Apparently I never posted the finished page here????? Uh anyways the last one I drew was @bloo-the-dragon 's sona
And here's a page I finished the other day of my ocs

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from Türkiye
seen from United States
seen from Netherlands
seen from United States
seen from United States

seen from Latvia

seen from United States
seen from China

seen from United States

seen from Finland
seen from Latvia
seen from South Africa
seen from United States
seen from T1
seen from Netherlands
seen from United States
Apparently I never posted the finished page here????? Uh anyways the last one I drew was @bloo-the-dragon 's sona
And here's a page I finished the other day of my ocs
Wanted to practice expressions and colouring with my ocs
Reposting my drawing of Will's redesign 'cause animatorfun asked me to change the leg design since I copied his drawing and that was wrong
I'll def have to tweak them some more as I go but I'm happy with them
I'm also still really happy with his face, it's super adorable
👑 — 𝐍𝐄𝐖 𝐑𝐎𝐋𝐄 𝐞𝐥𝐞𝐚𝐧𝐨𝐫 𝐝𝐚𝐡𝐥𝐢𝐚 & 𝐰𝐢𝐥𝐥 ❪ ↷↷ mini role ❫ l a g o 31.03.2019 — #ravenfirerpg
Ricordi confusi sembravano assalire l'esperimento che trovava sempre più difficoltoso tornare alla vita di tutti i giorni. Sembrava che la sua vita fosse rimasta in pausa per qualche settimana, tuttavia sentiva che qualcosa non andava ancora per il verso giusto. Eleanor si era isolata, infatti, lasciando che fossero i suoi pensieri, i suoi ricordi a guidarla, ma nonostante ciò era sempre più difficile mettere insieme i pezzi mancanti. Saltava le lezioni al college, ignorava eventuali messaggi, e soprattutto evitava qualsiasi cosa fosse social, se non qualche apparizione sporadica, in poche parole si era data alla macchia. Solo un luogo sembrava farle trovare quell'apparente pace che tanto ricercava, il lago. Nel cuore della foresta, quello specchio d'acqua sembrava aver su di lei effetti benefici sulla sua mente, soprattutto quando sentiva il bisogno di ricaricarsi. Seduta su sasso grande almeno sei volte lei, quella domenica pomeriggio, osservava le fronde degli alberi muoversi sotto il vento che ultimamente non dava tregua. Che diavolo aveva fatto alla sagra cittadina? E perché si sentiva come se qualcosa non andasse? Le sue mani così curate solitamente, avevano unghie spezzate, graffi sul dorso eppure nulla per lei aveva senso. Abbassò la fronte sulle sue ginocchia piegate quando un rumore la mise in allerta facendole subito alzare lo sguardo. Osservò ciò che la circondava e quando vide un movimento tra i rami che la circondavano, un'espressione confusa, e allo stesso tempo accigliata, si dipinse su di lei.
« Non ho voglia di giocare al gatto e al topo, per cui, chiunque tu sia, vieni fuori... »
Will Singh
La solitudine alimentava gli innumerevoli dilemmi del fantasma ed egli, masochista, nonostante cercasse quel qualcosa che mancava per giungere alla venuta della morte, simultaneamente necessitava di rimanere ancorato a sé stesso, alla vita perché l'ignoto di quello che sarebbe giunto dopo lo spaventava. E proprio spinto da animo turbato ed irato che si diresse in quella parte della città che, da umano, aveva frequentato con assiduità ma che, a causa del destino sventurato, aveva scelto di abbandonare come fosse un giocattolo di gioventù divenuto vecchio, un vestito passato di moda. Giunse quindi al lago ma inaspettatamente intravede una seconda presenza e mentirebbe dicendo di non esserne infastidito, la sua vena giocosa difatti pareva essersi sfumata nel nulla, amalgamandosi quasi omogeneamente al suo lato malinconico. Chissà cosa sarebbe potuto succede se avesse trascinato il suo corpo nel fondo dell'acqua con un peso alla caviglia, proprio come nell'inquisizione cercavano di identificare una strega, lui sarebbe morto o semplicemente sarebbe rimasto vivo ma senza respiro? Ho perduto il fiato, avrebbe annunciato al nulla, ho perduto il fiato, avrebbe mugugnato con voce grutturale, perché codesta non necessitava la venuta del repsiro. Lo studio di sé stesso lo affascinata quasi quanto lo studio della morte, ma infondo quale differenza vi era dai due? Anche lui, come la morte, era immortale. 《Chiedere al gatto di mostrarsi, che mi trovi dinanzi un topolino fin troppo stolto? O magari solo ignaro?》 Seppure essa fosse nata come sarcasmo, la voce del fantasma fuoriuscì fredda, vuota, metallica.
