writing”, mentre la street art è prettamente connotata dall'abusivismo; abusivismo che però non esclude il concetto di rispetto del prossimo o dei monumenti stessi, anzi. Mentre continuiamo a parlare, un signore che passava di lì per una corsetta pomeridiana ci insulta dicendo di toglierci di mezzo (l'edulcorazione è mia), anche se per passare ha dovuto invadere il piccolo cantiere. Nonostante questa provocazione, il lavoro procede in tutta serenità e in un clima gioviale, mangiando della frutta e parlando di light painting. Attorno a noi c'è un clima di generale curiosità da parte dei passanti; si fermano a guardare i disegni, li commentano, ipotizzano se questa o quell'opera sia ancora da terminare e c'è anche chi critica, facendo un paragone tra le opere dell'evento e quelle di Bansky. Il banchetto delle informazioni dell'Urban Center è accanto alla fermata dell'autobus 3 e gli autisti, spesso, rallentano per guardarsi attorno. Durante l'intervista conclusiva, NEEVA e EISENAUER si danno il cambio per rispondere alle mie domande; EISENAUER si concentra soprattutto su quella che è l'interazione con la parete sulla quale si sta dipingendo, mentre NEEVA non tentenna nel ricordare i suoi inizi da writer definendoli pasticci, aggiungendo di non avere la mano per fare delle belle tag e di esser poi passato al muralismo, molto diffuso nei paesi sardi. Quello che invece connota la Street Art, secondo lui, è proprio l'adrenalina legata all'illegalità. Rendendola legale, si snaturerebbe il concetto stesso di Street Art. Il fine settimana termina, tutto viene rimesso in ordine e alla luce di questa esperienza non posso far altro che sentirmi arricchita. Sono sicura di aver capito maggiormente il mondo dei graffiti, che sono ricollegati al mondo dell'hip-hop e che si basano, sostanzialmente, sulla creazione di un tag e sulla sua riproduzione. Ho anche capito che la maggior parte degli artisti che hanno partecipato a questo evento, vengono proprio dal mondo dei graffiti, ma che hanno sentito l'esigenza di evolversi e trasformarsi in qualcosa di più complesso e adulto. Tutti e tre i campi, comunque, sono interconnessi tra di loro, tanto che non è raro trovare un'opera catalogata come street art o come murales circondata poi da lettering. Quello che accomuna tutti quanti è il desiderio di mostrare la loro arte in modo anticonvenzionale, poter essere liberi di esprimersi senza per questo essere considerati irrispettosi, poter avere delle commissioni e, dunque, trasformare la loro passione per l'arte in un vero e proprio lavoro. Chiunque definisca tutto questo come mero vandalismo dovrebbe fermarsi, riflettere, cercare di conoscere maggiormente tutta questa fetta di popolazione che ama non solo spandere la propria tag in lungo e in largo per la città, ma che usa questa forma d'espressione per iniziare un'evoluzione artistica e personale, imparando in maniera autodidattica a riqualificare lo spazio urbano, eliminando il grigiume che investe intere parti delle città e cercando di portare la propria arte davanti agli occhi di tutti, nel modo più visibile possibile. Mentre percorro per l'ultima volta la pista ciclabile a piedi, mi sento privilegiata nell'aver potuto vedere all'opera, di giorno, persone che solitamente lavorano di notte. E non li ho solo potuti vedere, ma ci ho potuto parlare, intervistare e conoscere le loro visioni del mondo all'interno del quale si trovano, colmando le mie poche conoscenze in materia. Osservare con criterio è l'unico modo per andare oltre le prime impressioni e spero che tante persone approfittino della Galleria del Sale per iniziare a farlo. Chi reputa tutti loro solo come dei vandali, dovrebbe vedere il rispetto con il quale loro si avvicinano al muro, lo esaminano, lo colorano e poi lo rimirano da lontano, quasi con tenerezza. La chiamano street art, li chiamano graffiti, li chiamano pittura sul muro; al centro di tutto credo ci sia solo la libertà, niente di più.