Eleanor Dahlia H. Janssen
I dilemmi che assalivano l'esperimento erano tra i più disparati, eppure sentiva che qualcosa dentro di lei era cambiato. Qualcosa di più profondo di una semplice esperienza negativa, qualcosa che non sapeva raccontare nemmeno a se stessa eppure quel qualcosa le dava più forza di quanta mai ne avesse posseduta in passato. Nonostante ciò, Eleanor ricordava la sua marcia cittadina, i corpi che aveva lasciato alle sue spalle, ma il motivo delle sue gesta era ancora assolutamente ignoto. Trovare le risposte a quel quesito sembrava essere diventato la ragione dell'esistenza della newyorchese che, persa nei suoi pensieri, aveva abbandonato, per pochi momenti, la guardia. Tesa per essersi fatta trovare impreparata, Eleanor attese che chiunque fosse si manifestasse dinanzi ai suoi occhi e quando udì quella voce metallica, fredda, di certo non si spaventò. « O più semplicemente un topolino troppo stanco per fare giochi inutili, giochi in cui quest'ultimo avrebbe di certo la meglio. » Un sorriso affabile si dipinse sulle di lei labbra mentre osservò le fronde degli alberi muoversi ancora ma senza aver possibilità di vedere chi vi si nascondesse. Sbatté un paio di volte gli occhi cercando di mettere a fuoco il suo interlocutore, prima di inclinare il capo, mentre tutta l'adrenalina cominciò a scorrerle nelle vene.
Will Singh
《Il povero topolino nei cartoni fugge sempre ma codesto mondo è troppo moralista, teme nel disegnare il reale svolgimento di qualsivoglia circostanza. Non vi si può sfuggire alla catena trofica, una suddivisione che impone all'animale più grande di divorare quello più piccolo.》elegante nel suo passo felino s'avvicinò il fantasma, sguardo ingannatore e labbra colpevoli di aver pronunciato in vita ed in morte soltanto menzogne, le poche veritiere nella loro malsanità più pura. Lì dove l'essenza di Will poneva le sue radici, con molta probabilità, vi si trovava una fonte di petrolio, fluido dovuto a resti di organismi morti ed a circostanze ovviamente agevoli. La morte richiama la morte. Cosa può fare tale fluido? Può dare un aiuto o può distruggere qualsivoglia cosa, inquinando sino la più piccola parte di quella terra. Ed anche Will dal suo corpo esanime e per merito delle circostanze era divenuto petrolio e lui, di suo spontanea volontà, aveva scelto di causare morte altrui incondizionatamente. Cosa vi era di sbagliato nelle sue gesta? L'abile predominava su qualsivoglia cosa. 《Ma forse il topolino si sente cacciatore. È difficile ma delle volte succede, il piccolo animale si sente potente ma poi quando viene annullato dall'altro sfidato, scalpita dinanzi la sua morte.》Si avvicinò ad ella lentamente, studiandone ogni più piccolo particolare. 《Sono così teneri, mi vien voglia di stringerli in mano ed accarezzarli, aumentando la presa in modo graduale fin quando i loro organi interni non vengano, letteralmente, schizzati fuori.》
Eleanor Dahlia H. Janssen
Tutti i sensi erano in all'erta, in attesa di un minimo movimento, un qualsiasi cenno che mostrasse chi si celasse dietro a quegli arbusti. Un brivido dovuto principalmente all'adrenalina di quel momento corse lungo la schiena della giovane che assottigliò lo sguardo su un determinato punto, facendosi sempre più indagatore. Solo quando la voce metallica si manifestò il sorriso sulle di lei labbra divenne maggiore, come se nei suoi occhi avesse intravisto una scintilla misteriosa. « E' semplicemente la legge della vita, o il mantra che mi piace seguire, mangia per non essere mangiato. » Le labbra di Eleanor questa volta si aprirono maggiormente in un sorriso più simile ad un ghigno mentre le parole dello sconosciuto sembravano colpire punti della personalità della newyorchese. Solo quando lo sconosciuto terminò quelle semplici affermazioni, che non sottintendevano nulla di buono, il brivido che provò la Janssen divenne più intenso. Non si trattava affatto di un brivido di paura, ma piuttosto di eccitazione, un'attrazione per quella mente decisamente malevola. Lo sguardo della Janssen si posò successivamente sulla sua figura, inclinando di poco il capo studiando quel volto che in tutta probabilità non aveva mai incontrato a Ravenfire. « I topolini, così dolci e cari, così teneri all'apparenza... Che non aspettano altro che dar loro per scontati. Il topolino in questione brama questa eventualità, ama vedere gli occhi del gattino quando si rende conto che non ha alcuna speranza. » Quelle parole furono venate da una tranquillità quasi irreale, mentre gli occhi di Eleanor brillarono, senza però mostrare la sua reale natura. Era così che si sentiva, adorava quando la dessero per scontata, per poter ridere della loro espressione sorpresa quando coglieva i suoi nemici in fallo. Ma sarebbe successo anche con lo sconosciuto?
Will Singh
<Suvvia non sia così scontata. Vi è assegnato un posto preciso per ognuna di queste bestie e nulla può distruggere tale catena ma ammetto che se mai un mio topolino vi si ribellasse, mi godrei ogni singolo secondo del supplizio per poi riprendermi il posto e goderne del suo timore.> Egli lo notò limpido quel luccichio nello sguardo di ella e ne rimase estasiato, scovare qualcuno bramante come lui del pericolo, dell’adrenalina che esso comportava non era di certo solito ed ora, quando vi si ritrovò dinanzi alla donna, decise che avrebbe goduto, ebbene si, della circostanza. Non era una novità per il fantasma la sua malsana vena masochista resa ancora più stramba dal suo essere sadico, amava far male ed amava subire lo stesso trattamento ma se vi era una cosa, una sola cosa che egli non avrebbe mai accettato, era quello di essere macchiato nel suo orgoglio. Oh dannato narcisismo, l’avrebbe indotto alla pazzia più assoluta. <In realtà però debbo confessarle che sono stato sempre incline a voler studiare il comportamento anomalo di un singolo di una determinata specie, è sempre così dannatamente intrigante vedere come un animale patetico si senta, in realtà, più degno di quanto sia. Spinge un terzo a volergli fare del male, non trova mia cara?> Cosa le stava cercando di dire in realtà Will? Di fare attenzione? Di schernire il suo essere o semplicemente le stava chiedendo di mettersi alla prova, di palesare la sua reale essenza? Lui voleva solo ed unicamente divertirsi.
Eleanor Dahlia H. Janssen
Era difficile per Eleanor trattenere la sua natura in quel preciso istante, ma l'adrenalina che le stava scorrendo nelle vene, faceva sì che ogni suo senso fosse teso, in attesa di un qualsiasi movimento. V'era qualcosa nello sconosciuto davanti a lei che la faceva essere sull'attenti, ma non si trattava solamente di energia, v'era qualcosa di misterioso e alquanto sinistro che aleggiava tutto attorno a lui. Solo quando il giovane accennò al comportamento umano, il ghigno sulle di lei labbra si ampliò maggiormente. Era impossibile che conoscesse la sua facoltà di college, ma trovò alquanto divertente quell'allusione. Senza nemmeno accorgersene, ella inclinò di lato il capo per poi umettare appena le labbra. « Freud ha appena trovato un nuovo discepolo, allora. » Stuzzicò così il ragazzo ma senza mai lasciare andare quello sguardo che stava diventando sempre più insistente. V'era una luce sinistra e l'esperimento ne era attratta come una falena di fronte ad una fiamma. Ma cosa le stava cercando di dire con quelle parole? « Esattamente come è affascinante osservare tutti quegli animali che peccano di superbia, credendosi superiori, dimostrandosi di essere ancora una volta, loro i patetici... » Gli occhi dell'esperimento ancora volta brillarono, ma ancora non era riuscita a capire dove volesse andare a parare il giovane. Stavano realmente giocando al gatto al topo, ma nessuno dei due sembrava voler cedere, ed in quella sfida, sarebbero potuti uscire entrambi vincitori, o entrambi perdenti, ne era certa.
Will Singh
<Oh no, non mi dipinga come un seguace. Tendo ad usufruire di metodi personali per dar validità alle mie teorie. E debbo dire che ora un qualcosa sollecita la mia curiosità ma ahimè non trovo altro modo se non violenza e pressione. Magari lei potrebbe indicarmi come placare tale istinto?> Il pericolo rendeva sacro quel momento, l'adrenalina a farne da contorno. Due anime che pregustavano il sapore acre e ferroso del sangue, due anime orgogliose della propria malsanità. Ed ancora una volta il fantasma si ritrovò a parlare in codice, mediante parallelismi che stavano a significare ben poco ad udito incauto, ella però non pareva essere così insulsa, aveva difatti percepito il pericolo e se ne stava beando. <Ma cosa più preziosa che oramai mi ha catturato... chi tu sia non è facile da dedurre. Umana? Oh così banale... Ma non mi viene da raffigurarla ad alcunché. Dovrei forse sperimentare per scovare la realtà?> Scrutò ogni movenza della donna, cercò di leggerle l'anima ma nulla fuoriuscì da ciò. Vuota. Morta.
Eleanor Dahlia H. Janssen
Le parole che si scambiavano erano scelte con minuzia come se attraverso quelle potessero entrambi captare qualcosa in più sull'altro. Gli occhi saettavano seguendo ogni movimento, volontario e non, che potesse spiegare la presenza dell'uomo all'altro e viceversa. La Janssen sentiva l'adrenalina scorrere dentro le sue vene, e attraverso quel semplice scambio aveva allontanato dalla sua mente tutti i suoi dubbi riguardanti i suoi nefandezze. « Una curiosità che rimarrà inevasa... » Rispose l'esperimento che ancora una volta si ritrovò ad alzare ala guardia con quella figura sinistra. Entrambi si prendevano gioco dell'altro deliziandosi di quelle metafore, quel loro lato psicologico e malsano solleticava la mente dell'altro, ma come due anime assetate, entrambi non ne avevano abbastanza. Ella puntò gli occhi sulla figura corporea, ne assaporò i tratti decisi, il comportamento che non faceva tradire nulla su di lui ma quegli occhi che nascondevano mostruosità. « Sperimentare, eh? Come? Umana, dooddrear, ha quale valenza? »
Will Singh
<Mi creda se le dico che tutto ha valenza. Un respiro mancato ha valenza, una presenza ha valenza, una morte forse un po' meno.> Scherzosa fuoriuscì l'ultima affermazione da parte del fantasma non manchevole di aver percepito lo sguardo di ella osservarlo fino a scavare didentro le sue ossa. Sapeva di aver incuriosito, di essere entrato già in animo suo. Eppure seppur lì vi era il gioco nella quale poter dilettarsi, decise che fosse cosa buona e saggia lasciar prolungare quella sfida inattesa e renderla quindi frutto di un possibile avvenire. Will decise dunque che avrebbe atteso, che ella sarebbe stata un suo prossimo passatempo, un pericoloso e maniacale gioco. <E sei lei mi crede, io crederò nella vostra possibilità di ritrovarmi. Sarà fugace o forse meno, le offrirò allora un Whiskey.> Concluse dunque fiero, voltandole le spalle per andarsene con la promessa che un giorno si sarebbero rivisti.
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